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Aggrediti e rapinati un partigiano e un commerciante: due facce della stessa medaglia

martedì, 25 dicembre 2012, 18:00

di aldo grandi

Dopo l'aggressione a Lilio Giannecchini, 87 anni, una persona anziana prima ancora che un partigiano - fosse stato un ex fascista cosa avremmo fatto, avremmo esultato? - chi scrive avrebbe voluto scrivere due righe per tutti coloro che, mesi fa, non un dito né una parola mossero e spesero quando il Giannecchini, per trent'anni presidente dell'istituto storico della Resistenza di Lucca, fu preso a pesci in faccia e umiliato dalle istituzioni ufficiali e, in particolare, dalla Provincia di Stefano Baccelli. Ma tant'è. In clima natalizio, meglio lasciar perdere. In questi giorni, tuttavia, si legge di possibile matrice politica nell'aggressione al povero Giannecchini e, così facendo, si commettono due vergognose alterazioni della realtà: la prima, quando si suggerisce una lettura politica e di parte di un'aggressione vergognosa sotto qualunque punto di vista la si consideri; la seconda, quando si sottovaluta, così facendo, passandola in seconda linea, la criminalità che, da mesi, ha preso d'assalto Lucca e la sua provincia, soprattutto la costa versiliese. Ieri sera, però, un commerciante lucchese, persona altrettanto conosciuta come Giovanni Catelli, titolare dell'omonimo bar di S. Vito, è stato a sua volta picchiato e rapinato di pochi spiccioli. Non ci sembra che, da parte dei circoli di comunisti o ex comunisti tutt'ora di sinistra, siano arrivate, però, attestazioni di eguale solidarietà, presumibilmente perché è il giorno di Natale e tutti sono impegnati in altre faccende. Ma metterla sotto una coloritura politica, anche in questo caso, sarebbe riduttivo. Solo i poveri girini, ciechi, dei cantieri sociali versiliesi possono continuare a vedere nella registrazione di quotidiani episodi di criminalità una volontà di gettare fango addosso ai più deboli che, in realtà, sono i più forti e i più impuniti. Non sono, infatti, i commercianti o gli anziani o i giovani o le persone che, come noi, si svegliano e lavorano per guadagnarsi da vivere onestamente, quelli che aggrediscono, spacciano droga, rapinano, derubano, violentano, truffano. E non sono nemmeno i comunisti o i fascisti di antica memoria. Tutti sanno, persino la senatrice Granaiola che è stata fulminata in Pineta nemmeno fosse la via di Damasco, sulla presenza di una forte criminalità dalle nostre parti, chi sono gli autori di questo degrado generale: criminali, punto e basta. Bastardi senza gloria né dignità, delinquenti siano essi immigrati ed extracomunitari, bianchi o neri, europei od africani, slavi o italiani, marocchini o tunisini o nomadi che dir si voglia.

L'unica realtà su cui tutti concordano e non potrebbe essere diversamente è che la nostra incolumità e quella dei nostri figli - per chi, ancora, ce li ha - sono a rischio. Il nostro futuro è a rischio. Eppure nessuno riesce a capire, con ipocrisia, che esiste un solo modo, concreto, al di là dei proclami idioti e senza senso, per ridare dignità e sicurezza a questo Paese come a tutti quei paesi invasi dalla microcriminalità dilagante. Pensate, voi, se invece di Giannecchini o di Catelli, fosse stato un vostro genitore, o un parente stretto a essere ridotto così. Che cosa cazzo c'entrerebbe essere di destra o di sinistra? Noi siamo, tutti, indistintamente, cittadini di uno stato l'Italia, che deve essere, prima di tutto, un paese dove nascere e crescere sia un orgoglio, un desiderio e non, com'è, invece, e come rischia di essere, una sventura e una deficienza. Basta con la cronaca inutile e con le prese di posizioni a cazzo di cane. La gente è stanca, noi per primi. Noi non diciamo che gli immigrati sono i responsabili della criminalità dilagante: diciamo, però, che continuare a far arrivare e a tenere nei nostri confini migliaia di persone prive di una prospettiva, di mezzi di sostentamento, di coscienza del paese in cui si trovano e della sua storia oltreché della sua identità, significa favorire lo sviluppo della criminalità, perché è ovvio anche per gli imbecilli dei nostri politici a tutte le latitudini che se io, in mezzo a cento persone che mangiano e bevono del proprio, ce ne infilo 50 che arrivano da fuori e che non hanno nulla, prima o poi quei cinquanta andranno a portare via qualcosa agli altri cento che, invece, qualcosa, anche se poco, hanno. E' ovvio che ladri, rapinatori, spacciatori, mai andranno in casa del primo ministro o di un deputato o di un personaggio altamente facoltoso e, magari, provvisto di scorta. Ecco perché si sta andando verso una guerra tra poveri che noi, poveri disgraziati, saremo costretti a combattere da soli.

Noi abbiamo ragione da vendere perché diciamo e scriviamo quello che tutti pensano, ma che non hanno il coraggio di dire. Né di fare. Adesso assisteremo alle classiche riunioni convocate dalla prefetta (o prefetto) con i comandanti delle varie armi (ai tempi di Aldo Moro si riunivano ogni giorno i vari comitati, ma non sono mai stati capaci di trovarlo) e istituzioni, per fare il punto (magari facessero anche qualche virgola!) sulla situazione della criminalità in provincia di Lucca. E rilasceranno un comunicato o diranno le stesse cose facendone altrettante dopodiché avremo ancora il senatore Andrea Marcucci che verserà lacrime amare per il carcere di San Giorgio ritenuto troppo inospitale e l'ennesima rapina con aggressione. Non cambierà nulla perché nessuno sa dove mettere le mani e la testa. Le bande dell'Est (grazie a Romano Brodi pardon Prodi - anche lui uno da 12 mila euro di stipendio al mese - per aver reso comunitari anche i rumeni), di maghrebini, di albanesi e di affiliati alle varie cosche della camorra, della n'drangheta, della mafia, stanno facendo quello che vogliono riducendo questo stato a un cesso senza non solo attributi, ma nemmeno senza il diritto di chiamarsi stato. Finirà che appalteremo la sicurezza ai privati, né più né meno come stiamo per appaltare loro tutto il resto vista l'inefficenza del pubblico.

Noi una ricetta ce l'abbiamo e non è né di destra né di sinistra: ci vuole una legislazione di emergenza esattamente e né più né meno di come avvenne negli anni settanta per sconfiggere il terrorismo. La criminalità è molto più diffusa rispetto ai terroristi neri e rossi di una volta e, soprattutto, colpisce di più la gente comune (sarà per questo che politici e magistrati sono così di manica larga nel comminare condanne e misure cautelari). Leggi d'emergenza contro i criminali che vadano dalla pena di morte per i casi estremi in cui i soggetti si rendono responsabili di omicidi all'inasprimento di tutte le altre pene e, soprattutto, la certezza delle stesse. Ma è inutile aumentare le pene e renderle definitive se si continua a favorire l'ingresso, in Italia, di migliaia di potenziali criminali. Già ne abbiamo a sufficienza in casa nostra. Con un codice di procedura penale - nemmeno il libro Cuore è così generoso! - e un codice penale come i nostri, persino un serial killer sarebbe sicuro di cavarsela con qualche mese di galera - in hotel a 5 stelle - e poi, tornarsene a casa.

Aridatece il codice Rocco e anche quello, probabilmente, non sarebbe sufficiente. Aridatece, allora, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, i giudici Falcone e Borsellino e, poi, concediamo loro carta bianca e pieni poteri togliendo di mezzo, però, i sabotatori e gli Andreotti di turno e vedrete che la situazione migliorerà.


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