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Ce n'è anche per Cecco a cena

Appello alle capre

lunedì, 17 aprile 2017, 20:16

di aldo grandi

Noi non abbiamo mai manifestato particolare simpatia per i politici, personaggi molto spesso ai limiti del dilettantismo spinto, capaci solo di pretendere e mai in grado, anche solo lontanamente, di calarsi nei panni dei destinatari delle loro istanze. Anche a Lucca, così come a Carrara, in Versilia, in Garfagnana, a Pistoia in sostanza dove le Gazzette sono, ormai, di casa, si andrà a votare la prossima e imminente primavera. Nell'attesa dell'evento, che non sarà messianico né, tantomeno, risolutivo od epocale, sono cominciati a piovere, letteralmente, nella nostra redazione decine di comunicati stampa inviati da improvvisati factotum, portavoce, segretari, lacché i quali si sono presi, per obbligo o volontà, l'incarico di diffondere il pensiero dei loro datori di lavoro in vista dell'esito dell'urna. Le Gazzette non sono La Nazione o Il Tirreno non sono, cioè, corazzate che si possono permettere, chissà ancora per quanto, decine di redattori adibiti all'uopo, ossia a redazionare e a tradurre in un articolo comprensibile e presentabile -  fors'anche e meglio ancora presentabile e comprensibile - ogni intervento di ciascun candidato. No, le Gazzette vivono con un budget molto più ridotto e hanno bisogno di articoli che siano già pronti per essere pubblicati. Per di più, non costando alcunché e non accettando pubblicità di carattere politico, partitico ed elettorale, non si comprende perché dovrebbero impiegare ore e ore a fare i professori di grammatica e analisi logica o i docenti di giornalismo per coloro che dovrebbero, innanzitutto, saper fare il proprio mestiere.

Ossia quello degli addetti stampa. Ma attenzione. Ci sono addetti stampa e addetti stampa. Nel senso che oggi, come accade un po' per tutte le cose, cani e porci si improvvisano tutto cosicché la professionalità se ne va, regolarmente, a quel paese e a rimetterci sono coloro i quali, per un verso o per l'altro, ne sono le principali... vittime. In questo caso specifico, noi giornalisti.

Questo vuole, quindi, essere una sorta di appello che, ci auguriamo, non verrà interpretato - perché non lo è - come un segno di debolezza, ma come una dimostrazione di cortesia e una richiesta di aiuto oltreché una lezione di giornalismo gratuita alla quale, a nostro avviso, molti operatori (sic!) dell'informazione politica dovrebbero fare ricorso.

Cominciamo con i candidati a sindaco i quali, a nostro modesto avviso, dovrebbero tutti quanti avere un addetto stampa che sia anche un giornalista, pubblicista o professionista non importa, che abbia masticato un po' di questa professione. Diverso per i candidati delle liste i quali, a onor del vero, un addetto stampa ad personam non se lo potrebbero nemmeno permettere.

Ci teniamo a sottolineare che il miglior addetto stampa non è colui che scrive e manda più comunicati, ma colui - o colei - che rende più agevole il lavoro dei destinatari dei suoi oggetti. Quindi, i giornalisti. Ecco perché chiediamo che ogni pezzo debba essere redazionato. Già, ma cosa vuol dire redazionare un pezzo?, ci sentiamo chiedere spesso da gente che pretende di fare ciò che non sa. Redazionare un pezzo vuol dire prendere il comunicato, leggerlo, sintetizzarlo e, possibilmente, renderlo più accattivante e interessante di quanto, in genere, non è il pensiero grezzo del mittente la cui ignoranza - voce del verbo ignorare - dei meccanismi che regolano l'informazione e la comunicazione, è talmente ampia da mettere, a volte, in imbarazzo.

Che cosa fare, quindi? Si tratta di produrre un cappello iniziale di poche righe dove si fornisce, in sostanza e in sintesi, il succo dell'intervento o del comunicato. Dopodiché si passa agli incisi, ossia ai vari interventi virgolettati che devono avere un inizio e una fine. All'interno di ogni virgolettato l'inciso del tipo - sostiene -, - aggiunge -, - dichiara - deve starci una volta sola mentre i virgolettati possono essere più di uno nel medesimo comunicato. 

Tutto qua. Magari l'ultimo virgolettato può avere l'inciso del - conclude tizio o caio - giusto per dare un tocco di classe. Se, poi, qualcuno vuole inserire, tra un virgolettato e l'altro, qualche riga di spiegazione o di accompagnamento a mo' di collante, perché no?, si tratta, tuttavia, di opera che si possono permettere quelli che hanno già una certa esperienza-confidenza con l'uso del linguaggio scritto.

Che cosa, invece, accade adesso: accade che la stragrande maggioranza dei comunicati inviati dai politici o dai sindacati o anche dai partiti, sono redatti da capre. E delle peggiori. Che inviano comunicati scritti in prima persona, singolare o plurale non importa, senza un cappello, senza niente di niente che non siano le elucubrazioni mentali e assolutamente, il più delle volte, insulse dei vari autori.

Noi giornalisti che siamo tali e che non facciamo gli addetti stampa, passiamo buona parte del lavoro a sistemare questi aborti che nessuno vorrebbe veder partorire, ma che, invece, ai giornali istituzionali che si comprano in edicola, sono obbligati a sistemare.

Ma poiché alle Gazzette non funziona così per quanto detto sopra, allora noi invitiamo tutti i partecipanti all'agone politico a svegliarsi e a pensare che prima di vomitare cazzate come, spesso e con regolarità fuoriescono dalle loro bocche, anche le cazzate, se presentate in un certo modo e opportunamente redazionate, possono avere un altro effetto sui destinatari ultimi che sono, in fondo, non tanto o non solo i giornalisti quanto i lettori e gli elettori.

Questo messaggio vale e dovrebbe, anzi, costituire motivo di spinta ad approfondimento e perfezionamento, per coloro i quali si cimentano con la professione di addetto stampa, lontana anni luce da quella del giornalista almeno come la intendiamo noi, ma con un minimo comune denominatore: il dover saper scrivere. 


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