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Ce n'è anche per Cecco a cena

Io, simpatizzante tradito da Massimo Mallegni

lunedì, 9 ottobre 2017, 19:14

di aldo grandi

Che tristezza. Accorgersi di aver dato fiducia, di aver provato simpatia per un politico che, al momento giusto, ha tradito le aspettative di coloro che avevano votato e creduto nel suo operato. Per carità, un giornalista sa bene, il sottoscritto in particolare, che i politici, tutti, fanno schifo fino a prova contraria, ma in questo caso i trascorsi, il patito, le disavventure giudiziarie, la consapevolezza di voler riscattarsi, l'esserci in parte riuscito con un iperattivismo produttivo almeno sul fronte artistico-culturale e dell'ordine pubblico, avevano dato adito a una timida speranza che Massimo Mallegni fosse, realmente, il sindaco di cui Pietrasanta aveva bisogno per risalire la china dopo la cupezza della giunta verniciata di rosso che l'aveva preceduto. Anche la politica refrattaria ad ogni immigrazionismo spinto, spesso in polemica con la prefetta figlia dell'alchimista, Giovanna Cagliostro, aveva prodotto effetti consistenti. Peccato che, lo abbiamo scoperto dopo, la Sinistra aveva ragione quando sosteneva che l'obiettivo principe di Mallegni era quello di calare a Roma ogni tanto per farsi vedere e promuoversi come futuro candidato per Forza Italia, il partito della Mummia, alle prossime - se mai ci saranno - elezioni politiche.

La cena improvvisata, si dice, ma nessuno ci crede, con Matteo Renzi, è stata la dimostrazione di una pochezza contenutistica e di un opportunismo e calcolo politici allucinanti. E non tanto perché Renzi era ed è il rappresentante del Pd, il partito più antinazionale, antiidentitario in sostanza antituttoquelloche Mallegni, a parole, difende. Ma perché il sindaco di Pietrasanta avrebbe dovuto manifestare un minimo di rispetto per quelli che hanno pensato fosse, lui, il contraltare di un potere arrogante e costituito che, in passato, lo aveva tritato come un etto di macinato. Cosa non si fa per il Potere.

Ma non è tutto. Guarda caso, lo stesso Mallegni ci aveva sistematicamente - così come, presumibilmente, ai compagni di sinistra del Pd di Pietrasanta e di Viareggio - fracassato i coglioni, complice il fantasma di Giorgio Del Ghingaro, ormai diventato un partigiano dell'antifascismo risorgente, ma inesistente, un fedelissimo di Dumbo Rossi, la persona culturalmente e storicamente più ignorante che il sottoscritto abbia mai incontrato. Oltreché presuntuoso. Fracassato nel senso che entrambi, il Malle e il Giorgione, avevano diffuso attraverso la loro truppa di addetti stampa, comunicati inneggianti a riunioni di giunta congiunte, scavalcando e fottendosene, anche giustamente, degli altri comuni e mostrando che si può crescere insieme o quantomeno provarci al di là degli steccati politici.

Che cosa è rimasto, adesso, di quelle sedute congiunte? Ve lo diciamo noi. Un cazzo. Solo fumo negli occhi per i beoti come noi che ci abbiamo creduto.

Ma il peggio Massimo Mallegni lo ha fatto quando, improvvisamente e prima che scadesse il termine, persino senza che Berlusconi, pare, gli abbia promesso niente, ha scelto di dimettersi da sindaco di quella città che, per lui, è stata la culla del suo riscatto, penalizzata dalla sua vicenda giudiziaria - a torto o a ragione, ma penalizzazione collettiva ci fu - ma anche capace di restituirgli una patente, se non di verginità, di legittimità a tutti gli effetti di cui Mallegni ha usufruito e speso a piene mani.

Fosse anche solo per questo, per un immancabile, indiscutibile, irrinunciabile sentimento di riconoscenza, il sindaco anzi l'ex sindaco di Pietrasanta avrebbe dovuto restare al suo posto, Roma o non Roma. Non tutte le strade portano alla capitale di questo sfasciato stivale soprattutto quando per raggiungerla si deve tradire chi ti ha dato fiducia. Tradimento? Perché, scusate, voi come lo chiamereste? 

Mallegni ha abbandonato il suo posto. Verrà, anzi, è già arrivato, un commissario straordinario che noi, nella nostra illusione, consideriamo male estremo a mali estremi quali, ad esempio, quelli avvenuti anche di recente in alcuni comuni della nostra provincia, Viareggio in primis, ma anche Lucca. Un commissario, tra l'altro, che sembra essere particolarmente in sintonia con le politiche dell'accoglienza votate e varate da questo governo di altrettanti traditori. E che, quindi, siamo curiosi di vedere come reagirà agli inviti del prefetto attuale nel caso in cui si rendesse necessario ospitare dei clandestini sbarcati sulle nostre ex coste ché, ormai, non sono più nemmeno italiane, ma di cani e porci.

Per non parlare dei suoi addetti stampa, i quali si sono ritrovati, da una settimana all'altra, in mezzo a una strada. E a doversi mettere in cerca di un nuovo lavoro. Per non dire di tutti i progetti, gli impegni, le promesse che, adesso, restano lettera morta. Abbiamo sentito i compagni - si fa per dire - di cordata della maggioranza sostenere l'insostenibile dicendo che se ne è andato il capitano, ma la squadra c'è e andrà avanti così alle elezioni di primavera 2018. E che è?, una partita di calcio? Ma amministrare una città non è la stessa cosa che giocare in una squadra di calcio che disputi un campionato sia pure di ottimo livello. 

Chi voterà ancora destra a Pietrasanta dopo averlo preso sotto la coda? Noi, perché piuttosto che vedere diventare la città una colonia africana riconsegnata a una sinistra peracottara, ideologizzata, veterocomunista, siamo disposti anche ad andare a letto con chiunque, genere femminile s'intende.

Quindi, vogliate accettare, cari o anche meno cari lettori, questa dichiarazione di colpevolezza emessa da chi scrive per aver provato un sentimento di sincera simpatia - non complicità - per un sindaco che, al contrario, più o meno giustamente per molti, giustamente per lui, ingiustamente per noi, per ambizione squisitamente personale ha scelto di lasciare la sua città per raggiungere Roma, la fogna eterna di questo, ormai, devastato stato inesistente.   


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