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Ce n'è anche per Cecco a cena

Il nemico in casa

giovedì, 7 dicembre 2017, 22:06

di aldo grandi

Certo che adesso i giornalisti cosiddetti progressisti e politically correct avranno di che sbizzarrirsi per attaccare Donald Trump, colui che, primo e unico nella storia, ha scelto Gerusalemme come sede dell'ambasciata Usa nonché come capitale effettiva di Israele. Adesso, tutti coloro che giustificano persino l'ingiustificabile, potranno dire e scrivere che i futuri attentati in Europa e nel mondo contro cristiani, occidentali, americani, europei saranno comprensibili a causa della scelta di Trump. E giù a genuflettersi, a frustrarsi, a chiedere scusa e perdono, a concedere tutto e anche di più pur di non dover subire l'ira dei musulmani. Hanno ragione coloro che sostengono come gli attentati fino ad oggi commessi contro l'Occidente siano stati posti in essere anche mentre Gerusalemme non era la capitale dello stato ebraico. Diciamo che, adesso, con il passo di Trump, anche l'Europa, abituata a destreggiarsi in mezzo all'ipocrisia, dovrà scegliere da che parte stare. E a seconda di ciò che farà, si troverà, comunque, spezzata, spiazzata, disgregata, dilaniata, ostaggio di una guerra civile interna che la distruggerà, probabilmente, per sempre in quanto entità in grado di possedere e mantenere una propria identità. Non entriamo, al momento, nella questione di merito, ossia se sia giusto o meno ciò che ha fatto Trump. Lo ha fatto, punto e basta. Ha pensato da americano e ha fatto ciò che aveva promesso in campagna elettorale.

Una volta tanto lasciamo perdere gli altri e pensiamo a noi stessi, all'Italia. E all'Eurabia che ci circonda. E' chiaro che, adesso, la tensione internazionale crescerà a dismisura. Da un lato ci saranno i paesi arabi che, forti dei petrodollari e del petrolio, ricatteranno inevitabilmente coloro che sono a secco di carburante e, in particolare, l'Europa che, ormai, è soltanto una espressione geografica. Sul fronte opposto sia gli Stati Uniti sia Israele faranno pressioni affinché altri stati riconoscano Gerusalemme capitale indiscutibile di Israele. 

Gli stati cuscinetto come l'Italia, ovviamente, incapaci di prendere una posizione univoca, preferiscono appellarsi all'Onu, all'Unione Europea, agli organismi sovranazionali che, così bene, hanno saputo aiutarla nella gestione dell'invasione migratoria altrimenti denominata sostituzione etnica in corso. Che cosa accadrà dunque?

Al di là della scelta concreta che ogni stato farà, va detto che, attualmente e per colpa delle politiche immigrazioniste suicide dei paesi europei, non esiste una libertà di scelta, ma un obbligo di comportamento che è quello di non urtare la suscettibilità di milioni di musulmani che, ormai e a differenza degli ebrei, occupano stabilmente le nostre città e i nostri territori. 

Un esempio? Prendete la Francia. Secondo voi e al di là di ogni considerazione di merito, i nostri cugini d'Oltralpe sono liberi di appoggiare Donald Trump? Immaginate che cosa accadrebbe il giorno dopo, per le vie di Parigi e non soltanto, qualora la Francia dovesse prendere una decisione del genere. Come ha giustamente scritto Laurent Obertone, scoppierebbe il caos e in 72 ore l'intero paese sarebbe messo a ferro e a fuoco senza alcuna chance di vittoria. Ormai i musulmani in Francia sono in grado di determinare la politica del paese che li ospita.

In Italia, anche se non siamo a questo punto, immaginate che cosa accadrebbe qualora la Farnesina e palazzo Chigi riconoscessero, per un motivo o per l'altro, Gerusalemme capitale dello stato di Israele. Esploderebbe una guerra civile con, da un lato, i centri sociali, l'estremismo di sinistra tollerato e anche foraggiato dagli ex sessantottini e settantasettini al potere affiancati, peraltro, dai musulmani che già vivono a prosperano oltreché proliferano, all'interno dello stivale.

Chi finirebbe nel mezzo a prendersi non solo e non tanto le botte, ma qualcosa di ben più grave e pericoloso? Carabinieri e polizia in primis, poi noi tutti subito dopo. Ci sono giornali, come, ad esempio, La Repubblica, che benedice questa invasione indiscriminata in nome di una integrazione che non si capisce bene per quale ragione dovrebbe accadere, visto che non sta scritto da nessuna parte che all'alba del XXI secolo milioni di esseri umani debbano avere il diritto e la libertà di spostarsi - per quali ragioni non ci interessa - e andare ad occupare altri territori. Poteva avvenire ai tempi dell'Uomo di Neanderthal, quando non esistevano né confini né identità strutturate, non oggi che confini e identità sono quantomeno irreversibilmente definite. Invece, poiché c'è gente che vuole emigrare, non si può far niente per arginare il fenomeno e, quindi, bisogna adattarsi. Questa è la teoria che sta distruggendo l'Occidente o quel poco che ne è rimasto. 

Appare chiaro, quindi, che, sia pure senza lasciarsi andare a considerazioni apocalittiche, oggi come oggi, con l'aria che tira, far entrare in Italia milioni di seguaci più o meno integralisti, dell'islam, è non un rischio, ma qualcosa di più, un autolesionismo spaventoso che avrà conseguenze tragiche per le future generazioni. Sta passando pericolosamente il messaggio che tutti possono essere tutto e che per essere italiani non servano altre caratteristiche se non un pezzo di carta. Qualsiasi. Non può e non dovrebbe essere così e questo dovrebbe valere per qualunque stato. Altrimenti ognuno, incredibile, ma vero, potrebbe scegliersi, quando vuole, una nazionalità a seconda dei propri capricci: italiana alla nascita, francese alla maggiore età, americana dieci anni dopo, egiziana in età matura e, magari, concludere con quella, più esotica, che so, thailandese in vecchiaia. 

E se ci fate caso, cari lettori di questo umile pennivendolo di provincia con aspirazioni nazionali ancor più che nazionaliste, la stessa cosa alcuni intellettuali appoggiati dal pensiero unico dominante, vorrebbero realizzare a proposito dell'identità sessuale. la teoria Gender, in fondo e infatti, non si discosta da quello che abbiamo appena detto a proposito di nazionalità. Si nasce maschi, ma si potrebbe anche sentirsi femmine per poi, magari dopo aver provato, decidere che tornare ad essere uomini potrebbe essere meglio che restare donne. E via di questo passo. 

Come non vedere, in tutto ciò, nelle spaventose allucinazioni dell'Omino vestito di bianco d'Oltretevere, proprio la tendenza a voler tutto omogeneizzare, omologare, equiparare e tutto ciò per meglio poter gestire l'essere umano?

La scelta di Trump è una scelta di rottura perché egli, in fondo, incarna proprio questo per quell'America profondamente americana che lo ha votato: rottura con un presente che, a suo avviso, stava conducendo gli Stati Uniti d'America verso una deriva politica e sociale lontana anni luce da quello che era stato, originariamente, lo spirito della frontiera che aveva contribuito alla nascita di un Paese dove la libertà prevaleva, sia pure spesso a spese della giustizia, sull'eguaglianza. Chi pensa che gli Stati Uniti possono diventare una succursale di via delle Botteghe Oscure beh, ha visto male e poco conosce di antropologia culturale.

Noi, qui in Italia, possiamo anche continuare a fuggire come fanno i cervelli più intelligenti o come si adoperano a fare le coppie in cerca di nuova linfa vitale. Ma arriva un momento in cui tutti i nodi tornano al pettine e le scelte si imporranno da sole. Arriveranno giorni, come scrive Obertone nel suo Guerriglia, in cui non servirà a niente possedere denaro, beni, vestiti, auto di lusso, potere, posizioni di prestigio, perché conterà solo quanto saremo disposti a lottare per conservare intatta la nostra stessa vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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