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Coglioni in divisa

Aulla, carabinieri indagati. La parola alla difesa: "Unico risultato sarà lo scollamento tra la gente e chi la amministra"

lunedì, 13 novembre 2017, 20:42

di Elena Ricci

Abbiamo iniziato a leggere gli atti. Ebbene sì, potremmo chiamarla una indagine di difficile comprensione. Ci riferiamo al caso dei 37 carabinieri indagati in Lunigiana. Non è ancora ben chiaro da dove sia partita questa maxi indagine, in cui la gogna e la responsabilità sociale ai danni dei militari hanno sicuramente preso il sopravvento rispetto a quelli che sono i fatti contestati.

Potrebbe essere partita dall’esposto di un extracomunitario che ha denunciato di essere stato percosso in caserma durante il fermo o, ancora prima, da un presunto diverbio tra un brigadiere ancora oggi sottoposto a misura cautelare, e il legale di uno degli extracomunitari.

Una denuncia questa, che stava per essere archiviata, ma in che seguito ha dato vita a questa grossa indagine che vede accusati a vario titolo 37 militari. Accuse pesanti che vanno dal falso, a presunte molestie, detenzione illecita di arma e munizionamento, lesioni, abusi e addirittura sequestro. Si parla di sevizie, pestaggio, si parla di crudeltà, il tutto, secondo la Procura, ben “occultato” dalla redazione di falsi verbali.

Stiamo provando a fare chiarezza e non potevamo non accorgerci di alcune stranezze. Nel fascicolo (oltre 22.000 pagine) spuntano dei referti medici delle presunte vittime con prognosi di 3 e 5 giorni. Tempistiche queste che lasciano lontanamente immaginare presunti violenti pestaggi o crudeli sevizie.

Negli atti di indagini si parla anche di “taser” detenuto senza regolare denuncia, che, secondo la Procura, sarebbe stato utilizzato da uno dei militari indagati. A quanto pare non si tratterebbe di “taser” ma di una torcia tattica, in seguito rinvenuta presso l’abitazione di uno degli indagati ancora confezionata. Ad altri due indagati viene contestato il possesso di sfollagente, in gergo conosciuti come “spagnolo”, leggerissimi e di libera vendita. La stranezza sta nel fatto che non venga loro chiesto da quanto tempo possiedono questi arnesi.

Un insieme di incongruenze e per avere lumi in merito, abbiamo chiesto un parere al legale difensore di cinque dei militari indagati, l’avvocato Eugenio Pini del foro di Roma il quale, per la prima volta, esprime il suo punto di vista sul caso.

«Lo reputo un procedimento che porterà come conseguenza uno scollamento definitivo tra la cittadinanza che vive il territorio e chi lo amministra – dice l’avvocato Pini – questo procedimento penale determinerà, infatti, una grossa limitazione e restrizione nello svolgimento dell’attività di controllo del territorio da parte delle Forze dell’Ordine».

Dunque secondo l’avvocato Pini, non ci si starebbe focalizzando su reati realmente sussistenti. I carabinieri, a suo avviso, stavano esclusivamente svolgendo il proprio lavoro lecitamente.

Infatti, l’avvocato Pini, in riferimento all’accusa di falso in atto pubblico, rileva che non sia presente l’elemento oggettivo della fattispecie addebitata in quanto non si ravviserebbe alcuna falsa rappresentazione della realtà negli atti redatti dai carabinieri di cui è difensore. In maniera più precisa, scevra da tecnicismi, quanto attestato dai militari nelle loro relazioni di servizio corrisponderebbe a quanto gli stessi hanno assistito, senza dar luogo dunque a divergenze tra quanto accaduto e quanto scritto, con la conseguenza che l’atto non può ritenersi falso.

E gli elementi accusatori? A quanto pare, secondo il legale, gli elementi probatori a sostegno dell’accusa, sarebbero insussistenti.

Tra l’altro sempre negli atti redatti dai militari, uno degli extracomunitari fermati, avrebbe dichiarato in caserma di essere stato picchiato da un suo connazionale del quale avrebbe addirittura fatto nome e cognome. Ma senza entrare troppo nel dettaglio, confusionarie anche le trascrizioni delle intercettazioni, molte delle quali non identificano le voci attribuendole alla definizione “Ignoto”. Tutto ciò ne rende pressoché incomprensibile la lettura, lasciando spazio a molteplici interpretazioni.

«L’Ufficio di Procura ha contestato ai carabinieri indagati una molteplicità di reati, molti dei quali, a mio avviso, non trovano fondamento nei fatti – dichiara l’avvocato Pini - Non si può neppure dimenticare la precarietà delle condizioni in cui operano oggi le Forze dell’Ordine e soprattutto la seria difficoltà che incontrano nel controllo del territorio e nel mantenere la sicurezza. I cittadini di Aulla hanno dichiarato la loro solidarietà ai carabinieri coinvolti proprio per attestare tali difficoltà e la poca sicurezza che oramai trasuda in ogni parte del nostro territorio".

"Sicuramente - conclude - anche l’atteggiamento di una parte della stampa e dei media nel fare cronaca alimenta le difficoltà delle Forze dell’Ordine alle quali, anche per questo, i cittadini sono sempre più vicini".

 


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