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Cronaca

Il grande bluff dei minori stranieri: nella villa di S. Pietro a Vico hanno tutti quasi 18 anni

martedì, 10 gennaio 2017, 11:26

di barbara pavarotti

E' ora di sfatare il mito che i minori stranieri non accompagnati ospitati nei centri loro dedicati siano tutti bambini bisognosi di protezione e di accudimento. Di bambine poi nemmeno l’ombra, tranne quelle che nascono durante le traversate in mare o all’arrivo sulle nostre coste, perché le loro madri vengono regolarmente violentate durante il viaggio.

E’ così anche a Lucca. I 14 nuovi ospiti della villa del manager Ugo Giurlani, a San Pietro a Vico, sono tutti alle soglie della maggiore età. Lo conferma la Onlus che ha preso in affitto la palazzina dall’imprenditore a 2000 euro al mese proprio per poterci ospitare questi 14 ragazzi. E’ il “Gruppo volontari accoglienza immigrati” (GVAI), opera sociale della diocesi di Lucca, che spiega: “La casa è perfetta, termosifoni in ogni stanza, impianto elettrico a norma”. Evidentemente Giurlani, nonostante abbia dichiarato alla Gazzetta che la casa del bisnonno era disabitata da 30 anni, ci ha fatto dei lavori: altrimenti impianti di 30 anni fa non potrebbero certo essere a norma. Il manager, proprietario o comproprietario di ben 33 appartamenti, tiene comunque molto – e giustamente – alle sue proprietà. Infatti quando ha affittato alla GVAI ha insistito perché un’agenzia di assicurazioni lucchese sottoscrivesse con la Onlus una polizza a tutela dei danni creati dagli ospiti stranieri. Richiesta respinta. Purtroppo non si può avere tutto. Se si vuol fare beneficenza bisogna mettere nel conto un minimo di perdite.

E’ da fine anni ’90 che GVAI si occupa di minori stranieri non accompagnati. Altri 16 li ha sistemati in un’altra villa di Lucca, a Sant’Anna. Minorenni perché hanno tutti circa 17 anni, quindi sono alla soglia della maggiore età. Ma intanto questo status comporta un sacco di vantaggi, sia per loro che per le strutture che li gestiscono. A cominciare dalla cifra stanziata dallo Stato per i minori: dai 45 ai 54 euro a testa giornalmente. Ben più di quanto spetta a chi assiste adulti, per i quali l’asticella è fissata sui 30-35 euro a testa. Accogliere minori – e non parliamo di GVAI, che, essendo legata alla diocesi, ha sicuramente un obiettivo misericordioso e umanitario – è un affare doppio. Esiste un fondo nazionale per l’accoglienza di minori non accompagnati la cui capienza di spesa per il 2016 e 2017 è di 170 milioni. I minori non possono essere espulsi, possono avere un permesso di soggiorno per motivi di studio o di accesso al lavoro. Insomma, hanno una corsia preferenziale.

Ma chi stabilisce che sono minorenni quando la cosa non è affatto evidente visto che non si tratta di bambini? Nessuno. Ci si basa sulle loro dichiarazioni perché arrivano privi di documenti. Come è successo per l’autore della strage di Berlino, Anis Amri, che al suo arrivo a Lampedusa dichiarò, pur essendo maggiorenne, di avere 17 anni. Gli fu data fiducia e fu alloggiato in un centro per minorenni, quindi con maggiori garanzie e tutele. In teoria si dovrebbero svolgere esami medici per accertare l’età, in pratica non lo si fa perché sono costi aggiuntivi per il sistema sanitario nazionale. Quindi viene loro assegnata genericamente una data di nascita presunta che è il primo gennaio 1998, così rientrano, come da loro dichiarato, nella categoria minori.

I dati del ministero dell’Interno sono sconcertanti. Al 30 aprile 2016 risultavano in Italia 11.648 minorenni stranieri, in aumento vertiginoso - il 41% in più - rispetto alla stessa data del 2015. Sapete quanti sono, fra questi, i bambini da zero a sei anni? Ventisette. Quelli da 7 a 14 sono 826. Gli altri, quindi la stragrande maggioranza, sono giovani sui 17 anni. E, ovviamente, sempre secondo dati del Viminale, questi minori sono per il 95 per cento maschi. Gli uomini sono 11.082, le donne 566.

I paesi da cui provengono? E’ l’Africa a fornire il maggior numero di minori richiedenti protezione internazionale. Dall’Eritrea, che, secondo le classifiche del Viminale, occupa il terzo posto, quanto a minori presenti in Italia, i ragazzi fuggono, spiega “Save the children”, per evitare il servizio militare obbligatorio nel loro paese e particolarmente duro.

Naturalmente, anche dopo il compimento dei 18 anni, c’è un percorso di accompagnamento. In genere rimangono nelle strutture per minori un annetto, e poi vengono trasferiti nelle strutture per adulti.

Tutto questo per chiarire che si tratta di una balla sacrosanta e perfettamente legalizzata dichiarare, come ha fatto Ugo Giurlani alla Gazzetta, che i 14 migranti alle soglie della maggiore età ospitati in casa sua a pagamento “avevano bisogno di una sistemazione perché erano in promiscuità nella tendopoli”. Quale promiscuità? La differenza che corre fra avere 17 anni e mezzo e 18? Certo, la legge dice questo. Ma sarebbe più corretto dire: qui parliamo di affari e questa differenza di un anno o di sei mesi è fondamentale per far lievitare l’affare. I minori – se poi lo sono veramente – sono una grande risorsa. Che poi lo stato stia andando in bancarotta, le tasse siano sempre più feroci, per questa e altre vicende, tipo i 20 miliardi da trovare a debito per il salvataggio di Monte dei Paschi, è un’altra storia. 


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