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Cronaca

Video hard, la rivolta delle donne

venerdì, 17 febbraio 2017, 09:53

di barbara pavarotti

“Questa signora non si deve sentire sola. Noi donne abbiamo l’obbligo morale di stringerci intorno a lei e di condannare con forza e contrastare la sciagura del cyberbullismo, termine coniato per i minorenni, ma che letteralmente significa qualsiasi atto aggressivo, prevaricante o molesto compiuto tramite uno strumento telematico (sms, mail, chat, web). I messaggi su WhatsApp rientrano in pieno in questa categoria. Bisogna condannare chi ha diffuso quel video e tutti coloro che lo hanno condiviso e continuano a farlo, i quali così si rendono complici di questo misfatto. Cancellarlo immediatamente da parte di tutti è un atto di intelligenza e di rispetto”.

E’ durissima l’assessore alle pari opportunità del comune di Castelnuovo Chiara Bechelli. Quel video hard diffuso ai danni di una donna non può rimanere impunito. Le istituzioni dunque sono vicine alla signora oltraggiata e tutto il mondo femminile è dalla sua parte.

Maria Grazia Forli è la mamma di Vanessa, la ragazza uccisa a 20 anni a Gallicano da un mostro: “Lui è un maiale, mi meraviglio che lei non lo denunci, lo deve fare. Lei o il marito. Io lo avrei fatto. Anche io sarei a pezzi se qualcuno avesse messo in piazza così la mia vita privata. Ma avrei denunciato. Succede nella vita di prendere cantonate, non prendiamoci in giro, capita a tutti, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ma è lui che ha commesso un gesto imperdonabile e l’ha ingannata. E’ giusto che paghi. E’ lui che non deve andare in giro tranquillo. Ma siamo alle solite: se un uomo tradisce la moglie è un ganzo, se lo fa una donna è una poco di buono. Ciò che è accaduto a me, l’uccisione di mia figlia, è un dramma che distrugge tutto, ma costui è un altro mostro, che non ti uccide fisicamente, ma moralmente. A me gli uomini che si comportano così fanno proprio schifo. Ti tolgono la fiducia, la speranza, tutto”.

Associazione Progetto Donna di Castelnuovo: “Preso atto degli ultimi avvenimenti che hanno visto circolare immagini relative alla vita intima di una donna, la nostra associazione condanna con forza l’autore o gli autori del fatto, chiunque essi siano, e considera l’episodio particolarmente esecrabile perché ha sconvolto anche la vita di familiari”.

Gabriella Pedreschi, ex assessore alle pari opportunità della provincia di Lucca: “Sono profondamente vicina alla signora. Queste situazioni vanno denunciate per far sì che vengano punite. E’ stata lesa nella sua libertà personale. Nessuno si può permettere di diffondere in piazza situazioni lesive della privacy. Questo significa ancora una volta che la considerazione verso le donne è pari a zero, se ne fa ancora mercimonio. Basta di far finta che non succede mai nulla, bisogna denunciare e non ci si deve vergognare”.

Catia Donati, una donna coraggiosa: “E’ un crimine. Se non lo si condanna, lo si avalla. E’ sullo stesso piano di uno che violenta una donna. Dovrebbe esistere la possibilità di fare una denuncia d’ufficio. Quando si viene a conoscenza di fatti così gravi bisognerebbe che chiunque avesse la possibilità di denunciarli. Perché, attenzione, il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Mi auguro che venga punito, lui e tutte le persone che si comportano così. Una punizione servirebbe a evitare l’emulazione. Ognuna di noi si può trovare in una situazione del genere: le persone di cui ci fidiamo possono diventare carnefici. Le nostre figlie devono sapere che esistono persone che fanno questi gesti. Alle nostre ragazze tutto ciò deve servire da insegnamento. Sapere che filmini, foto scattate in momenti di intimità possono, in mano dello sciagurato di turno, trasformare la tua vita in un inferno. Tutta la mia solidarietà e simpatia a chi è rimasto investito dalla cattiveria e imbecillità di questo squallido personaggio. La cosa che mi sconvolge anche è che spesso le donne sono le peggiori nemiche delle altre donne. In posti piccoli come da noi non c’è solidarietà, ma giudizio. Ogni scivolino e si viene massacrati. Però non vale il ragionamento che si vive in un paese. L’Italia è formata da tanti paesi, le città sono formate da quartieri. Quindi tutti noi, dovunque si viva, dobbiamo conservare il diritto alla nostra libertà, di fare della nostra vita intima ciò che vogliamo, senza essere sotto ricatto di bastardi e approfittatori privi di scrupoli”.

Ecco qua. Viva le donne che esprimono quello che pensano con coraggio. E non dite che al mondo ci sono tanti problemi, quindi perché occuparsi di questo. Non dite che non vale la pena ribellarsi. Qualcuno deve pur cominciare. Se Franca Viola, nel lontano 1965, non avesse avuto la forza di rifiutarsi di sposare il suo violentatore (il cosiddetto matrimonio riparatore), non sarebbe diventata il simbolo della crescita civile dell’Italia e della dignità femminile. Se i neri d’America non si fossero ribellati agli sfruttatori, non sarebbe finita la schiavitù delle piantagioni. E non dite: meno se ne parla meglio è. Non dite che si vive in un paese quindi è meglio tacere. La mentalità e la cultura vanno cambiate. In meglio. Se ne parla per stare dalla parte della donna. Perché il “bruto”, ogni bruto, deve pagarla cara, anche economicamente, se mai si avviasse un procedimento giudiziario. Così gli passerebbe la voglia. Bisogna bloccare questa assurda catena di sant’Antonio via WhatsApp che imperversa da mesi. Il ”verme” è stato il primo a innescare la disgustosa spirale, ma tanti altri hanno contribuito alla diffusione. Per piacere, fermatevi. Lo chiedono tutte le donne, abbiate rispetto.


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