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Cultura e spettacolo

Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, un partigiano dimenticato

domenica, 29 aprile 2012, 23:26

di silvia toniolo

“Questo libro vuole essere un lavoro certosino che renda giustizia alla storia di questo eroe, Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, ingiustamente trascurato dalla storiografia per troppo tempo”. Con queste parole, il giornalista e storico Mario Avagliano ha voluto sottolineare il carattere nuovo, sostanzialmente diverso, del suo libro storico che è una biografia di questo grande personaggio di cui nessuno finora si è occupato in maniera analitica e con l’adeguata importanza che merita. La presentazione del libro “Il partigiano Montezemolo” è avvenuta oggi alla libreria Ubik ed è stata intervallata da alcune letture, tenute da Eugenia Pesenti, di qualche momento saliente della Resistenza che in qualche modo riflettesse la vita privata del personaggio.

Già il sottotitolo del libro “storia del capo della resistenza militare nell’Italia occupata” fa comprendere il nucleo centrale dell’esistenza di un uomo “nato casualmente a Roma, nel 1901” e cresciuto a Torino, figlio di un ufficiale dell’Esercito appartenente a un illustre casato piemontese, in seguito ucciso dai nazisti nel massacro delle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944 e medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Quella di Montezemolo è stata un’esistenza vissuta da patriota, come del resto egli stesso amava definirsi, che l’autore ha ricostruito nell’ambito più strettamente personale, così come in quello professionale. La bibliografia, cui lo scrittore ha attinto le informazioni, è davvero disparata, effettuata attraverso una ricerca negli archivi dello stato maggiore dell’esercito, saggi e libri di memoria inediti o veramente rari, una consultazione negli archivi familiari e interviste a vari testimoni dell’epoca. Non a caso Aldo Cazzullo, sul Corriere della Sera, ha descritto quest’opera “una sorta di intarsio”, espressione che sottolinea appunto la vastità della bibliografia che si presta da fonte a quest’opera davvero esemplare nella sua singolarità e contributo notevole alla storiografia.

L’autore in questo libro ripercorre le tappe della vita di Montezemolo, dalla Grande Guerra alla Guerra di Spagna, al suo ruolo nel secondo conflitto mondiale, poi come capo della resistenza militare fino alla tragica morte alle Fosse Ardeatine. Quest’opera è, inoltre, un tentativo, perfettamente riuscito, di tracciare il profilo psicologico del personaggio. “Montezemolo - ha affermato Vagliano – è un eroe dotato di determinazione, capacità di ironia, una grande audacia propria di colui che è convinto di essere nel giusto, nel suo caso, lottando per la patria. Questo sentimento patriottico lo ha animato dalla giovanissima età. Già nel 1914 lui scalpitava per arruolarsi, e lo farà all’età di 17 anni, ben due anni prima della chiamata di leva e in breve tempo diventa caporale”. Cosa notevole è che la psicologia e tutte le buone qualità di questo grande personaggio emergono naturalmente dall’opera nonostante il carattere oggettivo della stessa. Come Cazzullo ha affermato, tra le citazioni cui lo scrittore ha fatto più volte ricorso durante la presentazione, “questa è una biografia che non indulge mai alla retorica o all’agiografia, ma è ricostruzione dettagliata nei minimi particolari, come testimonia il ricco apparato di note”. Ciò che Avagliano ha tenuto a sottolineare più volte è appunto il carattere di oblìo cui questo personaggio è stato consegnato. La sua vicenda, monarchico convinto e anticomunista, è esempio di come la storia abbia troppo a lungo trascurato personaggi della Resistenza di matrice moderata. "Nemmeno Giancarlo Mazzuca e Arrigo Petacco nel loro libro “La Resistenza tricolore” lo hanno menzionato - ha concluso l'autore del libro - Io ho cercato di supplire a questa mancanza”.


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