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Economia e lavoro : crisi economica
giovedì, 28 aprile 2011, 07:42
di fabrizio vincenti
Nero, immigrato, senza occupazione o, al massimo con un’occupazione precaria. Probabilmente, quando si pensa a chi si rivolge ad una realtà come la Caritas cittadina o alla mensa della Carità in via del Fosso, questo è l’identikit che tutti noi tracciamo. Sbagliando.
La realtà parla in modo ben diverso, purtroppo. E ci racconta come siano sempre di più i lucchesi che si rivolgono, disperati, a queste reti della solidarietà che troppo spesso si pensa siano destinate soltanto a chi viene da lontano, non, magari, persino al nostro vicino di casa. O, perlomeno, che siano un problema da grande metropoli non certo da una città di provincia e tutto sommato benestante come Lucca.
Eppure il quadro, negli ultimi anni, si è fatto a dir poco allarmante. Qualche dato per sgombrare il campo dalle illusioni. Ai centri di ascolto della Caritas - sparsi un po’ su tutto o quasi il territorio provinciale, perché la diocesi lucchese, per motivi storici che si perdono nella notte dei tempi, non è del tutto sovrapponibile alla provincia restando fuori alcune realtà come Barga e Pescia – sono sempre di più le richieste di intervento che arrivano dai lucchesi. Accanto agli anziani, che non arrivano a fine mese con le pensioni minime, sta crescendo un’altra fascia di disagio, quella tra i 25 e i 45 anni che non sbarca il lunario, che è senza lavoro o che vive in famiglie monoreddito del tutto insufficiente a garantire la copertura di bisogni essenziali.
Dunque, anche gente che lavora, dipendenti magari precari alle prese con la perdita del potere di acquisto e che non arrivano alla famosa quarta settimana del mese, a volte persino alla terza. E che si trovano a fare i conti (che non tornano) con le bollette delle utenze. Una vera e propria emergenza che finisce per essere molto spesso il detonatore in grado di vincere la vergogna di rivolgersi alla Caritas, come spiega Barbara Macrì dell’Osservatorio sulle nuove povertà: “Lo stereotipo che a noi si rivolgano soprattutto i cittadini stranieri è duro a morire, ma la realtà, purtroppo, è ben diversa e sono tantissimi gli italiani che attraverso le parrocchie o persone che sono già passate da noi si rivolgono per un aiuto. Tra di essi tanti giovani senza lavoro o con famiglie monoreddito sulle spalle, alle prese con il mutuo da fronteggiare o l’affitto da pagare, senza considerare chi è sotto sfratto. C’è la vergogna a presentarsi al centro e per questo molti consumano tutto quello che hanno prima di rivolgersi a noi, magari chiedendo ad amici e parenti, ma, ad un certo punto, non sanno più dove battere la testa".
"L’usura? Non ci risultano casi di questo genere. A volte - continua Macrì - ci chiedono un lavoro, molto spesso il pagamento della bollette per le quali interveniamo anche in collaborazione con i servizi sociali. Altre aiuto per il mutuo, altre ancora, e sono davvero le più dure per chi ci si trova, persino un pacco alimentare. La disponibilità degli enti che sono creditori a dilazionare i pagamenti e venire incontro a chi è in una situazione drammatica? Dipende: generalmente c’è disponibilità, ma è legata dalla politica adottata dall’ente e dalla necessità di dover fare cassa. Le banche? Con loro non ci rapportiamo, anche perché dilazionare le rate significherebbe far crescere gli interessi. Abbiamo un nostro progetto di micro credito, ma, certo, non possiamo aiutare tutti. Le cifre ci dicono che il numero degli italiani ch si rivolgno a noi sono in crescita: tenga conto che ogni anno riceviamo complessivamente circa 1200 richieste di aiuto, 300 delle quali sono per persone che già aiutavamo negli anni precedenti. Gli italiani, nel 2009, erano circa il 40% ma stanno aumentando in maniera impressionante e gli uomini sono sempre di più”.
Alla mensa della Carità in via del Fosso 170, gestita dalle Figlie della Carità di San Vincenzo De Paoli, troviamo, intenta ai fornelli, suor Barbara, una religiosa tanto energica quanto dolce che si occupa di sfornare i pasti ogni giorno per 70, a volte 80 persone. Dal Comune la mensa riceve 50 buoni pasto, per gli altri si deve arrangiare e contare sulla carità dei concittadini o delle aziende. Ogni giorno serve il necessario per preparare quei 20-30 pasti in più, senza considerare che la struttura offre sostegno anche ad un gruppo nutrito di ragazzi: “Gli italiani? Sono in aumento, in grande aumento lo constatiamo ogni giorno. Ci sono giovani senza lavoro che vengono qui, come pure pensionati che hanno la minima e per i quali la prospettiva di un pasto gratuito fa comodo. Molti sono spesso da noi, altri vengono e magari ricompaiono dopo un po’. Senza considerare che tanta gente, per vergogna, non ce la fa a mettersi a tavola da noi e ci chiede pacchi alimentari che non possiamo dare. A volte sono capitate persone che conosciamo e che fanno finta di non riconoscerci per la vergogna. Quanti sono? Faccia conto che circa il 30% di chi pranza qui sono italiani, dunque almeno una ventina e passa ogni giorno”.
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