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Enogastronomia

Enoteca Marcucci, buona la prima

sabato, 7 gennaio 2017, 19:23

Befana all'Enoteca Marcucci, una Prima che funziona, bella gente a tavola, accanto a Gianni Mercatali e sua moglie Flavia Panigada la nipote del pittore Fernando Botero, Camila, con il futuro marito Pascal Klapp, poi, un tavolo più in là, Yoram Guttgeld e Maria Antonietta Di Benedetto. E tanta gente ancora. Passano gli anni, ma, come suggerissce immancabilmente azzeccando Flavia, soprattutto quando fuori il freddo punge, dentro l'enoteca di Michele Marcucci si respira un'atmosfera calda e rilassante. Sembra, realmente, di essere in un altro mondo e fuori dai mille problemi di un'esistenza quotidiana che, spesso, fa a cazzotti con il silenzio e le luci basse delle candele poste all'interno dei vasi di vetro riempiti di sabbia. 

Fuori, di fronte all'ingresso, la foto di Michele vestito da Napoleone Bonaparte, per lui, fortunatamente, solo trionfi eno-gastronomici e niente Waterloo. Se si pensa che, in estate, quasi 250-300 persone occupano via Garibaldi per mangiare alla corte di re Michele, adesso sembra di stare in un avamposto del deserto, con pochi tavoli e altrettante sedie che fanno compagnia alla porta attraverso cui si accede nel locale. 

Nel menu le acciughe del mar Cantabrico se la fanno con un ottimo burro e alcune fettine biscottate così come le puntarelle con acciughe le leggi un rigo sotto un salmone da urlo sempre con fettine di pane tostate e una crema alle erbe delisiosa e per niente invasiva al gusto.

Stavolta, tanto per restare in tema, il polpo al rosmarino è un obbligo ancor più che un dovere e quando arriva, bello rosso e sdraiato sul piatto, la morbidezza della carne è un invito a tagliare, infilare e mangiare. 

Le sale si riempiono pur senza scoppiare, sopra le teste i kayak di Michele la sua passione in mezzo al mare. Su e giù i camerieri, anche loro sempre gli stessi dell'anno prima, all'insegna di una continuità che merita considerazione e apprezzamento: se restano vorrà dire che ci stanno bene. Per chi scrive sono una componente essenziale dell'enoteca senza la quale, forse, non ci sarebbe la medesima voglia di venirci così spesso. Ridendo e scherzando, sono quattro anni, ormai, che le Gazzette sono pappa e cicci con questa enoteca così prestigiosa e frequentata. Nessun problema ad ammettere che, da queste parti e a questi tavoli, abbiamo vissuto alcuni dei momenti più belli degli ultimi anni, conoscendo persone e personaggi mai scontati e sempre provvisti di una qualche originalità, assaporando momenti di spensieratezza e di simpatia, mai gettando via il proprio tempo, finendo per arricchirci sotto tutti i punti di vista. Ogni volta che mettiamo piede da Michele è come se fosse sempre la prima volta. Probabilmente è questo il complimento più bello che si possa fare a questo ristoratore incredibile e incredibilmente bravo a portare avanti ciò in cui crede.

La stagione invernale, paradossalmente, è anche meglio di quella estiva, per via di quell'intimità e di quella sensazione di oblìo in cui vien voglia di perdersi ogniqualvolta si varca la soglia di questo paradiso lontano dal tempo e dallo spazio. Può sembrare strano, ma qui, realmente, sembra che il tempo conceda una tregua. Rivedere, poi, facce già viste giorni,s ettimane o mesi prima, non fa altro che confermare nella convinzione che qui, veramente, tutto passa, ma tutto, in sostanza, resti com'è: uguale a se stesso. 

Del resto, non si viene all'Enoteca Marcucci solo per bere o per mangiare, ma si viene perché un luogo così non lo trovi da nessuna parte, perché sedersi nella sala in fondo al locale, con poster, fotografie, dipinti che circondano il commensale nemmeno fosse una galleria d'arte sospesa nell'aria, è come scegliere di volare pur restando ancorati al terreno. Provateci un po' voi. Si viene da Michele perché da Michele c'è qualcosa che non si trova altrove e quel qualcosa non finisce masticato dalle mascelle né, tantomeno, scivola diretto nell'esofago. No, quel qualcosa ha dell'immaterialità, possiede il dono dell'essenza e dell'essenziale. Noi ne abbiamo bisogno, per quello che ci ha dato in tutti questi anni, per quello che ci dà e per quello che continuerà a darci andando avanti. A volte sarebbe anche sufficiente il solo osservare per restare appagati. 

Il 2017 è appena cominciato. La Prima, in questa Befana agli sgoccioli, è andata bene.

Al. Gra.

 


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