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Formazione e Lavoro

Il personal branding. L’immagine e lo stile

mercoledì, 2 settembre 2015, 10:27

Per quanto sembrino cose di secondaria importanza, la missione degli abiti non è soltanto quella di tenerci caldo. Essi cambiano l’aspetto del mondo ai nostri occhi e cambiano noi agli occhi del mondo.” Virginia Woolf

Cominciamo questo post con una citazione che ci sembra calzare a pennello con l’argomento del Personal Branding e della consulenza di immagine, il corso che si terrà a Lucca il 15 ottobre con una docente d’eccezione: Anna Turcato.

“La cosa più bella della consulenza d’immagine”, comincia a raccontarci Anna “è che unisce tanti puntini. Perchè se da una parte c’è la moda, che deve essere un modo per raccontarsi, dall’altra c’è il tuo corpo.” Bisogna tenere conto del proprio fisico quando si guarda quello che la moda ci offre. I colori per esempio sono importanti, prosegue Anna. Se scegliamo quelli giusti possono diventare dei veri alleati della personalità, perchè ci rendono più belli e non si parla di una bellezza in senso stretto, ma nel senso di “Kalòs kai Agathòs” come dicevano i greci: ciò che è bello è anche buono.

Una persona bella ci sembra anche più vincente e positiva. I colori che ci rendono più belli sono quindi anche efficienti, perchè comunicano molte cose. E Anna ci dà subito delle dritte che è bene tenere presente. “L’arancione è ottimismo. Per la riunione di lavoro è meglio scegliere verde o blu, evitando il rosso, che dà energia e tensione, ma anche allarme. No grigio o beige che sono neutrali e non una neutralità positiva. Vestirci di nero ci rassicura, ma allo stesso tempo ci nasconde. Se ci vestiamo di nero vogliamo che le nostre parole siano efficienti e non la nostra immagine.”

E l’immagine è importante per i nostri obiettivi. Ci facciamo l’idea di una persona nei primi 60 secondi che la vediamo. Il nostro cervello unisce i puntini e questa idea è inevitabile che venga creata. Possiamo far sì che questa cosa succeda e non intervenire, oppure sapendo di questa predisposizione naturale del cervello possiamo aggiustare il tiro. Ma attenzione, non mettendo una maschera, bensì tirando fuori il meglio di noi stessi. Trasformandoci nella persona che già siamo.

“Voglio fare un esempio molto poco fashion” ci dice Anna Turcato. “La Thatcher, la lady di ferro, ha avuto dei consulenti di immagine: voleva fare politica ed era in primis una donna, poi era figlia di un droghiere e si trovava a dover competere con uomini di alto lignaggio. Vista così aveva pochissime chanches. I consulenti l’hanno però rassicurata e l’hanno aiutata a tirare fuori la sua vera immagine, che era quella della media borghesia e la media borghesia non era rappresentata in Inghilterra in quel momento. Quindi andavano benissimo la “cofana” alta in testa e le perle che le aveva regalato il marito, dovevano essere proprio quegli elementi a raccontare chi era lei e chi erano quelli che l’avrebbero votata. Il resto è storia.”

Mentre Anna ci racconta del suo corso, capiamo che in un percorso del genere è importante prendere conapevolezza di chi siamo. Così come gli altri che ci osservano da fuori capiscono chi hanno di fronte, anche noi guardando come ci mostriamo agli altri possiamo capire chi siamo a livello psicologico e comunicativo.

“Spesso chi vieni da me” prosegue Anna “non sa bene quale sia il suo stile, poi insieme analizziamo quali sono le sue preferenze nella scelta di abiti, di accessori, di colori e attraverso quelli impara a capire chi è in realtà. Nell’immagine ci sono entembe le cose, sia cosa comunico sia cosa posso comunicare. Per avere successo non serve cambiare, ma diventare con più consapevolezza quello che già siamo, facendolo diventare il nostro marchio”

Oggi ci sono poche differenze tra noi, siamo tutti più o meno sullo stesso scaffale, per usare una metafora commerciale. Dobbiamo però farci scegliere e la nostra camgagna pubblicitaria è anche quello che indossiamo. L’importnate è sentire il proprio stile, stare bene nei propri abiti, capire qual è la propria marca personale, il personal brand, per farsi notare e comprare.”

“Un altro esempio di come l’abito possa comunicare anche quello che non vogliamo è quello di Max Taylor di cui anche voi avete parlato nella vostra rubrica “rischiare alla grande”. Vestirsi la mattina è una scelta consapevole e Max Taylor quella mattina non è stato abbastanza vigile, sminuendo così con la scelta della camicia sbagliata il suo lavoro. I futristi dicevano “si pensa e si agisce come si veste”, “si veste come si pensa e si agisce”, dico io.”

Anna chiude dicendoci che questo vale sia on line che off line. La coerenza dell’immagine e dello stile deve essere curata ovunque, soprattutto oggi che quei primi 60 secondi in cui il nostro cervello unisce i puntini e si fa un’idea di chi abbiamo di fronte, si consumano sul web.

Per info sul nostro corso di Personal Branding e Consulenza di immagine con Anna Turcato clicca qui


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