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Politica

Le legittime schiave del sesso bambine dei musulmani. E l'Italia tace e acconsente

lunedì, 26 dicembre 2016, 20:02

di barbara pavarotti

Il problema è sempre lo stesso. Quando succede da loro ci si sdegna, quando succede da noi si tende a dire: che volete farci, è la loro cultura, la loro tradizione. Quando in Africa e in Asia milioni di bambine sotto il 15 anni (una ogni sette secondi) vengono costrette a sposarsi con uomini di 30,40, 50 anni, Onu, Unicef, Save the Children denunciano la piaga, stilano impietosi rapporti. Quando accade in Italia ci si scandalizza sì, nei rari casi in cui il dramma viene scoperto, ma sotto sotto li si giustifica dicendo: nei loro paesi si usa così.

Persino i tribunali li giustificano. E’ successo a Padova: una quindicenne, figlia di un uomo del Bangladesh (paese al 90 per cento musulmano), residente in Italia da 30 anni, viene spedita in patria per sposare un cugino di 33 anni. Il bengalese e la ragazzina tornano e s’installano a casa del padre di lei, come da accordi. Per la quindicenne inizia un calvario di stupri e violenze con la complicità del padre finché a scuola si sfoga con le insegnanti che avvertono la polizia. Il tribunale di Padova condanna il cugino a tre anni e due mesi di carcere e il padre a un anno e 10 mesi per maltrattamenti. E sapete perché pene così lievi? Perché, appunto, scrive il giudice “la modalità maltrattante trova le sue radici nella formazione culturale”.

Come dire: se io provengo da un paese dove vige il cannibalismo, la mia cultura rimane quella e sono giustificato se sbrano e mangio un altro essere umano. Insomma, una sentenza talmente buonista e tollerante da far gridare allo scandalo. E a scandalizzarsi è stata la stessa Cassazione che recentemente ha ribaltato tutto e ha disposto che i due vengano riprocessati per un reato ben più grave: stupro. Anche il padre, sì. Anche lui è da ritenersi, scrive la Cassazione, complice delle violenze sessuali perché “è stato colpevolmente tollerante nei confronti del genero cui tutto è stato consentito sul piano sessuale”.

E parliamo di una famiglia “integrata”, con cittadinanza italiana, di un padre che lavorava come capo cuoco in un noto ristorante, di una quindicenne nata in Italia e felice della sua vita, delle amiche, della scuola, prima che la maledizione della sua “cultura” si abbattesse su di lei.

Quale cultura? Una che non può aver spazio in Italia e nell’Occidente. Quella della prevaricazione dell’uomo sulla donna dettata dal Corano. E’ il principio cardine dell’Islam: l’uomo detta legge, la donna non conta nulla. E dove meglio si esprime il potere maschile? Nella sottomissione sessuale della donna, la quale ha un senso e una funzione solo in quanto strumento del piacere maschile e dei bisogni dell’uomo. Una cultura contro la quale in Occidente le donne si battono da oltre un secolo, ma che per l’Islam è perfettamente legittima. Non solo. Il dramma delle spose-bambine nei paesi islamici è drammaticamente in aumento, perché il potere maschile in quei paesi è in aumento, di pari passo con la radicalizzazione musulmana. Secondo i rapporti delle organizzazioni internazionali le bambine costrette a matrimoni forzati già a 10-12 anni con uomini di cui diventeranno solo schiave sessuali sono oggi 700 milioni nel mondo. 125 milioni in Africa. Oltre un milione diventa madre prima dei 15 anni. E 70.000 nell’ultimo anno sono le bambine morte di parto o durante la gestazione perché sotto i 15 anni la probabilità di morire in gravidanza è cinque volte maggiore.

Perché forniamo questi dati? Per dimostrare come la piaga in Africa e Asia sia estesa, radicata e pressoché incurabile. Inevitabile che chiunque venga da noi se la porti appresso, come un diritto legittimo.

Tornando all’Italia, ogni anno circa 2000 quattordicenni musulmane non si iscrivono più a scuola. Che fine fanno? Vanno a lavorare sfruttate, vivono in casa come piccole schiave o si sposano nei loro paesi con uomini adulti scelti dai padri e tornano qui maritate? Nozze spesso imposte per soldi, per estinguere debiti contratti per venire in Italia in cui le figlie sono solo merce di scambio. Non esiste alcuna ricerca, nessun dato su questo esercito di bimbe scomparse dal mondo scolastico.

Esiste però la complicità di uno Stato e di tutte le sue diramazioni periferiche che non fa abbastanza per indagare sul fenomeno, che chiude un occhio e lo apre solo quando il caso esplode in una denuncia. Persino le organizzazioni femministe, quelle che tutelano le donne, poco si pronunciano perché si rischia di passare per xenofobi, non rispettosi delle altrui culture.

E adesso già le sentiamo le repliche, i mille e uno tentativi di giustificare e depistare: ve la prendete tanto con questa usanza musulmana quando anche da noi ci stanno i pedofili, i bambini ammazzati dagli orchi violentatori, la piccola di sei anni buttata dalla finestra a Caivano dopo aver subito abusi in famiglia. Ebbene, sono crimini diversi. Chi commette questi reati, ovvio, è un mostro, fuori da ogni legge e morale e umanità. Se beccato, va in carcere e si spera ci resti.

L’usanza musulmana di dare le proprie figlie bambine in sposa a uomini adulti scelti dai padri, invece, è qualcosa di diverso, fa parte, come dimostra l’enormità della sua diffusione, del loro dna, ma è altrettanto mostruosa per la coscienza occidentale e per le nostre leggi. Il dolore di una dodicenne che fa sesso con un quarantenne non è, come pensano loro, una cosa naturale. E il quarantenne che trae piacere da questo è un violentatore, non un marito. E’ solo la dimostrazione che la donna in questa cultura vale meno di zero, con la complicità dell’intera famiglia e delle stesse madri che a loro volta sono state vittime prima delle figlie. E che questa cultura, questi costumi, queste usanze fanno a botte con le nostre. Quale cultura vogliamo difendere, a quale vogliamo dare piena legittimità? Alla nostra o alla loro? E se dopo 30 anni in Italia, come è successo nel padovano, certe abitudini sono ancora così radicate, allora bisogna riflettere. Bisogna finalmente capire che la cultura non è un cappotto che ti sfili e cambi, ma il substrato di millenni. Sono venuti qui per migliorare la loro vita, legittimo, ma se avvertono come un peggioramento della propria esistenza, uno sradicamento, non poter rispettare pratiche per noi inconcepibili, allora no. Non possono essere accolti e avere la nostra cittadinanza.

 

 

 


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