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venerdì, 24 novembre 2017 - Recte agere nihil timere

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Studio Legale Avv. Marco Agnitti

Piazza San Giusto, 14 - Lucca - Tel. 0583 956296

Pacato, ma deciso. Diretto, ma mai sopra le righe. E appassionato, senza alcun dubbio, del proprio lavoro che vede, prima di tutto, come una missione al servizio degli altri. Marco Agnitti, 50 anni, sposato con tre figli, da 22 anni esercita la professione di avvocato.

Agnitti, che da qualche tempo, in controtendenza con l’andazzo generale, ha deciso di portare il proprio studio professionale dentro le Mura, non vuole scindere la propria attività dalla visione di un servizio da rendere alla propria comunità. Già presidente del consiglio comunale cittadino, Agnitti ha nella politica e nella storia le sue passioni.

Ci riceve, come al solito con grande cortesia e con un modo di fare che mette subito a tuo agio, al civico 14 di piazza San Giusto dove con i suoi colleghi, e non collaboratori come tiene a precisare, ha il suo studio. 

Avvocato, la prima domanda è d’obbligo: perché ha scelto questa professione?

“Perché mi fa sentire libero come persona e mi consente di svolgere un servizio di grande utilità sociale. A guardar bene, infatti, la nostra professione è quella di conoscere i fatti e spiegare al cliente i sui diritti: siamo al servizio del cliente non siamo i suoi tifosi. Siamo gli intermediari giuridici tra i problemi delle persone nella vita quotidiana e la loro soluzione, al di fuori o all'interno di un processo. Tutto questo è strettamente collegato con la domanda di giustizia che viene da ogni comunità”. 

Avvocato, dunque, per scelta e con la convinzione di svolgere un’attività con evidenti ricadute sociali.

“Questa è una professione dove la componente civica e sociale è, a mio parere, molto forte. E’, non dimentichiamolo, una professione molto antica che ha iniziato ad affermarsi quando l’uomo è uscito dalla logica della foresta. Sono indispensabili passione, intuito, umanità e tempismo, oltre ad una solida preparazione tecnico-legale: è finita l’epoca in cui bastava “appendere la targa” per esercitare la professione forense”.

 Eppure molto spesso impera il luogo comune che vuole gli avvocati disposti a tutto pur di vincere una causa. Anche a calpestare la verità.

 “L’avvocato deve rispondere, essenzialmente, ad una domanda di giustizia della sua parte, ma in privato deve rappresentare anche la “verità” obiettiva. Sta poi al singolo professionista non assumere un incarico di cui non è convinto fino in fondo: meglio rinunciare ad un incarico che avere un problema di coscienza che danneggia il diritto di difesa; questa però è una valutazione più personale che deontologica anche perché, essenzialmente, l'avvocato è chiamato a difendere le ragioni della parte. La ricerca della verità, almeno di quella processuale, è compito del giudice". 

E come si conciliano le due cose?

 “Al cliente si deve sempre dire come stanno le cose: proprio per non tradire il mandato bisogna parlare chiaro con lui. E’ ovvio che una volta accettato l’incarico, si deve fare tutto il possibile per “ fare vincere” chi si rivolge a noi, tenendo sempre presente che ogni cliente esige, magari senza saperlo, una tutela su misura ”.

 Non è un rapporto facile quello con il cliente: c’è un equilibrio delicato da tenere.

 “E' una professione con risvolti psicologici complessi, ma almeno per me è essenziale impostarla sui canoni della lealtà e della trasparenza. E’ un rapporto tra adulti in cui la chiarezza, è un elemento essenziale".

Quali sono i campi della sua attività?

“Tutte le materie civilistiche, con particolare attenzione per il settore matrimoniale, diritto di famiglia e le successioni, le cause di risarcimento e per il settore immobiliare. In quest’ultimo settore ci stiamo togliendo alcune soddisfazioni professionali. Non tralascerei nemmeno di citare il campo dei servizi alle imprese, a partire dalla procedure per il recupero dei crediti sino ai rapporti, talvolta non semplici, che gli operatori economici intrattengono con le banche”.

Perché un potenziale cliente dovrebbe venire nel suo studio?

“Ritengo che il nostro studio dia un servizio adeguato, veloce, all’interno di una logica di trasparenza sotto la duplice ottica delle strategie da attuare e dei costi da sostenere”.

 La situazione della giustizia in Italia pare al collasso con tempi di risposta biblici, con cause che durano anni ed anni.

 “Credo che si possa e si debba lavorare per ridurre il ricorso al processo non solo con una riforma organica ma sviluppando logiche transattiva che gli avvocati saggi praticano da sempre con soddisfazione della clientela. Operando così, si può lo stesso soddisfare il bisogno di giustizia senza dover attendere tempi lunghi. Non bisogna avere paura del processo, ma a volte si può davvero evitare l’aula di un tribunale, ottenendo risultati migliori. In alcuni casi, chiarendo il rapporto costi-benefici, si dovrebbe ricorrere alla consulenza anticipata, che può gestire la domanda di giustizia in via preventiva. In fin dei conti, si può andare dal medico per un consulto, per evitare di doversi operare! La chiamerei prevenzione legale. Indubbiamente, però, l’esigenza di un allineamento della durata dei processi a quelli europei rimane una priorità assoluta”.

 Cosa le piace di più della sua attività?

“E’ una professione vitale che, come dicevo, vedo in una logica di libertà; una professione antica eppure moderna che mi consente di mettermi al servizio degli altri e di essere imprenditore di me stesso: è una passione che ho sempre avuto fin dalla gioventù, magari legata agli stereotipi un po’ di maniera dei libri o dei film”, che prosegue con la stessa vitalità".


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