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Rubriche : il mio ristoratore preferito

Andare oltre si può

venerdì, 1 giugno 2012, 09:33

di samuele cosentino

E' pomeriggio, sono nelle prime file della platea del cinema Moderno di Lucca ad assistere al primo saggio di chitarra di mio figlio Lorenzo. Alla fine della sua esibizione decido di fermarmi ad ascoltare anche gli altri alunni della scuola H-DEMIA perché l'allestimento dello show è notevole ed i ragazzi sono piacevoli da ascoltare. Ci sono bambini di nove, dieci, undici anni che si esibiscono con alla chitarra, alle percussioni, alle tastiere, e poi  tanti futuri cantanti che già affrontano il palco e il pubblico con il piglio del professionista. 

"Adesso vi presento un amico" dice Meme Lucarelli dal palco, "un polistrumentista, che si esibirà con l'ultimo strumento che ha deciso di voler suonare: la fisarmonica….."Ecco a voi Iacopo". 

Iacopo è un ragazzo di 25 anni con sindrome di down. Ha una fortissima passione per la musica alla quale dedica tutto il suo tempo libero. L'emozione è forte per lui che si trova su un palco importante e allestito per le grandi occasioni, tanto è forte che un po' per questa scarica adrenalinica e un po' per il suo limite fisico non riesce a parlare, non riesce a dire il suo nome ed il titolo del brano come invece Meme, il presentatore, gli aveva chiesto.

A quel punto forse la platea si aspettava un'esibizione data in dono caritatevole a questo ragazzo, uno spazio regalato a chi regali dalla vita ne ha avuti pochi ed invece non è stato assolutamente cosi.

Iacopo ha eseguito la colonna sonora de "La vita è bella" con la sua fisarmonica accompagnato dall’insegnante al piano: la platea si è gelata. Il silenzio si faceva sempre più denso, avvolgente ed umido. Non c'era brusio: solo il piano e la fisarmonica graffiante, a tratti “arrughita” di Iacopo. Minuti incredibilmente impregnati di umanità, realismo, e capacità musicali: distillati d'emozione.

La fine dell'esecuzione ha dato poi la vita alla “poesia” che Iacopo ha scelto di eseguire, cantando e suonando, per noi,  “La canzone dell'amore perduto” di Fabrizio De Andrè. 

Iacopo io voglio ringraziarti per quei minuti che mi hai regalato. La poesia scritta da De Andrè ha acquistato una forma, uno spessore ed una sostanza che tu hai voluto e saputo darle.  Lottavi con le parole che sembravano non voler uscire dalla tua bocca, ma vincevi tu, ogni strofa, ogni ritornello vincevi sempre tu. Quelle parole parevano aggrapparsi anche ai tuoi denti pur di resistere, ma che forza, che rabbia, che energia, che voglia di farcela usciva dai tuoi polmoni!!!

E' stato chiaro a tutti noi, che ci siamo commossi, che quei due minuti non li avevano regalati a te per compassione, eri tu che li avevi regalati a noi per l’amore che hai per la vita e per la musica. Ci avevi voluto dimostrare che andare oltre si può. Oltre le apparenze, oltre i limiti del proprio corpo, che la musica può essere una chiave per aprire porte che troppo spesso "la platea" sceglie di lasciar chiuse privandosi di cosi grandi emozioni come quelle che oggi ho provato ascoltandoti. 

Grazie Iacopo per aver lasciato che quell'onda gigantesca di emozione tracimasse dai tuoi tasti e dalle tue labbra, ma, soprattutto, dal tuo cuore e inondasse la sala del cinema commuovendo tutti quanti e lasciando, senza dubbio, dentro alcuni la voglia di provare ad aprire qualche porta apparentemente invalicabile.



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