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Rubriche : lettere alla gazzetta

Angelini, una parola a favore di Enrico Gnesi e due a sfavore di Marco Chiari

martedì, 3 gennaio 2017, 21:40

di piero angelini

Nella discussione tra Enrico Gnesi e Marco Chiari sulla presunta validità dei cinque saggi chiamati a scegliere il candidato del centrodestra, si intromette il consigliere comunale Piero Angelini che dice la sua su un pezzo di storia lucchese e ne ha anche per l'attuale giunta comunale:

Marco Chiari, in un recente intervento su la Gazzetta, ha accusato Enrico Gnesi di spargere “fango, solo fango e sempre fango”, semplicemente perché ha messo in discussione la qualità di “saggi” data a Favilla, Moscardini e compagnia bella, incaricati non so da chi di scegliere il candidato di centro destra, in contrapposizione a Tambellini.

Se quello che ha detto Gnesi è fango, io ne aggiungo dell’altro; ritengo infatti che Favilla e Moscardini, in vari modi e in varie forme, siano riusciti a distruggere, a Lucca, il centro destra e affidare a loro l’incarico di risuscitarlo, mi sembra davvero demenziale. Tra l’altro Favilla brilla ancora per la sua cronica ambiguità, come dimostra il fatto della sua partecipazione alle iniziative referendarie di Marcello Pera, pur avendo manifestato in pari tempo forti dubbi sulla loro validità.

Io ritengo che, per battere Tambellini e competere per il governo della città, si deve partire da un programma condiviso, come abbiamo fatto noi di Governare Lucca nel 2007 (programma poi tradito da Favilla), che a Lucca, oggi, non può che fondarsi sulla difesa dei “beni comuni”, che Tambellini ha dissipato, per sudditanza ai suoi padrini politici, che stanno a Firenze; si deve poi realizzare una coalizione aperta anche a persone e gruppi dell’attuale maggioranza che non possono accettare che il governo della città vada ad una aggregazione formata nel segno di una spartizione del potere, tra Tambellini e Marcucci, che tra l’altro li esclude; bisogna infine candidare a sindaco una persona, possibilmente giovane, che conosce ed ha difeso in questi anni la città e i suoi valori morali e civili, alla quale va dato ampio mandato per un generale rinnovamento della rappresentanza politica, in modo da presentarsi, anche su questo aspetto, diversi dal logoro Tambellini e dai suoi vecchi compagni d’armi e di scuola.

Bisogna, innanzitutto, liberarsi al più presto dalle troppe candidature a Sindaco che imperversano, che ritardano e frenano la formazione di una coalizione. Cimpito prinario dei “saggi” sarebbe appunto quello di dire no a certe candidature a sindaco, sbagliate, convincendo tutti a lavorare per la coalizione, ognuno però dal posto che gli compete. Non spetta a me questo lavoro, che, in altri tempi , ho fatto e fatto bene; anche se posso da subito dare un contributo. Infatti, ritornando alla polemica contro il buon Enrico Gnesi, che ha avuto il torto di esprimere liberamente la sua opinione, un nome di un candidato sbagliato mi sento di farlo ed è quello di Marco Chiari, una persona divisiva che può dare certamente un apporto alla coalizione, non può però rappresentarla.

La polemica pretestuosa con Enrico Gnesi ne è la testimonianza. Infatti Marco Chiari, non solo ha reagito malamente ai dubbi di Enrico Gnesi sulle qualità e capacità dei 5 saggi, ma, cosa che un candidato a Sindaco non dovrebbe mai permettersi, lo ha ricoperto perfino di ingiurie personali, accusandolo, per esempio di essersi “prostituito” in vari appuntamenti elettorali, “anche … per cercare vantaggi personali”; lo ha trattato poi con dileggio , fingendo di non ricordarsi chi mai fosse, salvo poi a ipotizzare che si tratterebbe forse “dell’impiegato all’ufficio edilizia del comune ed oggi trasferito all’ufficio fossi e canali dello stesso”.

Marco Chiari ha certamente un calo di memoria, forse dovuto all’età. Per ricordagli meglio chi fosse Enrico Gnesi riporto l’intercettazione di una sua telefonata del 27/12/2010, contenuta nell’Ordinanza cautelare della Volpe del deserto ( pp. 61-62), quando Chiari, parlando con un suo collaboratore di una sua pratica edilizia, difficile a sbrigare, si informa su chi sia mai l’istruttore e aggiunge “non vorrei fosse lo Gnesi che fa il bischero…”; e poiché il suo collaboratore spiega proprio che il Gnesi fa “il pignolino, come capita a lui ogni tanto”, Chiari conclude ”Ecco! Ora gli faccio un discorsino io!...vai”; il maresciallo che registra l’intercettazione annota, per quanto riguarda Gnesi, che l’assessore Chiari certamente “lo avrebbe redarguito (esercitando, così, una indebita pressione)”.

Non credo al maresciallo; capisco ora, però, perché lo Gnesi, come ricorda in modo malevolo il Chiari, sia stato trasferito, da parte dell’Amministrazione di cui anch’egli faceva parte, dall’Ufficio edilizia all’Ufficio fossi a canali. Una decisione sbagliata. Per proporsi come alternativa, bisognerebbe innanzitutto differenziarsi proprio nelle cose che Tambellini non assicura, in primo luogo l’indipendenza e la imparzialità dei suoi dipendenti e funzionari: basta pensare al Consiglio comunale del 31/05 u.s., sull’adozione del PS, in cui Tambellini ha costretto la segretaria comunale a comportarsi in modo del tutto diverso da quello che in precedenza aveva deciso, soltanto per impedire al sottoscritto di esercitare i suoi diritti di consigliere.

 

 


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