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Rubriche : psicologia e sessualità

Venerdì 17: non è vero ma ci credo!

venerdì, 17 febbraio 2017, 15:15

di francesca d'amico

Alzi la mano chi stamane, vedendo la data sul calendario, non ha pensato alle possibili sciagure che un venerdì 17 può provocare e portare con sé. A livello razionale la maggior parte delle persone è convinta che la superstizione sia un pensiero infondato, frutto di credenze passate, spesso e volentieri dettate da ignoranza e paura. Poniamo il caso che a poche ore da una prova importante, ad esempio un esame significativo per il nostro futuro, ci si rovesci del sale mentre stiamo pranzando: cosa si cela dietro la sensazione di sfortuna e malessere che porta a credere che la prova possa essere potenzialmente messa a rischio, nonostante lo studio di mesi e mesi alle spalle?

Gli esempi potrebbero continuare a milioni, dato che sia in Europa che negli Stati Uniti la superstizione è molto più diffusa di quanto si pensi: ma cosa vi è alla base di queste credenze?

Dietro di esse, spesso, vi è il desiderio di avere delle certezze ed un maggior controllo sugli eventi della vita, una sorta di cercare una spiegazione, o una qualche regola, al caos e all’imprevedibilità che il vivere porta. In più i comportamenti superstiziosi portano un senso di sicurezza e fiducia alla persona che vi crede: cosa costa allora portare un cornetto rosso in borsetta? Poco male.

La questione inizia a farsi più articolata per tutti coloro che hanno problemi di bassa fiducia ed autostima in se stessi, cosa che accade a molte persone invase da credenze inerenti la superstizione. In psicologia viene chiamato “locus of control” la modalità con cui un individuo ritiene che gli eventi della vita siano prodotti dai suoi comportamenti ed azioni, oppure da cause esterne indipendenti alla sua volontà. Questa ultima opzione, chiamata “locus of control esterno”, sembra essere la modalità di lettura del mondo che le persone superstiziose adottano, lasciando in disparte il senso di stima e fiducia nei confronti delle loro potenzialità.

E’ necessario prestare attenzione quando credenze superstiziose vanno a sfociare nel pensiero magico, tipico dei più piccoli fino all’età di sette anni. Esso può comparire di nuovo nell’età adulta quando si attraversano momenti particolarmente frustranti e stressanti: in tali circostanze vi è il sovrapporsi del pensiero razionale adulto e la ricomparsa del pensiero magico infantile, caratterizzato dalla funzione di protezione nei riguardi di tutto ciò che è sconosciuto, nonché una funzione propiziatoria e conoscitiva. Quando un individuo attraversa momenti connotati da grande caos e sforzo a livello emotivo, può essere portato ad adottare la soluzione più veloce e pratica possibile, come la credenza nella superstizione.

Molte persone adulte, spesso, costruiscono alcuni riti ai quali attribuiscono il buon auspicio di un determinato evento, come ad esempio ripetere una parola o svolgere un determinato numero di volte un’azione prima di un esame o di una partita importante. Attenzione: la ripetizione precisa e rituale può essere un sintomo del disturbo ossessivo compulsivo quando la prassi diviene impellente e imprescindibile, ma soprattutto interferisce in maniera invalidante con la vita della persona. E’ cosa ben diversa sviluppare un piccolo rituale che serve ad aiutare a calmare prima di una prova importante, quasi come una sorta di raccoglimento. Diviene superstizione nel momento in cui attribuisco la vittoria o la promozione a quel gesto specifico.

De Filippo sosteneva che “essere superstiziosi è cosa da ignoranti, ma non esserlo porta male!”, proprio a sottolineare come, nonostante la consapevolezza, sia in certi frangenti impossibile farne a meno, ed anche la superstizione ed il rito scaramantico diviene una comodità irresistibile.

Dott.ssa Francesca D’Amico

Psicoterapeuta – Psico Sessuologa

dott.ssafrancescadamico@gmail.com

cell.328.0056122


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