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Rubriche : lettere alla gazzetta

"Mangiar lucchese, altro che kebab, tutto purché faccia far quattrini"

mercoledì, 13 settembre 2017, 13:35

di maurizio guccione

Riceviamo e pubblichiamo questo intervento in materia di gastronomia... lucchese alla luce della liberalizzazione selvaggia avvenuta nel centro storico cittadino sul fronte delle attività di ristorazione e similari:

Ero rimasto al punto in cui, un noto commerciante lucchese, ebbe a lanciare i propri strali - una specie di editto - contro chi osava mettere in dubbio la cultura del buon cibo lucchese: i somministratori di kebab, in quel caso. Robaccia, fu urlato, non c’entra niente con il nostro garbo del buon mangiar lucchese. Si può essere d’accordo o meno ma, a proposito di questa immensa mangiatoia che è diventata Lucca, vorrei chiedere allo stesso commerciante se, al posto dei kebab, con una sorta di deroga sine die, si può invece acconsentire ai fumanti piatti precotti, a ogni tipo di “tagliere” ricco di tipicissimi(!) salumi nostrali, a ogni “roba”, insomma, che spesso vediamo uscire da luoghi nati come funghi nella città murata, strapiena di torme di turisti, eventi e momenti che, fondamentalmente, devono passare dalla somministrazione di cibo, di qualsiasi fatta. 

Se è così, allora è arrivato il momento di sdoganare Lucca dal ruolo romanticone di un tempo: qui tutto passa dal business economico, tutto deve essere proposto in funzione dei grandi numeri, che siano i Comics oppure i Rolling Stones.

La cultura è anche questo? Certamente, non si può parlare soltanto di cultura in termini di erudizione e quindi di eventi legati a una mostra di pittura o alla presentazione di un libro. A me sembra, però, che questa città abbia notevolmente venduto l’anima al diavolo e che il diavolo sia uno spiritaccio utile a ingrassare le casse. Lucca è una città irriconoscibile, ovvero che non si fa riconoscere ma si mescola a una giostra che dispensa i soliti piatti precotti a Firenze come a Venezia. E’ mossa da una frenesia che tende a escludere il bello che, a seconda degli eventi, si può occultare, finanche modificare: i Comics, i Rolling Stones, appunto. Ci sono le pagode che sono un pugno in faccia all’arredo urbano? Cosa importa, avanti con la giostra. Un paio di pali della pubblica illuminazione danno fastidio? Sono del 1911? Suvvia, tagliare.

Si può essere d’accordo sul fatto che questa politica sia giusta anziché no, ma l’oggettività che Lucca sta cambiando pelle, questa è incontrovertibile.

Allora, per favore, un po’ di serietà: si smettano le trame broccate per lasciar posto ai “cenci”, con buona pace per la Lucca che fu della cosiddetta lucchesità, oggi sprezzante e incline a voltarsi indietro anche se sta passando un Santo con i vestiti di Arlecchino.

 

 

 

 

 


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