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Apocalisse Italia. Siamo fuori dal mondiale

martedì, 14 novembre 2017, 14:06

di gabriele muratori

Ce ne torniamo a casa, anzi, ce ne stiamo a casa, il che è diverso. Brucia e fa male. Dopo sessant'anni di mondiale, la Russia resterà il nostro tabù. Un obiettivo dato sempre per scontato, le qualificazioni? una formalità, un solito siparietto, cosa da poco, un passaggio obbligato prima delle calde e afose serate estive di fronte allo schermo con gli amici, tutti a tifare gli azzurri. Stavolta non è così. Un brutto sogno, anzi un incubo, si è purtroppo avverato.

La nostra nazionale, i nostri azzurri, il nostro orgoglio di fronte al mondo, hanno lasciato gli albori del successo per cadere lentamente nel baratro dell'umiliazione. I tanto apprezzati Spaghetti sono stati asfaltati dai biscotti dell'Ikea, da un catenaccio in legno massello targato "Svensonn" o qualcosa del genere, che non ha lasciato scampo ai nostri campioncini, forse troppo giovani per combattere o troppo vecchi per continuare a farlo. Apocalisse Italia. Siamo fuori dal mondiale.

Tutto accaduto in seguito ad una  morte lenta, sancita in un freddo e cupo lunedì sera, dove il calore dello stadio San Siro e la speranza dei milioni di italiani da casa e nel mondo, sono restati impietriti di fronte alle lacrime di Buffon. Increduli, di sasso, delusi.

Un dispiacere incolmabile che ci accompagnerà per mesi, fino al fischio finale di Russia 2018, dove da fine anno si riapriranno i giochi per i mondiali del sabbioso Qatar. Ce ne accorgeremo durante le prossime serate afose estive, dove nel mega schermo, saranno assenti i nostri azzurri. Un'assenza sentita a livello globale, che da stamani sfoggia sui quotidiani sportivi del globo terrestre. "Anche l'Italia è fuori".

E sui giornali sbandierano nomi che ci paiono assurdi: Iran, Giappone, Arabia, Panama, ed ovviamente la Svezia. Nemmeno gli altri ci credono, ma è così. Immersi nella compassione mondiale, da ieri sera i milioni di ct sparsi per lo stivale discutono tra di loro su quello che andrebbe fatto, e quello che non è stato fatto dai potenti signori del calcio italiano federale. Ci mancheranno. Ci mancheranno le serate estive, dopo le giornate bombardate da notizie sportive che aumentano la pressione e l'emozione della partita dell'Italia.

Ci mancheranno le notizie di Coverciano, e la fine anticipata del campionato di serie A sarà un'anomalia. La tanto attesa partita dei gironi eliminatori contro le "squadrette" di seconda e terza mano, non la vivremo. Non saremo con i nostri amici e parenti di fronte al mega schermo, nervosi, emozionati, con la bandiera in mano, la maglietta dell'Italia indosso, con l'entusiasmo di vincere, di urlare ed abbracciarci assieme ad ogni gol, pronti per partire insieme in macchina per i tradizionali caroselli e fare il bagno in fontana. Una delle tradizioni più belle della nostra storia ci è stata tolta, portata via dai biondi colossi Ivan Drago dell'Ikea.

Alla fine è successo. Nessuno, o pochi lo pensavano. Poco più di undici anni dal delirio di Berlino dove il nostro paese balzò sul tetto del mondo, e  poche ore dalla disfatta più totale, di un simbolo con quattro stelle che resterà nel cassetto. Apocalisse Italia. Siamo fuori dal mondiale. Una qualificazione che avrebbe dato forza alla nostra gente sempre più atterrita da una squinternata confusione sociale che sembra non finire mai.

Chi tiferemo ora? I carioca verde oro con i quali e per i quali abbiamo sofferto e gioito? Gli oriundi argentini maestri da sempre del calcio giocato? I cugini transalpini perenni amici/nemici? I crucchi abbonati alle nostre batoste? Oppure i sorprendenti e simpaticissimi islandesi del nord più profondo? A noi la scelta. Una scelta impensabile, che ci metterà alla prova e ci preparerà per il sogno della prossima finale al Wembley Stadium di Londra per la 16° edizione dell'europeo 2020. Apocalisse Azzurri. Una sculacciata, uno schiaffo, un castigo duro, che fa male, ma che forse ci servirà. Facciamone tesoro.


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