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A.S. Lucchese

E' morto Egiziano Maestrelli, il Presidente

sabato, 10 febbraio 2018, 22:29

di aldo grandi

All'età di 80 anni è morto Egiziano Maestrelli, presidente rossonero dal 1986 al 1999, il periodo magico della Lucchese Libertas 1905 guidata, appunto, dalla coppia Egiziano Maestrelli-Aldo Grassi. Nato ad Empoli, ma residente da tempo a Firenze, Maestrelli era piovuto a Lucca al seguito dei suoi supermercati Superal che negli anni Novanta erano i più conosciuti e frequentati nella città delle Mura. Imprenditore di grande esperienza, fattosi da sé lavorando come un mulo, Maestrelli è riuscito laddove nessuno, dopo di lui, è stato capace: riportare la Lucchese in serie B.

L’As Lucchese Libertas, attraverso un breve comunicato nel proprio sito Internet, ha espresso la propria vicinanza alla famiglia di Egiziano Maestrelli. La società rossonera si sta già adoperando per poter osservare un minuto di silenzio nella prossima partita casalinga.

Chi scrive sbarcò a Lucca nel lontano 1989, ottobre per la precisione, e la Lucchese, a onor del vero, era stata, fino a quel momento, una squadra militante nelle serie minori e nemmeno tanto conosciuta per uno che proveniva dalla capitale. Al quotidiano La Nazione c'erano tre giornalisti, Alessandro Del Bianco, Emiliano Pellegrini e Luciano Nottoli che seguivano le imprese del sodalizio rossonero più due fotografi, Alcide Tosi e Placido Mecchi. La Lucchese Libertas 1905, per questo giovane aspirante cronista alle soglie degli anni Novanta, era rappresentata da questo quintetto. 

Egiziano Maestrelli lo incrociò, invece, una volta sola, al pronto soccorso dell'ospedale Campo di Marte a seguito di qualche incidente avvenuto nel dopogara di qualche partita e gli rimase impressa la frase che si sentì dire dal numero uno rossonero. "Grandi, io non fare nemmeno un uovo al tegamino" e mi colpì, detta da uno che possedeva supermercati e altre attività legate al settore ortofrutticolo e alimentare. 

In realtà i contatti con la Lucchese, con Pino Vitale, con Maestrelli, appunto e con Corrado Orrico allenatore di quel fantastico e indimenticabile periodo, li tenevano, appunto, quelli della Repubblica Rossonera - Pellegrini, Del Bianco, Nottoli - i quali, ogni pomeriggio, si riunivano davanti alla postazione di Alessandro Del Bianco e buttavano giù la pagina del giorno seguente. Erano, questi tre signori, uno più volpe dell'altro, capaci di parlare per oltre due ore di Lucchese senza farsi venire la nausea e di improvvisare, inventare, registrare, raccontare un universo calcistico che, a chi li osservava come il sottoscritto, sembrava molto ridotto rispetto a quel che era abituato a vedere e a sentire nella Roma giallorossa e biancoazzurra.

Era un altro mondo, un altro calcio dove i rapporti umani avevano, probabilmente, un senso maggiore di oggi e dove piazza del Giglio era capace di riempirsi oltre l'inverosimile per ascoltare la partita della Lucchese alla radio diffusa dagli altoparlanti apposti dal giornale o per leggere i risultati sul tabellone al piano terra dove sorgeva la pubblicità del quotidiano fiorentino. Altri evi se si pensa all'entusiasmo suscitato dalla vittoria a Palermo nella finalissima di Coppa Italia di serie C, una città impazzita o la partecipazione al torneo anglo-italiano con annessa trasferta dei cronisti sportivi i quali, al ritorno, ne ebbero da raccontare di cotte e di crude. Come i litigi, saltuari, con Pino Vitale con cui si passava da una lite a una riappacificazione condita dai tortelli e dal vino che Alcide offriva a cena nella sua tenuta ai Tre Cancelli. Memorabili quelle cene e riservate a pochi adepti comunque tutti dell'ambiente al quale lo scrivente, appena arrivato, nemmeno era ammesso e a cui guardava con malcelata invidia non foss'altro che per quella sorta di convivio ispirato da una amicizia condivisa.

La Lucchese come la gestivano Maestrelli e Grassi non si è più ripetuta nonostante una serie di maldestri tentativi di imitazione. A noi la morte di Egiziano fa tornare in mente un periodo così lontano e, allo stesso tempo, altrettanto vicino. Fa anche rammentare un collega e amico che non c'è più: Alessandro Del Bianco, un cronista sportivo - e non solo - le cui trasferte al seguito della Lucchese erano poesia pura, al volante della propria auto lanciato a velocità vertiginosa per fare in tempo a raggiungere la redazione e scrivere i pezzi o, se fatti prima, dettati ai dimafoni, quando arrivarono i primi cellulari, a Firenze durante il viaggio di ritorno con Nottoli e Pellegrini le cui budella si aggrovigliavano per la paura.

Con Maestrelli se ne va un pezzo di storia calcistica rossonera. Pochi giorni fa, dieci anni più vecchio, lo aveva anticipato Placido Mecchi, fotografo e tifoso rossonero sin da quando la squadra era stata in serie A. Placido non perdeva mai una partita casalinga, per lui era un rito a cui mai avrebbe saputo, potuto né, tantomeno voluto rinunciare. Altra scorza, altri evi. Riposino in pace.

 


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