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A.S. Lucchese

E ora sono cazzi amari

sabato, 12 gennaio 2019, 14:34

di aldo grandi

Mentre il sindaco Alessandro Tambellini è appena rientrato da una 'gita' fuori porta nella capitale, allo stadio Porta Elisa - la foto è stata scattata poco fa - i giocatori della Lucchese sono costretti a curarsi il manto erboso da soli visto che non c'è un'azienda che sia una disposta, con questi chiari di luna, a lavorare sapendo di non poter incassare una volta terminata l'opera. 

Come i nostri accaniti e fedeli lettori, ormai, sanno, a queste latitudini, ma anche se fossero longitudini sarebbe la medesima cosa, abbiamo l'abitudine di dire pane al pane e vino al vino. Il titolo, l'ennesimo, messo in testa a questo articolo è piuttosto significativo. Lunedì o qualcuno sborsa 35-40 mila euro per pagare l'allenatore Menichini, la geniale trovata della coppia Grassini-Lucchesi, oppure scattano altri quattro punti di penalizzazione. E se qualcuno pensa che quei soldi sia pronto a cacciarli Arnaldo Moriconi, bene, è meglio che questa pia illusione se la tolga dalla testa. Paperon de Moriconi con la Lucchese non vuole più avere niente a che fare e, se anche qualcuno avesse dei dubbi, sappia che in Camera di Commercio è stata registrata la figura del nuovo amministratore della società, l'avvocato Umberto Ottaviani. 

Come se non bastasse c'è anche la questione della fidejussione che gli organi sportivi preposti hanno già bocciato e che, al contrario, solo Moricon de Paperoni si ostina a giudicare buona apprestandosi a intraprendere una querelle di carattere legale con la giustizia sportiva. 

Tempo perso a nostro avviso che ad altro non servirà, nel caso, se non a prolungare l'agonia immeritata di questa Arca che se non è di Noè è, però, di tutti i giocatori, dello staff tecnico, dei tifosi e dell'intera città a cui è rimasto soltanto di fare come le stelle nel celebre romanzo di Joseph Cronin, ossia stare a guardare.

Ci vorrebbe un miracolo sostengono coloro i quali ancora pensano che la fede, ai tempi dell'Isis, abbia ancora un senso, ma i miracoli, a quanto pare, non sono di questo mondo. Ci vorrebbe, in sostanza, che i tre magi, Ceniccola, Ottaviani e Castelli o anche uno solo di essi, si svegliassero dal loro torpore e rientrassero da quell'aventino sportivo nel quale si sono riparati dopo l'enorme figura di merda rimediata alla conferenza stampa di alcuni giorni fa a Lucca. Lunedì, quindi, volenti o nolenti, devono apparire i soldi per il tecnico che non c'è, ma che ci avrebbe dovuto essere se Grassini-Lucchesi non avessero smarrito, si fa per dire, i dati dell'Iban indispensabili per trasmettere il loro fantomatico e inesistente bonifico.

E la fidejussione, quella, poi, non c'è trippa per gatti: la deve tirare fuori, nuova di pacca, nientepopodimeno che lui, l'Arnaldo furioso - si fa per dire - il grande architetto messicano di questa incredibile, allucinante, miserevole commedia che di messicano ha niente, ma di italiano moltissimo essendosene già viste dello stesso colore da quando abbiamo cominciato ad avere l'intelletto.

La squadra, oltre che a sistemare il manto erboso dello stadio e ad allenarsi in una sorta di clima da ultima spiaggia, sembra che stia maturando sentimenti non proprio amorosi nei confronti dell'ex presidente e non ci sarebbe da meravigliarsi se, nei prossimi giorni, questa protesta emergesse alla superficie dell'acqua sotto la quale, per ora, si cela. Moriconi aveva promesso di fare il gendarme per assicurarsi che i nuovi padroni agissero secondo le regole, immaginiamo che questo ruolo dovrà esercitarlo sin da subito viste le incombenze tutt'altro che trascurabili.

Come, giustamente, ci ha fatto notare qualcuno che ne sa più di noi, tutti gli aspetti amministrativo-contabili relativi alla gestione della baracca rossonera, sono passati di mano accentrandosi, adesso, nelle mani e nei piedi, ma, ci auguriamo, anche e soprattutto nelle teste di coloro che, da Roma, sono venuti in questa betlemme di lacrime per vedere nascere il bambinello. Ad oggi, non si può dire che il parto sia riuscito, anzi, il rischio di un aborto è tutt'altro che campato in aria. 

Noi saremo anche portatori di sventura e stimolatori di ogni scongiuro, ma crediamo, realmente, che siamo giunti al momento dei saluti e del rompiamo le righe anche se qui, più che le righe, si sono rotte ben altre cose. Moriconi, del resto, non perde occasione per ribadire, anche a chi non vuol o può sentire, che la Lucchese non è più sua e che, quindi, se ne occupino i tre magi o chi per loro. Fino ad oggi alcuni creditori hanno esitato prima di intraprendere eventuali azioni legali tese a recuperare la somma per la quale sono creditori. Vedremo se, andando avanti, sarà ancora così. Di certo c'è che o i nuovi proprietari mettono mano ai conti correnti oppure la Lucchese è destinata a durare quanto un gatto in tangenziale.

In questa atmosfera scarsamente idilliaca l'unica cosa certa è che ognuno degli attori protagonisti, comparse comprese, sembra essere giunto al punto in cui 'si salvi chi può' e chi non può ciccia. Noi ci auguriamo, inguaribili sognatori, che la morte sia lungi dal sopraggiungere e la vita torni a risplendere in casa rossonera. I sogni, però, come anche i miracoli, sono destinati a svanire quando si riaprono gli occhi.

 


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