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A.S. Lucchese

Paperon de Moriconi

martedì, 8 gennaio 2019, 20:25

di aldo grandi

Siamo nella merda gente, c'è poco da sperare. La Lucchese Libertas 1905, gloriosa e ultracentenaria società di calcio, attualmente è nelle mani di Aldo Castelli il quale ha rilevato la maggioranza delle quote da Città Digitali che ne deteneva quasi l'intero pacchetto. La conferenza stampa di alcuni giorni fa, con scene da oscar, deve aver consigliato i tre magi provenienti da Roma, Castelli, Cennicola e Ottaviani, di risalire sui propri cammelli e fare ritorno da dove erano venuti. Ancora una volta, dopo la enorme figura barbina con la cessione a Lorenzo Grassini e Fabrizio Lucchesi, Moricon de Paperoni al secolo Arnaldo Moriconi, ha sbagliato buco. Si è, cioè, infilato nell'ennesimo cunicolo senza uscita e non sa dove sbattere la testa. Da un lato, infatti, ha la famiglia che della Lucchese non vuole più sentir parlare e che, giustamente, cerca in tutti i modi di frenare l'emorragia di denaro che un impegno del genere ha finora comportato. Dall'altro, i tifosi, la stampa, una intera città che aspetta all'ingresso del tunnel che qualcosa esca fuori.

Moriconi si trova, veramente, in una situazione kafkiana senza sapere dove sbattere la testa. Ha venduto al misero prezzo di 1 euro la Lucchese che si porta in dote oltre 1 milione di euro di debiti. Debiti che, a quanto si sente dire, sarebbero piuttosto datati e che, quindi, sarà difficile riuscire a vedere saldati. Fino ad oggi i creditori della società rossonera hanno atteso pazientemente - il sindaco in primis - sperando in una svolta societaria che potesse garantire un rientro dei crediti vantati. A questo punto di sicuro c'è solo che i debiti passano di mano in mano senza che nessuno sborsi un euro per farvi fronte.

Il sosia di Fidel Castro non ha alcuna intenzione di fare marcia indietro anche perché il farlo non solo rasenterebbe il ridicolo, ma anche perché significherebbe scegliere di portare avanti la società almeno fino a quando non ci sarà qualcuno, gradito dai tifosi e sufficientemente affidabile, a cui passare il testimone. In soldoni, Moriconi si vedrebbe costretto ancora una volta a mettere mano al portafoglio. Da tenere presente che poche settimane fa, come lui stesso ha detto, ha effettuato tre bonifici per complessivi 235 mila euro per far fronte a stipendi e contributi. Possiamo anche comprendere che i figli dell'ex presidente rossonero digeriscano malamente che il genitore getti via denaro in questo modo.

La sensazione, tuttavia, è che Arnaldo Moriconi, con la sua seraficità, stia scherzando col fuoco. Il rischio, concreto, è che la Lucchese finisca inesorabilmente la propria corsa con un altro fallimento a meno che non ci sia qualcuno disposto a metterci faccia, credibilità e soldoni e il tutto entro brevissimo tempo.

Se, come sembra, Moriconi non tornerà sui suoi passi, bene, i tre magi dovranno tornare a Betlemme e presentare i propri doni ad un ambiente che li ha già respinti una volta. La stessa squadra non gradisce la nuova proprietà e per cambiare la musica ci vorrebbe qualche garanzia concreta a breve cosa di cui, a dirla tutta, dubitiamo fortemente.

Ovviamente lo staff tecnico potrebbe, comunque, scegliere di portare avanti il campionato salvo, poi, rivalersi una volta deciso il fallimento societario da parte del tribunale di Lucca. Una ipotesi cui nessuno vorrebbe giungere. Se i tre re magi avessero scelto di non tornare più, vista l'accoglienza ricevuta, in questa Betlemme rossonera denominata Lucca, allora potrebbero rivendere a Moriconi le quote rientrando delle poche migliaia di euro utilizzate per costituire la nuova società che detiene il 98 per cento del capitale sociale. 

Noi abbiamo parlato recentemente con Moriconi il quale, da alcuni giorni, non risponde al telefono. Almeno al nostro. Pare che niente riesca, beato lui, a turbare i sonni di quest'uomo incomprensibile e inafferrabile, che non guarda mai negli occhi il suo interlocutore e che tergiversa sempre senza mai rilasciare una dichiarazione definitiva. Allo stadio la contestazione nei suoi confronti e verso le tre statuine romane fuggite giorni fa, è stata esplicita e nemmeno particolarmente tenera. 

Noi, che nemmeno per tutto l'oro del mondo vorremmo trovarci in una situazione come questa, riteniamo che Arnaldo de Paperoni ha una sola scelta, obbligata: quella di rientrare in possesso delle quote, affrontare la spinosa questione della fidejussione con tutte le conseguenze eventuali, arrivare fino a giugno e poi cedere la società a persone serie. Oppure, alzare le mani e arrendersi consegnando il bastone del comando al sindaco di Lucca. 

Invece, stando ad alcune indiscrezioni, Arnaldo Moriconi a tutto starebbe pensando fuorché a tornare sui suoi passi. Vero? Falso? Non ci resta che attendere anche se, ormai, l'esperienza maturata negli anni ci porta, purtroppo, verso un pessimismo cosmico in confronto al quale quello di Leopardi era ottimismo allo stato puro.


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