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A.S. Lucchese

Salvezza Lucchese, la felicità di Favarin: “Siamo stati più forti di tutto e tutti”

martedì, 11 giugno 2019, 14:53

di michele masotti

Per condurre nel porto della permanenza in C la nave rossonera, costretta a veleggiare sotto una continua tempesta societaria, solo un comandante come Giancarlo Favarin, assieme al vice Giovanni Langella, al ds Obbedio e al suo staff tecnico, poteva compiere tale impresa. Un’annata che ha avuto dei connotati, anche nei momenti più difficili, d’epica sportiva e che ha stretto un’intera città attorno alla Lucchese. Dopo essersi rilassato con la propria famiglia nella “sua” Puglia, il condottiero dei rossoneri ripercorre per la Gazzetta di Lucca quel di condensato di emozioni che è stata la stagione appena conclusa, con la speranza che ci possa essere un seguito, magari sempre in C, nella città dell’arborato cerchio.

A tre giorni dalla serata di Bisceglie, quali sensazioni si porta dietro?

Sono emozioni indescrivibili. Questa salvezza vale più di un campionato vinto; non era facile, sebbene la squadra disponesse di buoni mezzi tecnici, compiere questa impresa per tutte quelle note difficoltà con cui abbiamo dovuto fare i conti. I miei ragazzi sono stati bravissimi. L’unione che si è creata tra tifosi, giocatori e stampa è stata fondamentale per il raggiungimento del nostro traguardo. Sul campo abbiamo fatto quasi 50 punti che ci avrebbero permessi, senza maxi penalizzazione, di prendere parte ai play-out. Abbiamo dato il cuore e ogni singola goccia di energia, sabato scorso ne è stata una dimostrazione, per la maglia rossonera. La stagione si è chiusa come si era aperta, ossia con una vittoria a rigori. Di questa annata, rifarei tutto, tranne, ovviamente, che dare la testata (riferimento all’episodio andato in scena durante Lucchese-Alessandria nda).

Già. Contro l’Arezzo ad agosto il protagonista era stato Aiolfi, in Puglia Wladimiro Falcone. Come ti spieghi la crescita esponenziale del portiere romano?

Conoscevo già le qualità fisiche e tecniche di Wladimiro, avendolo già allenato a Gavorrano, ma mi ha stupito anche me. Dopo alcune incertezze nel girone di andata, grazie al lavoro svolto con Enzo Biato, il ragazzo è diventato uno dei migliori portieri della categoria, arrecando grandi benefici alla squadra.

Quanto è stato difficile per lei stare per cinque mesi lontano dalla panchina?

Per come vivo il calcio, devo ammettere che ho sofferto tantissimo, specialmente in queste fasi finali. Non ho ricevuto un benevolo trattamento, subendo delle “marcature” asfissianti che mi impedivano di comunicare con la panchina.

Cosa l’ha sorpreso maggiormente di questo gruppo?

Innanzitutto abbiamo avuto la fortuna, dopo il cambio in corsa tra Reggiani con Antonio Obbedio, di trovare dei ragazzi intelligenti e dai valori umani importanti. La cosa che mi ha impressionato maggiormente è stata la capacità con cui si sono adattati immediatamente al sistema di gioco. Sino a quando c’è stata la tranquillità societaria, abbiamo espresso un bel calcio. Dalla svolta negativa del 28 dicembre non nego che è subentrata un pizzico di paura per il futuro. In questa situazione i ragazzi, lo ripeto, sono stati bravi a compattarsi ulteriormente fino a raggiungere questo traguardo.

Cosa riserverà il futuro a Favarin?

Onestamente non lo so. Certamente la mia priorità, sperando in una favorevole soluzione della vicenda societaria, va a Lucca, piazza a cui sono particolarmente legato e nella quale mi sento a casa, e ai colori rossoneri. Vorrei continuare il mio lavoro con questo gruppo di giocatori che può dare ancora tante soddisfazioni a questi favolosi tifosi.

 


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