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Omicidio del vigile a Milano: pena di morte!

domenica, 15 gennaio 2012, 23:32

di aldo grandi

Presi com'eravamo dalle quisquilie politiche lucchesi, ci eravamo ripromessi di tornare sull'omicidio avvenuto a Milano alcuni giorni fa quando un Suv con due nomadi ha travolto e ucciso, dopo averlo trascinato per decine di metri, un vigile che si era permesso di fare un normale controllo. Proprio oggi uno dei due assassini, uno slavo, è stato catturato in Ungheria dove aveva subito cercato di trovare rifugio e riparo. Alcuni giorni fa, nel corso di una rapina a Roma, due immigrati extracomunitari avevano sparato e ucciso il padre e la figlia piccola che teneva in braccio. Ora, sicuramente, ci saranno degli avvocati - ma con quale coraggio, la mattina, questi si guardano allo specchio e, soprattutto, come fanno a tagliarsi tutto il pelo che hanno sullo stomaco per difendere simili bestie? - già pronti per difenderli anche se, trattandosi di gente economicamente non abbiente, sarà dura trovare dei principi del foro. Comunque sia la sostanza non cambierebbe e faccia e pelo sullo stomaco sarebbero, esattamente, la medesima cosa. Chi scrive vorrebbe invitare coloro che leggeranno queste righe a far mente locale e pensare se, la morte e com'è arrivata per queste tre povere vittime, avesse riguardato un marito, un genitore e/o un figlio. Nessuno si rende conto di cosa significhi perdere un figlio o un genitore se non quando la vita, purtroppo, lo mette alla prova in questo senso. Ebbene, come si può pensare che i due nomadi che hanno ammazzato come un cane il vigile a Milano o i due rapinatori che hanno freddato padre e figlia abbiano il diritto di vivere ancora e di ricevere, magari, anche il perdono? La società, perbenista, perdonista e avvezza alle massime della chiesa cattolica che troppo spesso, nel corso della sua storia, ha evitato accuratamente di alzare il tono della voce in difesa delle vittime dell'arroganza del potere, biasima coloro i quali vorrebbero che questi assassini pagassero con la vita ciò che hanno fatto. Invece no, questo falso e ipocrita buonismo pensa solo e soltanto ai colpevoli arrivando, paradossalmente, a tutelarli più che della memoria delle stesse vittime e dei loro familiari. Noi, al contrario, siamo favorevoli alla pena di morte e non abbiamo dubbi nel ritenere che questa nostra società, ormai preda di una cancrena pressoché inarrestabile, abbia bisogno di qualcuno che si assuma la responsabilità di proteggere la collettività tutta dalla violenza disumana che, sovente, alberga negli esseri umani. Se lo Stato non assumerà il ruolo che gli deriva dal contratto sociale stipulato con i suoi sudditi, arriverà un giorno in cui saranno gli stessi sudditi, purtroppo e drammaticamente, a farsi giustizia da sé. Questa è la società della deresponsabilizzazione, ma coloro i quali sono alla guida della cosa pubblica, non possono far finta di niente e chiudere gli occhi ed aprirli solo quando c'è da spremere la comunità o raccattare prebende, consensi e tangenti. Mai come oggi la sicurezza deve essere un diritto e, per lo Stato, un dovere e un obbligo garantirla. 


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