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Ce n'è anche per Cecco a cena

Lacrime di coccodrillo

mercoledì, 22 gennaio 2014, 12:30

di aldo grandi

Il sindaco piange. Gli assessori piangono. La Vietina piange anzi, addirittura, si dispera. Le associazioni antirazziste, antifasciste, anti tutto quello che c'è, si stanno mobilitando perché Lucca sta diventando, hanno letto e dicono, una città invivibile, dove qualcuno, non si sa bene chi, si è recato a Sant'Alessio dove abita Tambellini e lo avrebbe minacciato e offeso per la sua intenzione di realizzare le case dei rom non solo a S. Anna, ma anche in via Brunero Paoli nel cuore del centro storico. Il sindaco sembra, giunge voce dal palazzo dei Bradipi, un cane bastonato che si sente accerchiato da noi, cattivi italiani, cattivi cittadini, cattivi tutto che non vogliamo case per i nomadi, che non vogliamo privilegi per immigrati, che chiediamo solo e soltanto uguale rispetto per chi, alla comunità, paga qualcosa come contributo. Non siamo cattolici come monsignor Italo Castellani che, comunque, ci pare non abbia tutta questa voglia di aprire le canoniche o dare i propri appartamenti ai rom, non ci sentiamo migliori o peggiori per questo né siamo posseduti dal sacro egoismo che qualcuno ci rimprovera. Non sopportiamo di apprendere quello che, oggi, abbiamo appreso, di un sindaco, poverino, assediato. Mai abbiamo amato i servi sciocchi, ma peggio ancora sono i servi intelligenti, quelli che camuffano la propria liberalità e autonomia di pensiero. Quelli, proprio, non li sopportiamo. Alessandro Tambellini si lamenta di cosa? Non ha combinato niente da quando è salito al potere salvo la convenzione quinquennale con il Summer Festival, per il resto tutto fa schifo: dalle strade piene di voragini agli interventi strutturali che non decollano e che non riescono a trovare un cane disposto a investirci per guadagnare qualcosa.

Ha sulle palle Renzi e si è sdraiato sulla linea di Dumbo Enrico Rossi il quale, avete letto, annuncia che il futuro della nostra regione sta nell'accoglienza degli immigrati. Chi scrive non può buttar giù ciò che pensa veramente poiché la querela è sempre in agguato, in un paese dove la libertà di stampa e di espressione valgono fino a quando non si tocca il culo dei politici a qualunque parrocchia appartengano. Mauro Favilla lo abbiamo massacrato, gli abbiamo perfino fatto rimuovere la tettoia abusiva, ma che stile, che differenza rispetto a questi parvenu della sinistra utopistica, questi insegnanti scolastici che sanno solo insegnare a contestare il sistema piuttosto che svilupparlo e farlo crescere, per i quali parole come socialismo e comunismo, nonostante le tragedie prodotte, assurgono ancora a vangelo. 

Siamo vissuti, per settant'anni dalla fine del fascismo e della guerra, in una atmosfera di consociativismo che, in realtà, era prodotta dalla logica, unica, di spartizione del potere e della torta. Abbiamo sopportato, per decenni l'Assoluto impostoci dalla Democrazia Cristiana che questo stato di cose ha prodotto: un clientelismo che tutti i partiti, nessuno escluso, hanno covato e alimentato non appena sono entrati nella stanza dei bottoni. Per lustri ci hanno dato a intendere che la felicità fosse un diritto, che la vita agiata fosse una conseguenza non di lavoro e sacrifici, ma di speculazioni, ruberie, reati e non, invece e come spesso è, del lavoro e della genialità. Adesso che il barile è stato raschiato e che nessuno più può permettersi di fingere - salvo i politicanti delle regioni autonome Sicilia in primis - ecco che nessuno vuole più pagare dazio.

Oggi solo chi dà ha diritto di ricevere. Vale la regola della vecchia Inghilterra: nessuna tassa senza rappresentazione politica e la cosa clamorosa è che i politici non rappresentano assolutamente chi contribuisce al mantenimento del carrozzone statale, ma chi, al contrario, rischia di provocarne e ne ha già causato lo sfascio.

Così dobbiamo sorbirci tasse di soggiorno inutili e per le quali queste lingue biforcute degli amministratori nostrani avevano promesso di investire nel turismo e nella programmazione. E invece? I problemi sono i nomadi, sono i centri accoglienza quasi fosse una missione e un obbligo dovervi partecipare. Noi non siamo razzisti, ma siamo italiani e come tali pretendiamo che chi viene in casa nostra rispetti quelle che sono le nostre consuetudini e non diciamo leggi perché di certe leggi ne faremmo volentieri a meno. Perché Tambellini, invece di pensare ai rom, non amministra una città che fa acqua da tutte le parti? Ci sono assessori che verrebbe da piangere solo a sentirli parlare, gente che non è abituata a scommettere sulla propria vita figuriamoci se può permettersi di farlo con quella degli altri! Questa giunta ha fallito. Il giudizio è inappellabile. Ormai, ha detto bene Sereni, si è scavato un fossato tra la Lucca che produce, che la mattina si alza e lotta per arrivare a fine giornata, che vuole servizi efficienti, che non vuole pagare multe per stronzate quando ancora nemmeno sappiamo per quale ragione il buon Giulio Sensi non ci ha fatto sapere il motivo della proroga del pagamento delle bollette Geal e se i contatori singoli al campo nomadi hanno prodotto effetto. 

L'unica verità è che la sinistra porta sfiga. Da sempre, è cupa, triste, non sa suscitare entusiasmi concreti, non invoglia al rischio, non aiuta a sognare ed è capace solo di ridimensionare l'avversario, di demonizzarlo, di accontentarsi. In una sola parola, è in grado soltanto di essere lo specchio della mediocrità. Allora siamo di destra? No, siamo gente che non ha in simpatia la classe politica in generale e che, se fosse per noi, tutti, indistintamente, sarebbe rispedita a casa a calci nel sedere. Esiste una giustizia terrena che è superiore e più ragionevole della giustizia divina: una giustizia per la quale paga chi ha sbagliato e guadagna chi ha fatto bene. Invece, hanno fatto di tutto per livellare e omogeneizzare i comportamenti e le loro conseguenze. Noi non ci stiamo. Le lacrime del sindaco sono lacrime di coccodrillo che prima 'fanno' le cose poi se ne pentono. Se le serviva un altro addetto stampa per magnificare le cose che fa, caro Tambellini ha sbagliato di grosso. Non è un addetto stampa che le serve, ma una robusta iniezione di intelligenza creativa e ottimismo pagano.


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