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Insorgere per risorgere

lunedì, 23 marzo 2015, 23:14

di aldo grandi

Insorgere! Risorgere! Il motto, coniato da Emilio Lussu, divenne la bandiera di Giustizia e Libertà, il movimento antifascista più elitario e, purtroppo, scomparso nell'immediato dopoguerra vaso di coccio, ma con tanto coraggio e cultura, stritolato in mezzo a tanti, troppi vasi di ferro. Già, ma chi ricorda tutto ciò? Forse i ragazzi, studenti, intenti a trascorrere le proprie giornate appiccicati all'i-Pad o alla Play-Station 4? Forse i loro genitori dediti, purtroppo, alla necessaria ricerca del pane quotidiano? Magari i nostri governanti, che di cultura storica sanno e conoscono quanto il sottoscritto capisce e comprende di fisica quantistica? Il motto di Giustizia e Libertà, nelle cui file militavano, prima di essere uccisi dai cagoulard francesi prezzolati dai servizi segreti dell'Italia fascista, i fratelli Rosselli, era, appunto, diretto agli italiani che volevano risorgere dalle disgrazie e disfatte che la sciagurata alleanza di Mussolini con Hitler e il nazismo aveva provocato. Oggi, lo stesso motto, sinonimo di partecipazione attiva, di volontà di non arrendersi, di rifiuto di ogni rassegnazione, deve tornare ad animare chi non può né deve accettare che il nostro Paese scivoli verso una deriva che non è più quella fascista di settant'anni fa, ma che gli si avvicina, paradossalmente, di molto.

Oggi, nell'anno di dis-grazia 2015, il rischio, concreto, è di finire in una sorta di melting pot culturale e ideologico privi assolutamente di qualunque corrispondenza con le nostre radici e la nostra storia oltreché con la nostra identità nazionale. Oggi insorgere vuol dire, per tutti coloro che ancora tengono a questa povera Italia, essere pronti a respingere e a ribellarsi qualora qualcuno pretenda di azzerare tutto in nome dello straniero. Ogni giorno, ovunque, dalle Alpi alle Piramidi, ma fermiamoci, per carità, alla Sicilia visto che Napoleone è un'altra storia, gli Italiani sono costretti a subire le violenze che non sono, si badi bene, aggressioni di natura solamente fisica, ma costrizioni che impongono, in nome di una presunto buonismo senza senso e senza ragione, costumi e usanze che nessuno sarebbe disposto ad accettare se venissero poste in essere da concittadini, ma che deve, al contrario, subire e comprendere perché, altrimenti, i soloni della Sinistra mentecatta, li accuserebbero di razzismo. 

Ascoltate questo aneddoto. Giustappunto frutto di una conversazione avuta oggi pomeriggio in Versilia, terra italiana almeno fino a quando, nei prossimi mesi, non ci sarà l'invasione fottuta e fottente di clandestini dediti alla vendita di prodotti contraffatti per conto della criminalità organizzata che il puffo boy-scout di Renzi fa finta di non vedere - mai, questo Paese, ha avuto un primo ministro così debosciato e fasullo, impregnato di facebook e incapace di mantenere quel che promette e dice di voler fare - per timore di chissà quale reprimenda. Lui si chiama Ezio Panseri, ha 68 anni, nato a Bergamo, dal 1969 vive e lavora a Viareggio e Lido di Camaiore. E' titolare di una storica azienda, la gelateria artigiana Olimpia e nella sua famiglia i gelati si producono e si mangiano, con prodotti naturali, da oltre 50 anni. Sul lungomare del Lido, appena fuori la sua gelateria, ha fatto realizzare una fontana riservata ai clienti che, magari, sporcandosi le mani col gelato, vogliono sciacquarsele. talvolta, nella calura estiva, anche qualche amico a quattrozampe, cane o gatto, si avvicina per bere. Ebbene, è nata una sorta di guerra non sottoscritta né dichiarata perché i numerosi venditori immigrati pretendono di usarla per lavarsi i piedi. E non c'è verso di farglielo capire che serve per bere e non per infilarci le zampe.

Ovviamente saremo tacciati di razzismo dai soliti dementi della Sinistra marxista da un tanto al chilo, quella che di Marx ha letto poco o nulla e che considera Marx alla stregua di un Gesù Cristo e le sue opere come il vangelo. Insorgere, quindi, per risorgere, ma contro chi e per quale ragione? Insorgere, pronti a farlo, contro tutti coloro che vogliono imporci, con la forza della parola politicamente corretta, abitudini e comportamenti che non nascono dalla nostra cultura e dalla nostra storia, ma da quelle di coloro che, le cattedrali, se potessero, non le costruirebbero né le avrebbero mai costruite, ma, casomai, le utilizzerebbero come cessi all'aria aperta - così fanno - o distruggerebbero come fanno i macellai bastardi dell'Isis. Insorgere ed essere pronti a farlo, perché i nostri governanti e i nostri vertici militari sono nominati per meriti politici e mai e poi mai avrebbero gli attributi per schierarsi dalla parte del popolo ossia degli Italiani. Sarebbero pronti a cambiare solo di fronte a un fatto compiuto, ad esempio un colpo di Stato. Ma, come ebbe a dire, giustamente, il fascista Almirante, in questo paese possono esserci, al massimo, dei colpi di sole ché di colpi di stato non c'è nessuno che sarebbe in grado di farli seriamente.

Oggi, nonostante i disperati tentativi dell'estrema sinistra e dei centri sociali di mantenerlo in vita, il fascismo è morto e sepolto, ma a chiamarlo tale, provvedono i soliti intellettuali da strapazzo e i giornalisti dalla cultura storica pari a quella di un sorcio schiacciato sull'asfalto, ossia zero, che hanno bisogno di un nemico da combattere foss'anche un ectoplasma o un fantasma. Oggi, il vero pericolo non sta nel fascismo, ma nella melassa politica composta da sinistra e cattolicesimo aspirante al martirio. Nemmeno Aldo Moro riuscì a cavar fuori un compromesso storico che oggi, a distanza di 40 anni da quando venne formulato, non solo è diventato antistorico, ma, purtroppo per noi, è assurto ad alleanza politica e, peggio ancora, ideologica. Boldrini, Renzi, papa Francesco, parlamentari e politicanti della Sinistra tutta e senza distinazione tra istituzionale e estrema, stanno conducendo l'Italia allo sfascio e alla sua rovina. Servirebbe, alcuni dicono, l'Uomo forte. Ma dove trovarlo di questi tempi? Forse nella movida di Torre del Lago, magari con tanto di parrucca e stivali con paillettes? O in qualche associazione di volontariato dedita al recupero di tutti coloro che, nella loro esistenza, hanno fatto il possibile per non essere recuperati?

E a noi, a quelli che, ogni giorno, si spaccano il culo perché non si sentono da recuperare, da compatire, da consolare, a noli, che cazzo ci spetta in questo mondo dove le minoranze hanno diritto di sopravvento sulla maggioranza silenziosa? A chi dobbiamo rivolgerci per combattere e contrastare le violenze quotidiane che subiamo da una burocrazia vessatoria e da uno stato traditore e vile che ci vende al primo venuto per i trenta denari pagati dall'Unione Europea? Ci chiamano qualunquisti, fascisti, razzisti eppure, a chi scrive, non sembra di essere mai stato tale. Tutt'altro. Ma sono decenni, purtroppo, che i mass media, per un malcelato e stupido senso di giustizia ed eguaglianza, sono nelle mani del giornalismo sindacalizzato e politicizzato a senso unico, ossia a sinistra, dove vige la regola del massacrare chi non la pensa allo stesso modo. 

Con orgoglio, chi scrive, ringrazia questa città, Lucca, per essere quel che è, con un tessuto sociale in cui, ancora e chissà per quanto, sono i lucchesi a essere tali e a difendere la propria tradizione e le proprie radici. Andate a Livorno, a Massa, a Carrara, a Viareggio, nel pisano e vi renderete conto del degrado che attanaglia queste realtà, un degrado civile fatto di persone che non hanno più nulla da chiedere se non il minimo indispensabile per sopravvivere. Eniente di più. Nessuna aspirazione, nessun desiderio di miglioramento, nessun sano spirito di competizione o di differenzazione. Una sola, enorme, universale eguaglianza al livello più basso, quello della mediocrità.

Noi, non ci stiamo e se insorgere per risorgere fu il motto dell'antifascismo laico e repubblicano, lo sarà anche per chi, come noi, non fa distinzione di colore tra fascismo nero e fascismo rosso.

 

 

 

 

 


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