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Ce n'è anche per Cecco a cena

Fuga dalla Vittoria

domenica, 6 agosto 2017, 00:12

di aldo grandi

Chi scrive, da sempre, odia le ingiustizie, i soprusi, le soverchierie commessi nei confronti di chiunque, i privilegi, le consorterie, i comitati di affari, i partiti, tutto ciò che serve a relegare l'individuo e le sue capacità, l'uomo e la sua dignità, nei bassifondi della società. Chi scrive odia, soprattutto, il potere che non è di destra né di sinistra, né di centro: il potere, più semplicemente, è. Ed è uguale ovunque e ad ogni latitudine. Bene, per aver difeso il professor Pietro Martinelli sospeso e decurtato dello stipendio di circa 400 euro per aver manifestato il proprio pensiero sull'islam a una studentessa egiziana che non si era alzata in piedi come avevano fatto tutti gli altri e che, durante la lezione, se ne era andata per non assistere alla relazione sullo stato dell'Isis, la Gazzetta di Lucca ha ricevuto una lettera dell'avvocato milanese della preside della scuola dove insegna Marinelli. Proprio la preside, del resto, ha sospeso l'insegnante. Nella lettera dell'avvocato ci è stato intimato di non scrivere più sulla questione e di aver offeso la professoressa Maria Vittoria Amantea senza averla nemmeno ascoltata. Una lettera lunga quella del legale Marco Maccaferri che a noi sembra assurgere e assumere il tono di un ultimatum e l'avvocato sa bene che a un ultimatum si risponde solamente in un modo.

Abbiamo cercato di parlare con l'avvocato, ma dallo studio, dopo alcune chiamate, ci ha telefonato una sua collega molto gentile che, però, era completamente estranea alla vicenda, ma che, a nostra richiesta, si è impegnata a riferire al collega che, tuttavia e fino ad oggi si è ben guardato dal contattarci per spiegarci in che cosa avremmo offeso la sua cliente. All'avvocato non piacevano né andavano bene i nostri articoli, quelli del sottoscritto e di Barbara Pavarotti e senza tante storie e come sempre accade nelle lettere di questo genere, si riserva il diritto di adire le vie legali per chiedere risarcimento in sede civile e condanna in sede penale. 

Più volte abbiamo provato a contattare la professoressa Amantea sul suo profilo facebook, ma non ci ha mai risposto. Ha provato anche la collega Pavarotti, ma senza successo. 

Apprendiamo, tuttavia, proprio oggi, che  il professor Pietro Marinelli dell’istituto Falcone-.Righi di Corsico (Milano) denunciato e sospeso per aver criticato l’islam durante una lezione dedicata all’isis, ha avuto uno sviluppo inaspettato. La notizia arriva dallo stesso docente sul suo profilo facebook:

Cari amici, la preside del mio Istituto ha chiesto, nei miei riguardi, una visita medica di controllo, alla Commissione medica di verifica della Sovrintendenza della Lombardia, per accertare la mia idoneità o inidoneità all'insegnamento. Ciò perché lei sostiene che io abbia "disturbi nel comportamento gravi, evidenti e ripetuti, che fanno presumere l'esistenza dell'inidoneità psichica permanente assoluta o relativa al servizio".

Di fronte a queste righe non abbiamo potuto restarcene zitti anche a costo di prenderci tutte le querele di questo mondo. A questo punto crediamo che la professoressa Amantea debba spiegare e far sapere in base a cosa il professor Marinelli dovrebbe essere sottoposto a una visita medica atta a stabilire la sua idoneità al servizio. L'avvocato ha contestato all'autore di queste righe di aver definito Marinelli 'umiliato e offeso' nel titolo, ma perché?, questa visita medica secondo lui come dovrebbe essere interpretata se non una vergognosa umiliazione ai danni di un docente le cui colpe dovremmo e vorremmo conoscere visto che lo stesso avvocato milanese ci accusa di non aver verificato i fatti?

Viviamo in un mondo dove i giornalisti, nella stragrande maggioranza, sono dei lacché di regime o dell'editore e del direttore di turno, senza spina dorsale e proni al potere. A molti basta la minaccia di una querela per abbassare i pantaloni e rinunciare a tutto pur di non rischiare di essere inchiappettati.

Parola d'ordine del politicamente corretto dell'informazione è, appunto, non urtare la suscettibilità di chiunque, fossero anche cani e porci anzi, in particolare se si tratta di cani e porci. 

L'ordine dei giornalisti, invece di essere un organo in grado di difendere gli iscritti, spesso altro non è se non un tribunale pronto a giudicare al primo esposto che arriva sul tavolo presentato da chicchessia. 

Noi riteniamo che quando si tratta di principi, come in questo caso, nessuno debba fermarsi di fronte alla paura di essere chiamato in giudizio. In un universo dove la solidarietà è a senso unico e dove la mediocrità e l'ipocrisia regnano sovrani e incontrastati, in un paese dove il popolo è ancora più africano nell'animo e nello spirito di quanto non lo siano i milioni di clandestini che sbarcano sulle sue coste, c'è un professore, Pietro Martinelli, che tiene alto il nome non tanto del cristianesimo o dell'Italia, ma del corpo docente nella sua totalità e che cosa succede? Nessuno, né tra il sindacato, sempre in prima fila per difendere anche le peggiori stronzate, né tra la sinistra, né tra i partiti, né tra i colleghi del professore, né tra gli studenti che quando si tratta di contestare, lo fanno senza nemmeno sapere di cosa parlano. Solo, ancora una volta, la Gazzetta anzi, le Gazzette, che scendono in campo per non isolare quest'uomo, per non farlo sentire solo, per manifestargli la propria solidarietà e per chiedere, ancora una volta, al ministero di intervenire e alla preside, che sarà tornata dalle ferie, di farci sapere che cosa ha esattamente commesso il professor Pietro Marinelli. Lo esige la nostra coscienza, lo richiede il nostro mestiere, le rivendica il popolo italiano che, nella scuola pubblica, ancora ha fiducia.


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