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Ce n'è anche per Cecco a cena

Grassini e Lucchesi, attenti a quei due

sabato, 17 marzo 2018, 02:02

di aldo grandi

Sono arrivati i Conquistadores. Paperon de Moriconi, pur di rientrare dei soldi investiti e a costo di evitare un inevitabile, ulteriore esborso economico che lo condurrebbe alla disperazione, ha scelto di cedere la maggioranza della quote della Lucchese Libertas 1905 alla Aigornetto Ltd di Lorenzo Grassini e consorte, una società all'uopo costituita a Londra con capitale sociale 100 sterline con cui, dopo il fallito tentativo di acquistare l'Arezzo, il businessman di Colle Val d'Elsa si è votato ai colori rossoneri. Accompagnato, in questa avventura da un personaggio come Fabrizio Lucchesi, nativo di Empoli, abitante a Roma e, come ha ironizzato in fase di presentazione, provvisto di un cognome che, prima o poi, inevitabilmente, lo avrebbe condotto a Lucca. Al di là dei giochi di parole, ieri mattina al Porta Elisa abbiamo assistito ad una sfilata di personaggi provenienti dalla capitale e non solo, a cominciare da Alessandro Sturba, vecchia conoscenza dei tempi di Fouzi Hadi, ex calciatore e, attualmente, uomo della scuderia targata Lucchesi. Prima della conferenza stampa con cui Grassini e Lucchesi si sono presentati, Giovanni Lopez ha spiegato come riesca a far viaggiare ugualmente i suoi ragazzi nonostante le ricorrenti voci societarie, ma sul suo volto e dalle sue parole è trapelata, o forse l'abbiamo interpretata noi, una sorta di rassegnata ironia avverso ciò che sta accadendo all'interno del sodalizio rossonero. Di certo tutto e forse anche di più presto verrà cambiato, dall'allenatore al direttore sportivo al fine di poter allestire, per la prossima stagione, una squadra in grado, udite udite, di scalare le vette del campionato e raggiungere la serie B. Sì, perché nonostante tutti i tentativi di Lucchesi di farci intendere che la Toscana e Lucca in particolare siano, per lui, una specie di terra promessa, ci riesce difficile immaginare un dirigente di calcio con il suo pedegree restare troppo a lungo in una società di Lega Pro. A meno che.

Ecco, appunto, a meno che ci sia qualcosa o qualcuno che su Lucca e la Lucchese ha messo occhi e mani. E' chiaro a tutti, comunque, che con l'arrivo dei Conquistadores romani di spazio vitale per i lucchesi, nel sodalizio rossonero, non ce n'è. Faceva tenerezza vedere il solo Moreno Micheloni aggirarsi tra personaggi mai visti prima al Porta Elisa in cerca di chissà cosa, magari anche un solo accenno o cenno di complicità. Tutti e tutto odorava di bucato ieri mattina alla conferenza stampa indetta per annunciare il nuovo Verbo. 

Dietro le quinte, ma, in realtà davanti e, anzi, attento a non perdersi un colpo, Arnaldo de Paperoni, ormai artefice della cessione e intenzionato a riprendersi quei soldi che, almeno fino a quando non li vedrà nero su bianco, anzi, verde sul conto, sono ancora di là da venire. Lunedì sera il futuro presidente Grassini accompagnato da Lucchesi si recheranno nella sede di Lucca United per affrontare i tifosi. Grassini ha già fatto sapere di volere uno stadio diverso e più adatto allo spettacolo e ai visitatori, ma qualcuno dovrebbe spiegargli che, Boldrini permettendo, sull'impianto di Porta Elisa, realizzato in epoca fascista, c'è il vincolo della sovrintendenza e, quindi, non si può fare ciò che si vuole come già comprese, a sue spese, un tal Giovanni Valentini da Prato.

La Lucchese, per carità, non era un bocconcino appetibile né, tantomeno, un clamoroso affare, ma la testimonianza di un passato glorioso e di una città laboriosa e in grado di piegarsi, secoli fa, solo a un tal Napoleone Bonaparte, questo sì. I lucchesi non sono disposti, per il calcio, a vendersi l'anima, figuriamoci il corpo attaccati come sono alla concretezza dell'esistenza. Ecco perché, a nostro avviso, sia Grassini, sia Lucchesi che di esperienza nel calcio ne ha da vendere, dovrebbero per prima cosa essere coscienti e consapevoli che a queste latitudini gli anelli al naso ancora e salvo qualche risorsa umana piovuta da lidi lontanissimi, non li ha nessuno. E, quindi, ecco la necessità di giocare a carte scoperte senza dichiarare chissà quali patrimoni sparsi qua e là per il globo, difficilmente verificabili e in grado di far sognare la tifoseria con acquisti e progetti mirabolanti. Qui, a queste latitudini, la gente, fino a svariati decenni fa, era solita spaccarsi la schiena e anche il fondoschiena sui campi per strappare alla terra il necessario per vivere. E se adesso molti discendenti di quei contadini possono permettersi agi e ricchezze all'epoca impensabili, è altrettanto vero che la memoria è sempre ben viva e radicata nelle loro teste e si dà il caso che tutti quegli imprenditori nostrani disposti a entrare in società ai quali Tambellini e giunta facevano riferimento di continuo, bene, non se ne è visto uscire allo scoperto nemmeno uno. 

Questo per dire che i lucchesi 750 mila euro cash per acquistare la Lucchese più un altro milione per pagarne i debiti sia pure rateizzati, nemmeno ci pensavano e mai ci hanno pensato. Perché, allora, lo hanno fatto o, meglio, lo starebbero per fare un Lorenzo Grassini da Colle Val d'Elsa e Fabrizio Lucchesi da Empoli via Roma? Boh. Staremo a vedere. Intanto aspettiamo fiduciosi gli sviluppi della storia e spieghiamo a quei tifosi che ce lo hanno chiesto che il fatto di aver acquistato la Lucchese con un capitale sociale di appena 100 sterline non vuol dire granché dal momento che il denaro, comunque, dovrà transitare dalle casse, si fa per dire, inglesi, a quelle di Moricon de Paperoni. Per il resto, le parole le porta via il vento le biciclette, ormai, non certo i livornesi.


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