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Difendere l'Italia

sabato, 3 marzo 2018, 19:46

di aldo grandi

Quale aggettivo trovare per descrivere i nostri governanti? Piccoli, miseri, ignoranti, stupidi, mentitori, traditori? No, sono talmente privi di qualità, talmente mediocri, che anche la definizione di 'traditori' sembra troppo grande per loro. Nello scorrere col pensiero, in un rapidissimo sguardo sul recente passato, i nomi di questi governanti, la storia dei loro tradimenti, non ho potuto fare a meno di riconoscere che a nessun popolo è stato riservato, come a quello italiano, il destino di essere 'rappresentato' da persone che non sono 'italiane' se non perché iscritte all'anagrafe come tali. Non sono parole di Aldo Grandi, di questo direttore (ir)responsabile della Gazzetta di Lucca, il quotidiano on line più denunciato, querelato, attaccato, criticato, ma, per fortuna, letto almeno a certe latitudini. Sono parole di Ida Magli, antropologa, donna indipendente, intellettuale lontana anni luce dal PUD (Pensiero Unico Dominante) scomparsa all'età di 90 anni senza mai aver smesso di combattere per il nostro Paese o, a dirla tutta, per quel poco che ne è rimasto vista la cessione, a destra e a manca, di ogni sovranità. Sono parole contenute in un libro che noi tutti, voi compresi, dovremmo leggere: Difendere l'Italia che è lungi dall'essere un inno al nazionalismo esasperato, ma, al contrario, il tentativo di porre un argine a tutti quei poteri - dalla politica alla Chiesa, dalla burocrazia alle autorità delegittimate - che hanno svenduto l'Italia agli organismi sovranazionali solo per garantirsi una fetta di potere e di denaro, quei famosi trenta denari che Giuda si fece pagare per tradire Gesù. O noi torniamo a credere nel diritto di riappropriarci della nostra Identità Nazionale respingendo al mittente e rifiutando le omologazioni-omogeneizzazioni imposteci dai servi dell'Unione Europea e della globalizzazione spinta, oppure saremo costretti, presto, a vagare come anime morte in cerca di un senso e senza alcuna identità o radice cui aggrapparsi.

Vogliono disintegrare ogni residuo senso di appartenenza, ogni traccia di un passato comune in nome di un melting pot culturale e politico che rappresenta la fine di ogni stato nazionale. Si sono messi in testa di sostituirci così, semplicemente, travasando, nemmeno si trattasse di un liquido, milioni di esseri umani provenienti da evi e regioni distanti anni luce soltanto perché hanno in mente una folla inerme e senza caratteri distintivi che non siano un meticciato più facilmente controllabile, impiegabile e manipolabile. Oggi il problema più urgente è evitare che questo Paese e l'intera Europa diventino una nuova Blade Runner dove al posto dei replicanti ci siamo noi e ci saranno i futuri esseri (dis)umani cresciuti alla corte delle multinazionali senza cuore. 

Paradossalmente proprio chi vuole combattere il capitalismo sfrenato pensando di poter adoperare l'immigrato massa come chiave in grado di scardinare il sistema, non si rende conto di favorire, al contrario, la nascita di masse amorfe e prive di memoria, pronte ad essere sottomesse e sottoposte ai criteri di produttività esasperata richiesti dal sistema produttivo mondiale. 

La scelta, allora, è tra chi vuole un'Italia che sia degli italiani e di coloro che sentono di appartenervi e chi, al contrario, considera le frontiere e i confini come semplici ostacoli all'embrassons nous generale tanto caro al papa gesuita Bergoglio. Difendere l'Italia è l'unico scopo valido per chi ancora credere in una Identità umana e nazionale che niente e nessuno devono permettersi di alterare. Potrà sembrare strano che il singolo voto possa evitare il massacro e cambiare le cose, ma tanti singoli voti possono contribuire e farlo. Spetta a noi l'ultima decisione. 


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