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Ce n'è anche per Cecco a cena

Il partito... dei lunghi coltelli

martedì, 7 agosto 2018, 18:35

di loreno bertolacci

Quando le cose non vanno, quando si avvertono, intorno, pressione e stress per una situazione politica oggettivamente difficile, la convivenza e la disponibilità diventano, anche tra amici e colleghi di più o meno lunga durata, un optional tutt'altro che scontato. L'intervento di Luca Menesini, sindaco di Capannori, presidente della Provincia, sul tema degli assi viari, è pesantissimo e non solo perché giunge a contestare una visione del progetto opposta alla sua o quasi, ma perché le sue parole vanno ad intaccare un presunto clima di assoluto idillio e compattezza che sin dalla batosta elettorale del 4 marzo i Baccelli e i Marcucci avevano cercato di far trasparire. Ebbene, non è così e, forse, non lo è mai stato. Il fatto, indiscusso, è che Menesini spara senza tanti complimenti all'indirizzo di un assessore regionale, di un consigliere regionale e di un sindaco, Alessandro Tambellini, utilizzando parole e toni tutt'altro che acquiescenti e pronti o proni al confronto. È inutile - scrive Menesini - c'è una fetta di Partito Democratico incapace di dialogare, di ascoltare, di comportarsi in modo corretto. Se non sei allineato cercano sempre di farti fuori...  La Piana di Lucca va rispettata nella sua totalità, Capannori non ha cittadini di seconda categoria. Ma di fatto oggi ci è stato detto questo, da questi 'potenti' della politica che si sono dimenticati che cosa sia la relazione con i cittadini. Io sono diverso, io non me la sono scordata e la pratico ogni giorno. Per cui dico di nuovo che il sistema tangenziale ci vuole ma fatto bene, nella sua interezza e con le modifiche richieste negli atti. Se così non sarà, per passare da Capannori mi dovrete asfaltare.

Se le parole sono - come scriveva Carlo Levi - pietre, quelle pronunciate da Menesini sono macigni destinati a lasciare il segno a meno che i tre accusati non facciano orecchie da mercante lasciandosele scivolare addosso come l'acqua sui sassi. Menesini, a nostro avviso, ha ragione anche se non è aprioristicamente contrario agli assi viari come, al contrario, siamo noi. Perché di asfalto destinato a distruggere l'ambiente in maniera irreparabile e irrecuperabile siamo stanchi e quello che vogliamo lasciare alle future generazioni non è né può essere un futuro di cemento.

Tornando alla politica, è chiaro che in seno al Pd qualcosa si è rotto sotto l'incalzare del vento del nord che sta soffiando su tutta l'Italia a favore di un recupero delle esigenze e delle rivendicazioni popolari e populiste opposte ai diktat di una classe politica, quella di Sinistra, capace solo di sapersi nominare avanguardia impossibile di un esercito inesistente.

Noi della Gazzetta, buttati fuori dall'agone politico da un Pd che ci ha bannato da ogni contatto e confronto, ci rallegriamo che qualcosa stia succedendo in quello che è tutto fuorché un monolite verniciato di rosso. Luca Menesini non è sciocco e ha compreso che il rischio di andare alle amministrative del 2019 a Capannori con un bagaglio pesantissimo è più che probabile e non ci sta anche perché, con questi chiari di luna, la possibilità di prendere una risciacquata è tutt'altro che remota. Lo scontro, quindi, va al di là del contingente e tocca apertamente quello che certi personaggi politici vorranno fare da grandi.

Come si percepisce, Menesini attacca l'assessore regionale Vincenzo Ceccarelli, il consigliere regionale Stefano Baccelli e il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini lasciando fuori colui che tutto può in provincia di Lucca, ossia il senatore Andrea Marcucci, braccio destro nonché sinistro, piede sinistro e gamba destra del fu capo del Governo Matteo Renzi. Evidente che Menesini chiede aiuto e altrettanto chiaro è a chi. A questo punto un si salvi chi può è auspicabile per coloro che non vogliono scomparire dalla circolazione anche perché, non ce ne vorrà Menesini, il suo avvenire politico, da sindaco e presidente della Provincia con il dono dell'ubiquità, potrebbe improvvisamente trasformarsi, l'anno venturo, in una dimensione da visconte dimezzato per non dire annientato.

 

 

 

 

 


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