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Il guerriero ritrovato

martedì, 25 settembre 2018, 13:29

di barbara pavarotti

Suonino le trombe, rullino i tamburi. Il guerriero torna in pista. Era ora. Fra qualche giorno leggerete nuovamente gli editoriali di Aldo Grandi e questa rubrica tornerà al suo legittimo ideatore. Abbiamo cercato – un po’ qui un po’ là – di sostituirlo, ma con risultati abbastanza deludenti in verità perché Grandi, nel bene e nel male, è unico. Nessuno, in queste terre di provincia, sa sferzare a destra e a manca come lui. Perché di provincia si tratta, è inutile negarlo, qui siamo lontani dagli ardori e dagli strali che altri direttori lanciano dai rispettivi giornali. Aldo Grandi, che ha un’esperienza giornalistica multiforme e soprattutto vissuta sempre da bastian contrario, mai asservito alla logica del “tenersi buoni quelli che contano”, davvero è un’eccezione. Poi la redazione si è anche un po’ stufata di questa sua “vacanza” forzata e non vede l’ora che il suo direttore torni a dirigere le proprie “creature”. L’ottima e impareggiabile Cinzia Guidetti, direttore responsabile in sua assenza, non si è staccata per tre mesi dal computer e ha trascorso l’estate col cellulare incollato all’orecchio. La dura vita di chi dirige una squadra di 40 persone. Quindi è buono e sano che Grandi torni. Ha scontato la “pena”, ovvero la sospensione imposta dall’Ordine, ed è giusto che dal 28 settembre torni a farsi il cosiddetto mazzo.

Caro Ordine dei giornalisti, la verità è che, sospendendo Aldo, hai costretto la redazione a lavorare anche per lui, quindi a noi questa cosa non è piaciuta tanto. Ok, avevi le tue ragioni, ma per fortuna siamo agli sgoccioli. Gli hai imposto/concesso una tregua, ma questi sono giornali piccolini, non c’è una squadra di vicedirettori e caporedattori pronta all’uso. Insomma, caro Ordine, a noi ci hai fregato. Vittorio Feltri è stato sospeso diverse volte, ma le macchine del Giornale e di Libero sono un’altra storia. Qui ci siamo dovuti arrangiare e Cinzia Guidetti, il vero braccio destro e anche sinistro di Aldo, si è caricata di un peso e di una responsabilità enormi. Perché non crediate che senza Grandi si siano fermate le lettere intimidatorie degli avvocati. Ormai sembra quasi un passatempo: qualsiasi tema si affronti, fiocca la lettera di un qualche legale che minaccia rappresaglie. In genere sono infondate, ma sono dirette a un unico scopo: intimidire, evitare che si parli, che si vada a fondo di qualcosa. Quindi spesso per quieto vivere uno rinuncia, perché qui i soldi in cassa non ci sono e far fronte a spese legali per rivendicare il proprio diritto a scrivere e ad approfondire diventa un problema serio.

Lasciamo stare, sono problemi nostri e non di voi lettori, che ringraziamo per continuare a seguirci e a stare dalla nostra parte. Ora per fortuna la “purga” di Aldo Grandi è finita e la palla torna a lui. Oneri e onori. Più oneri, a dir la verità.

Aldo Grandi, ci puoi anticipare il tema del tuo prossimo, imminente editoriale?

Innanzitutto lasciami confermare che la sospensione avrà termine il 28 settembre 2018 e questo dopo aver chiesto espressamente delucidazioni al collegio di disciplina dell'ordine dei giornalisti del Lazio. Più che del contenuto, posso anticipare il titolo: Una lunga rabbia.

Hai sofferto molto in questo periodo di astensione. Ma quanto ami queste Gazzette?

Ho sofferto abbastanza, ma tutto passa. Quanto all'amore per le Gazzette, vero e indistruttibile, rispondo con una citazione di Vittorio Beonio Brocchieri, storico, scrittore, aviatore e giornalista: "Scrivere è un comando interiore più irresistibile che il comando stesso della vita. E' un modo per consegnarsi all'invisibile. Non occorre essere grandi per diventare immortali: anche i più semplici e modesti possono aspirare al domani, solo che riescano a confidare nella parola scritta".

Una questione su cui avresti voluto scrivere in questo periodo e non ti è stato possibile.

Tante, soprattutto a livello locale, ma non solo. Cercheremo di recuperare il tempo perduto. Stare tre mesi in purga serve a rigenerarsi e a ripartire con ancora più voglia e entusiasmo.

Facci una promessa, per il bene di tutti i tuoi collaboratori e anche, forse soprattutto, dei lettori: non ti far sospendere mai più.

…..


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