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Ce n'è anche per Cecco a cena

Il verso della civetta

venerdì, 9 novembre 2018, 20:03

di aldo grandi

Diciamo la verità. A noi Forza Italia non è mai piaciuta, nemmeno ai tempi in cui aveva l'Italia in pugno, quegli anni Novanta che, poi, abbiamo visto tutti come sono andati a finire. Figuriamoci se può piacerci ora, molto più simile a una repubblica sudamericana dove gli ufficiali sono più numerosi dei soldati. Eppure, non possiamo far finta di non vedere il senatore Massimo Mallegni - che una volta ci rispondeva anche quando non lo chiamavamo e che adesso, invece, nemmeno si degna di considerarci - e il suo braccio sinistro Maurizio Marchetti, quest'ultimo passato dal ruolo di sindaco a quello di consigliere regionale, colpiti da una vera e propria satiriasi di attivismo. Mallegni, eletto dalla sua gente, ha mollato la poltrona di sindaco per tentare la fortuna alla roulette parlamentare ed è riuscito a diventare senatore. Ma ciònonostante ha voluto per sé, nella nuova giunta a lui succedutagli, gli assessorati ai Beni e attività culturali, Turismo, Comunicazione e Relazioni Internazionali. In questo provvisto, presumibilmente, del dono dell'ubiquità e in buona compagnia con il presidente della provincia Luca Menesini che è anche sindaco di Capannori. Ovviamente tutti zitti a Pietrasanta, dove si parla solo quando non comanda quello contro cui si vuol parlare. Per carità, nessuno nega le doti di Mallegni e la sua capacità di interagire con gli elettori. Anche in provincia di Massa e Carrara sta svolgendo egregiamente il suo lavoro. Eppure a noi sembra che abbia voluto tutto e anche di più. Qualcuno, addirittura e sicuramente in malafede, sostiene che in Versilia non si muova foglia senza che Mallegni non voglia, ma a noi pare un'esagerazione. Certo, non comprendiamo, ad esempio, come alcuni personaggi, molto vicini a lui fino a qualche tempo fa, vedi Massimiliano Simoni ultimo direttore artistico della Versiliana, siano stati allontanati dai ruoli che ricoprivano. Qualcuno potrà anche dire che ciò non è vero e che, sempre per quel che riguarda Simoni, se ne è andato di propria volontà, ma noi, ai quali Simoni ha parlato nei giorni caldi dell'esonero, abbiamo motivi per credere che sia stato costretto ad andarsene semplicemente perché la nuova giunta, sindaco in testa, non aveva alcuna intenzione di rinnovargli l'incarico. Noi Mallegni lo conosciamo da un bel po' di tempo, persona amabile e squisita fino a quando uno gli dà ragione e non gli si pone di traverso perché, a quel punto, la squisitezza e l'amabilità se ne vanno a quel paese. Persona robusta, economicamente indipendente, consapevole del proprio aplomb, occhi azzurri e magnetici, simpatico e gioviale, ma molto permaloso e, a quanto sembra, anche dotato di memoria corta, il neosenatore di Forza Italia è alla corte di uno degli uomini che, pur avendo avuto in mano l'Italia, non ha saputo farci alcunché: Silvio Berlusconi.

Ora, se permettete, come si fa a militare nel partito di (S)Forza Italia? Come si fa ad essere ancora legati ad una mummia sia pure ben conservata, come è, appunto, il Cavaliere? Come si fa, soprattutto, a non restare sbalorditi nell'osservare quelli che sono gli interventi dei miliziani di quel che resta di un partito? Non passa giorno senza che i servi sciocchi del padrone non sparino sul Governo annunciando e augurandosi il peggio del peggio pur di ritornare in sella, senza capire che, ormai, quella sella non è più in grado di reggerli. Il Marchetti, anche lui personaggio istrionico e ambizioso, non passa giorno senza far produrre agli addetti stampa una miriade di comunicati stampa nella sua veste di consigliere regionale. In Italia, ormai, il grido (S)Forza Italia può andar bene, al massimo, durante una sfida della Nazionale di calcio o, meglio ancora, durante una seduta particolarmente intensa sulla tazza del cesso, ma come espressione della volontà di milioni di elettori, per carità, non fateci ridere. Più che un grido, però, forse sarebbe meglio un verso, quello della civetta: tuttomio, tuttomio.


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