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Gerardo Boragine sotto scorta per una sentenza: forse qualcuno pensa alla Var anche per i giudici?

giovedì, 20 dicembre 2018, 22:18

di aldo grandi

Abbiamo appreso poco fa che il giudice Gerardo Boragine del tribunale di Lucca è stato messo sotto scorta in seguito alle minacce ricevute in altrettanti tweet sui social dopo che il ministro dell'Interno Salvini aveva ironizzato sulla sua decisione di assolvere 26 più o meno giovani antagonisti dai reati contestati loro per una manifestazione contro il leader leghista nel 2015 a Viareggio. Noi non entriamo nel merito della sentenza assolutoria, ma se il giudice Boragine ha ritenuto di dover assolvere gli imputati - peraltro lo stesso pubblico ministero aveva chiesto analogo provvedimento - crediamo sia giusto accettare il verdetto indipendentemente da quelle che possono essere le simpatie politiche. Il giudice, paradossalmente, è un po' come l'arbitro in una partita di calcio. Qualunque decisione, se non gradita ai tifosi, viene interpretata come errore voluto quando non, addirittura, premeditato. Allora è bene chiedersi una cosa: se dubitiamo dell'onestà intellettuale di un arbitro e, appunto, di un giudice al momento di emettere la sentenza, allora non andiamo da nessuna parte. Il fischietto di una partita così come il giudice di un processo, fatte, ovviamente, le dovute distinzioni, non possono essere messi in discussione sul fronte dell'onestà poiché, se salta questo principio, tutta l'impalcatura finisce per crollare.

Noi, che di processi nelle aule dei tribunali o procedimenti disciplinari dall'ordine professionale ne abbiamo collezionati parecchi e un po' a tutte le latitudini, sia pure qualche volta con malcelato disappunto abbiamo sempre accettato le decisioni di chi era chiamato a giudicarci. E se anche in qualche circostanza l'amarezza e l'arrabbiatura erano e sono state consistenti, mai una sola volta il sottoscritto ha pensato potesse trattarsi di una scelta condizionata da chissà quale pregiudizio. E' vero, ci sono magistrati più o meno bravi, come esistono arbitri più o meno capaci, ma la sostanza non cambia. Tutti operano in perfetta buonafede e da questo principio non si può prescindere se vogliamo mantenere in piedi la democrazia.

Noi conosciamo il dottor Gerardo Boragine come uno dei più preparati e indipendenti giudici della magistratura lucchese. Mai una sola volta, prima d'ora, era avvenuto che qualcuno esprimesse giudizi così violenti e ingiusti al suo indirizzo, anzi. E' stato sempre giudicato un magistrato equilibrato, autorevole e competente. 

Non sappiamo su quali presupposti sia stata assegnata la scorta al giudice Boragine, ma conosciamo perfettamente la vigliaccheria, che non ha colore politico, di chi si nasconde dietro i social per infamare e minacciare. Il potere giudiziario, è bene dirlo, deve essere indipendente. Da tutto, fuorché, a nostro avviso, dalle prove e dalla legge che deve applicare. Troppo spesso la politica si nasconde dietro un dito quando, invece, è la principale responsabile di leggi troppo garantiste che impediscono agli stessi magistrati di poter agire.

Saremmo degli ipocriti se dicessimo che i magistrati, nei nostri confronti, hanno sempre soddisfatto le nostre speranze ancor più che le nostre aspettative, ma così va il mondo e queste sono, alla fine, le regole del gioco al quale, quando, volenti o nolenti, si è chiamati a giocare, non si può pretendere di cambiare le regole. Anzi. Meglio, sempre, metterci la faccia, nella vittoria come nella sconfitta. Non si può applaudire solo quando ci danno ragione.

Per questi motivi oltre che per la stima personale che abbiamo nei suoi confronti, esprimiamo incondizionata solidarietà al giudice Gerardo Boragine convinti che saprà continuare nel suo lavoro con la stessa professionalità e lo stesso acume di sempre.


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