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Ce n'è anche per Cecco a cena

L'Anticristo

martedì, 4 dicembre 2018, 22:43

di aldo grandi

A chi, come chi scrive, l'asticella dell'età si è ormai innalzata fin quasi la soglia dei sessant'anni, il ricordo del Natale a scuola non aveva assolutamente alcunché di eccezionale, ma era, diciamolo pure, scontato perché nessuna istituzione avrebbe mai rinunciato alla realizzazione del proprio presepe e/o del proprio albero. Non esistevano dubbi su cosa dovevamo credere né su come dovevamo celebrarlo e all'orizzonte ancora nessuno si era sognato di alzare l'indice e condannare un crocefisso appeso a una parete o una stalla con un bue e un asinello a far calore nelle fredde serate d'inverno. Il Natale è sempre stato, per l'Europa e non soltanto per l'Italia, un momento di preghiera, di riflessione, di devozione, di emozione. Basti pensare agli anni della guerra, quando in trincea o sui campi di battaglia di mezzo mondo i soldati, lontani da casa, celebravano il 25 dicembre con una nostalgia di casa ancora più forte e commossa, se possibile, degli altri giorni. I cappellani di guerra erano visti come punti di riferimento e di conforto da chi non sapeva se il giorno successivo sarebbe stato ancora come quello precedente. Oggi non è più così. Oggi e un giorno non molto lontano, sarà una conquista e una tragedia potersi e sapersi dire cristiani né più né meno di come lo fu ai tempi dell'antica Roma. A Pistoia, ieri sera, il consiglio comunale ha bocciato la richiesta di installare un presepe in ogni scuola, Una vergogna, un modo per non dirsi e non sentirsi non tanto cristiani, ma, peggio ancora, italiani. La paura di urtare la suscettibilità di chi proviene da altri mondi senza che nemmeno questi lo abbia manifestato e, anzi, sorpresi e basiti di scoprire che noi, il Vecchio Mondo, siamo pronti a rinunciare alle nostre radici e alla nostra identità.

Non ci spaventa né ci ferisce che a boicottare un crocefisso o una stalla con un bue e un asinello siano i profeti del Nuovo Mondo, un evo, fortunatamente, mai avvenuto e, anzi, come nella ex Urss e nella ex Jugoslavia, abortito non senza aver inghiottito e sepolto generazioni intere. Lo sappiamo. La Sinistra, sia essa il socialismo o il comunismo, hanno come minimo comune denominatore una società senza Dio, senza nemmeno i valori cristiani che dovrebbero starne a fondamento. Tutto è ridotto all'essenza di una lotta tra le classi che, il più delle volte nel corso della Storia, è esistita solamente nelle menti deformate di chi credeva nell'avvento dell'Uomo Nuovo.

Quello che ci fa più tristezza, che ci infligge la più inguaribile e incomprensibile delle ferite è che sia la Chiesa stessa come istituzione, a essere scesa in campo con l'obiettivo di una desacralizzazione totale di tutto ciò che, un tempo, era considerato il Sacro. Se la Chiesa parla e agisce come un'associazione di volontariato, allora spiegateci quale è la differenza con una società di mutua assistenza e quale sarebbe il suo ruolo? 

In passato, il sottoscritto per primo, mal sopportava i cosiddetti dogmi che, spesso per non dire sempre, era incapace di comprendere alla luce della razionalità contemporanea, ma mai si sarebbe aspettato, un giorno nemmeno troppo distante, di strabuzzare gli occhi di fronte a una Chiesa che non ha più alcun dogma e tutto è pronta a rimettere in discussione. Ma allora in che cosa essa si differenzia da uno dei tanti politicanti che si ergono a provvidenziali guide del genere umano?

La religione appartiene alla sfera del sacro e rappresenta, da sempre, qualcosa di soprannaturale e di ancestrale per gli uomini che hanno iniziato a popolare questa sfera chiamata terra. Oggi, complici una scienza e una tecnologia condotte alla esasperazione, una presunzione e una sensazione di onnipotenza portate all'estremo, la religione, la nostra in primis, ha perso i suoi fedeli, i suoi riti, le sue consuetudini, le sue radici, financo la sua stessa ragione d'essere. Oggi tutto è relativo e niente è assoluto, ma può andare bene, questo ragionamento, in un'aula parlamentare, all'interno di un'assise internazionale, non nel cuore, spesso solitario, dell'Uomo che sa di essere solo e nemmeno riesce ancora a spiegarsi perché. 

Mai un papa aveva osato tanto, al punto che più che il rappresentante di Dio in terra sembra divenuto il portavoce di tutto e di tutti proprio perché non lo è più di niente e di nessuno. Queste aperture incondizionate a milioni di persone che professano un'altra religione e altri usi e costumi, il non opporsi mai, nemmeno con una parola, alla sostituzione dei simboli del cristianesimo sin dalla più tenera età, così nelle scuole come, poi, negli uffici, il prendere per mano chi ha fatto dell'aborto una religione di vita, il non riuscire ad arginare i fenomeni dilaganti tra il clero dell'omosessualità e della pedofilia, l'aprirsi cioè della Chiesa come istituzione al dubbio e  alla secolarizzazione spinta, ebbene, tutto questo ha finito per stravolgere le coscienze gettando il dubbio e il rifiuto in chi non ha bisogno di un consigliere spirituale, ma di una fede in cui credere, di un Credo quia absurdum che dia un senso di appartenenza e una speranza.

Adesso, con sessanta primavere all'orizzonte, ci appare chiaro quel che, un tempo, sembrava oscurantismo puro e semplice. La Chiesa ha la sua ragion d'essere nel saper portare avanti i propri dogmi senza i quali essa non sarebbe diversa da una qualsiasi associazione di mutuosoccorso o da una congregazione di amletici discepoli. A Pistoia cosi come in tante altre città d'Italia dove il Natale, nelle scuole o in altri luoghi aperti al pubblico, non ha ragione di essere celebrato per non urtare la suscettibilità altrui, è andato in scena il primo atto dell'apocalisse prossima ventura.


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