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Ce n'è anche per Cecco a cena

Lucchese, non ci resta che ridere

giovedì, 3 gennaio 2019, 22:04

di aldo grandi

Barba Game Over stava scritto, questa mattina, su uno striscione appeso a un cancello di fronte allo stadio. Non ci vuole la laurea per capire il riferimento all'ex presidente della Lucchese Libertas 1905 Arnaldo Moriconi. Oggi, a Lucca, è sbarcato, addirittura, il presidente di Lega Pro Francesco Ghirelli il quale, dopo aver incontrato il sindaco e lo stesso Moriconi, nel pomeriggio ha partecipato a una conferenza stampa a palazzo Orsetti in cui ha manifestato alcune perplessità e altrettanti timori per la situazione societaria rossonera. Purtroppo il politicamente corretto e il rispetto di un minimo di apparenza-decenza, costringe molti a usare parole leggere per dipingere quello che è accaduto e sta succedendo in questa terra calcistica abbandonata da Dio. Noi, che non abbiamo di questi limiti né di queste esigenze, diciamo che la Lucchese è diventata, ormai, una barzelletta se non, addirittura, peggio. Sapevamo già che la fideiussione presentata da Gianni e Pinotto al secolo Grassini e Lucchesi, faceva acqua da tutte le parti, ma adesso si scopre che anche quella che Arnaldo de Paperoni ha presentato una volta rientrato in possesso delle quote, non rispetta i requisiti previsti e richiesti dalla federazione. Le quote societarie sono già passate di mano e se anche Ghirelli ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna comunicazione in tal senso, alla Camera di Commercio e nei luoghi deputati, Aldo Castelli ha già acquistato, al prezzo di 1 euro, oneri e onori prima spettanti al buon Paperon de Moriconi.

Noi non viviamo di Lucchese e se anche un tempo lo abbiamo fatto, ci sono bastati quegli anni per farci passare la voglia di ogni eventuale, ulteriore ritorno. L'amico e collega Luca Tronchetti, al contrario, non ha mai smesso di credere nella possibilità di fare, a Lucca, del buon calcio, ma, ultimamente, anche la sua pazienza è stata messa a dura prova. 

Quello che è successo in casa Moriconi è roba da mettersi le mani nei capelli o, nel suo caso, nella barba. Quest'uomo a nostro avviso incomprensibile, indecifrabile, immarcescibile è al timone rossonero da quando il Bacci Andrea ha gettato la spugna. Ha investito, sicuramente, del denaro, ma si è messo in testa di poterlo recuperare cedendo, prima o poi, la società a uno o a più compratori. Noi non sappiamo in quanti hanno provato a prendere la Lucchese, ma sappiamo quelli che, provandoci, ci sono riusciti facendo una vera e propria figura di merda. Ci riferiamo alla coppia Grassini-Lucchesi, roba da vergognarsi a andare ancora in giro se la vergogna avesse ancora, come un tempo, un valore. Moriconi ha ceduto a Lorenzo Grassini e Fabrizio Lucchesi una società che, pur con i suoi debiti, era assolutamente gestibile e appetibile. 

Nonostante le vantate miniere d'oro in Tanzania o a latitudini comunque africane, alla fine il famoso bonifico che avrebbe dovuto sciogliere ogni dubbio - la storia rossonera è piena zeppa di bonifici mai arrivati perché mai partiti - non c'è stato e il buon Arnaldo ha dovuto riciucciarsi l'osso spolpato con tanto di otto punti di penalizzazione. Non esistono parole all'interno del dizionario della lingua italiana per definire tutto ciò. Nel senso che quelle più adatte appartengono a uno slang in voga ovunque fuorché alle università o nei salotti dell'aristocrazia. 

Pensavano e pensavamo, noi poveri sciocchi, che dopo questa figura barbina il sosia di Fidel Castro avrebbe tirato i remi in barca in attesa della fine del campionato per, poi, salvata la squadra, vendere, finalmente, a chi aveva realmente i necessari requisiti. Invece no, questo dittatore tutt'altro che illuminato l'ha fatta ancora più grossa della precedente. Ossia, ha ceduto a metà dicembre, rivelandolo solo a fine mese o quasi, le quote societarie cosicché il neoproprietario, Aldo Castelli, con la modica cifra di 1 euro è diventato il nuovo padrone. Da tenere presente che, nel frattempo, un nostro vecchio amico, Giuseppe Bini, uomo di fiducia di Moriconi, era stato silurato e sostituito da una signora rumena con analogo potere decisionale. Questo, si dice, perché il Bini Giuseppe cominciava a rompere un po' troppo i coglioni e, quindi, per fare quello che si aveva intenzione di fare, occorreva procedere alla sua sostituzione.

Ecco, però, che la cordata dei tre moschettieri sbarcata al Porta Elisa qualche giorno fa, è stata accolta a pesci in faccia e anche qualcosa di più, al punto che gli stessi sono scappati con la coda tra le gambe e non si sono più fatti vivi.

Oggi il presidente di Lega Pro, arrivato a Lucca grazie anche ai buoni uffici del collega Tronchetti, ha voluto vederci chiaro e, a quanto pare, non c'è riuscito perché di chiaro, a dirla tutta, c'è ben poco. Sembra, addirittura, che Arnaldo Moriconi potrebbe tornare in possesso delle quote appena vendute, ma affinché ciò avvenga è necessario che gli acquirenti gliele restituiscano esattamente come è avvenuto con il duo Grassini-Lucchesi.

Ma vi rendete conto in che razza di casino si è andato a infilare quest'uomo?

Intanto, come già accennato, esiste il problema della fidejussione fasulla che porterà sulle spalle della Lucchese un'altra penalizzazione consistente. Già, ma la fidejussione giusta, quella, chi la dovrà presentare ammesso e non concesso che serva ancora a qualcosa?

La sensazione è che, come si dice ai piani più bassi, più rumi, più puzza, un po' come la merda, ma il problema è che non c'è più nessuno disposto a tirarla fuori. Ghirelli ha fatto chiaramente intendere a Moriconi di non aver ancora ricevuto alcuna notifica del passaggio delle quote come dire, a noi lei risulta ancora il proprietario. Ieri sera, beccato al telefono prima che si avventurasse all'interno di un ristorante in compagnia della consorte, alla domanda se c'erano possibilità di un suo ritorno anche questa volta, la risposta è stata, non si può mai dire, della serie non solo non siamo più alla frutta, ma nemmeno al conto: siamo già stati cacciati a calci nel culo.

Che cosa si può sperare, a questo punto? Nulla se non che ancora lui, il nostromo, avvolga indietro il nastro e ricominci un'altra volta da dove è partito. No, credeteci, non ci viene nemmeno più da piangere, forse, diciamo forse, è meglio se tutti, all'unisono, ci mettiamo a ridere.

 

 

 

 

 

 

 


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