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Ce n'è anche per Cecco a cena

Piattume o pattume?

mercoledì, 13 marzo 2019, 12:00

di aldo grandi

Si ragionava, con una collega, una di quelle che hanno il cervello e che, soprattutto, lo fanno funzionare, sul presente del giornalismo locale. Ed eravamo concordi nel ritenere che il piattume la fa da padrone un po' ovunque. Al punto che, il sottoscritto, quando apre e legge un giornale, non riesce a capire con precisione se sia del giorno stesso o di qualche giorno prima. Disattenzione direte voi. Pressapochismo direbbero altri. Noia aggiunge questo scribacchino di provincia con aspirazioni, in gioventù, molto, ma molto più nazionali. Purtroppo mentre la società è, in buona parte, cambiata con l'avvento di una robusta fetta di popolo dedita al recupero dell'identità nazionale contro ogni globalizzazione spinta all'inverosimile, sull'altro fronte i giornalisti nostrani ossia quelli che, come noi, scrivono sulle cronache locali sono, sostanzialmente, sempre gli stessi, salvo rare eccezioni. Tutti i giornali, fateci caso, cartacei o non, sono, sostanzialmente simili e il loro minimo comune denominatore è costituito dall'assenza di qualunque spirito critico limitandosi, l'estensore del pezzo, a riferire, nemmeno si trattasse di sbobinare una registrazione. Con il risultato che, invece di sollecitare e solleticare lo spirito critico di ognuno di noi pennivendoli, se ne castrano le capacità insegnando a limitarsi al compitino quotidiano.

Noi non sappiamo quanto la pura e semplice notizia di cronaca possa soddisfare, non tanto la curiosità quanto la morbosità e la superficialità dei lettori, ma sappiamo, perché lo vediamo, che un articolo che si sforza di far trasparire una convinzione ancor più che un'opinione, riceve maggiore apprezzamento e, soprattutto, fornisce al giornale che lo ospita una necessaria identificazione. Attenzione, non intendiamo per identificazione l'essere schierati da una parte o dall'altra, quanto, piuttosto, il non esserlo a prescindere, ossia cercare in una credibilità politica e oggettiva il senso di un lavoro che, altrimenti, è né più né meno in tutto e per tutto uguale a quello, come si è soliti dire, dell'impiegato del catasto con tutto il rispetto per il catasto.

Le notizie, ormai e a differenza di quanto accadeva tanti anni fa, sono sempre le stesse e le fonti, ovviamente, anche e per tutti eguali con il risultato che, alla fine, escono giornali fotocopia che perdono, sistematicamente, ogni attrazione e desiderio di essere letti. Quando, però, c'è una credibilità o anche una coerenza comportamentale, tendenti, cioè, ad una rappresentazione della realtà all'insegna e alla luce del non politicamente corretto, ecco che la gente apprezza, si sente stimolata a dire la propria, a sforzarsi un attimo per accendere il cervello.

I giornali e i mezzi di informazione, nella loro grande maggioranza, sono strutture verticistiche dove non contano l'individuo e il singolo giornalista, ma l'organizzazione. Dove, sempre, viene posta in essere la cosiddetta omogeneizzazione delle notizie o, peggio ancora, la deresponsabilizzazione generalizzata. Nessuno che agisce in autonomia critica e di pensiero perché, tanto, c'è sempre qualcuno, uno degli anelli della catena, che lo fa per tutti. Sono, i giornali, strutture verticistiche a scalare e su ogni gradino c'è il profeta di turno con tanto di qualifica, ma altrettanta mortificazione. Ci sono, tuttavia, coloro che alla propria dignità e al proprio senso critico preferiscono la cosiddetta sedia con tanto di carica (non esplosiva) sotto il culo.

In sostanza l'informazione altro non è che un bollettino quotidiano di ciò che accade, piatto come un encefalogramma terminale, con le poche notizie e i tanti comunicati che si adeguano alle pagine e non, come dovrebbe essere, il contrario.

E allora si torna a domandarsi quale sia non tanto la funzione, quanto il compito di ogni singolo giornalista se, cioè, sia una professione che richiede e sollecita un senso critico e un'autonomia di pensiero insopprimibili e insofferenti ad ogni gerarchia o se, all'opposto, non sia altro che il ritratto di amenuensi dell'evo moderno. 

Poiché ognuno è padrone nella propria corte o nel proprio giardino, ognuno guarderà dentro il recinto per stabilire regole e comportamenti. In un mondo di pecore (e non di capre che, ripetiamo, sono animali estremamente intelligenti) si tratta solo di capire - e scegliere - da che parte si voglia stare.


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