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Ce n'è anche per Cecco a cena

Il consiglio comunale perde una serata a litigare sul garante dei diritti dei detenuti

martedì, 9 aprile 2019, 23:53

di aldo grandi

Pazzesco. Questa giunta di bradipi non finirà mai di stupirci. Viaggia a velocità degne di una lumaca quando si tratta di dare ragione al buonsenso e schizza via come un fulmine quando c'è da difendere i diritti delle minoranze, tutte, nessuna esclusa, salvo quella dei lucchesi che, ormai, di questa Sinistra non ne possono più e non vedono l'ora di togliersela di torno. Così imparate ad andare al mare. Ma torniamo a Palazzo Santini dove, stasera, l'unico testimone extra-consiliare, ossia il nostro giornalista Eliseo Biancalana, ci ha tenuti informati costantemente sull'importanza strategica e anche tattica degli argomenti affrontati dall'assise comunale la quale, come sappiamo, ha la pessima abitudine di dilettarsi sui massimi sistemi invece di affrontare, con il buonsenso tipicamente lucchese, i problemi concreti. Bene, prima di tutto c'è stata una lite perché la Simona Testaferrata di Forza Italia si è sentita offesa da una parola utilizzata in una chat comune da un consigliere di maggioranza. Grida tu che grido io, protesta tu che protesto io e una parte del tempo se ne è andata nel tentativo, vano, di ottenere le scuse e, riuscito all'opposto, di non pensarci neppure. Clima e animi, quindi, surriscaldati, un po' perché siamo in primavera e un po' perché, in fondo, provateci voi a stare quattro ore e mezzo seduti senza sapere, esattamente, di che cosa parlare.

Ma non è finita qui. Infatti, poco dopo, il nostro inviato a L'Avana ci avvertiva che era scoppiata una bagarre, sì, tipo quelle che si vedono allo sprint di una gara di ciclismo, con alcuni consiglieri indiavolati a darsi addosso l'un con l'altro e sapete per quale stratosferica e impellente motivazione? Ebbene, il centrosinistra, questo coacervo di menti illuminate dal dono della verità assoluta, era riuscito, con uno stratagemma nemmeno tanto intelligente, a ottenere la nomina della propria candidata a garante dei diritti dei detenuti. No dico, avete capito: stiamo parlando di uno dei problemi sui quali filosofi di tutte le teorie e politici di tutte le pratiche hanno dibattuto nel corso dei secoli passati. A Lucca, il principale problema come tutti sanno, è proprio questo: un garante per i diritti dei detenuti al San Giorgio. 

Fateci capire perché a noi non solo viene da ridere, ma, subito dopo, anche da piangere se pensiamo che a governarci abbiamo questa classe politica e amministrativa che definire ridicola è un eufemismo. Allora, come voi tutti sapete, la Lucca di oggi, anno di (dis)grazia 2019, è, in tutto e per tutto simile alla Buenos Aires della seconda metà degli anni Settanta dove, a dettare legge, erano gli uomini con o senza divisa della giunta militare argentina guidata dal generale Videla. E, così come all'epoca, anche qui ci sono stati e, probabilmente, ci saranno ancora, una infinità di desaparecidos, rinchiusi in carcere con la chiave gettata nel cesso e i corpi dei prigionieri torturati e fatti volare giù nell'oceano dagli aerei militari. Ecco la ragione della necessità, anche qui al San Giorgio, di una figura come quella del garante dei diritti dei detenuti i quali, a quanto pare, hanno, da noi, tutte le garanzie e le protezioni dovute a chi, in fondo, nemmeno se le meriterebbe visto che nessuno li ha obbligati a delinquere.

Ma no, nella testa bacata di una Sinistra senza più consapevolezza né coscienza, ogni minoranza ha bisogno di essere assistita amorevolmente perché... vittima della cattiveria delle guardie penitenziarie o degli altri componenti le forze dell'ordine. Qui in Occidente il mondo va, realmente, alla rovescia: si nomina un garante dei diritti per coloro che, per primi, ogni diritto hanno calpestato nemmeno fosse colpa del derubato essersi fatto derubare dal ladro, del rapinato essersi fatto rapinare dal bandito, della vittima essersi fatta ammazzare dall'assassino.

E' vero, spesso la cronaca riporta la notizia di un suicidio oltre le sbarre, di incidenti, più spesso di aggressioni nei confronti delle guardie penitenziarie che hanno solo la colpa di dover fare il loro mestiere. E allora ecco che subito, i soloni della Sinistra, peracottari, radical chic anzi choc per dirla tutta, con i portafogli pieni dei 12 mila euro al mese in qualità di parlamentari chiedono di effettuare sopralluoghi e scoprire chissà quale violazione dei diritti umani.

A noi, che siamo convinti di vivere non tanto in una democrazia, ma in una sorta di anarchia generalizzata dove a prenderlo nel didietro sono sempre i più onesti e miti, viene da ridere quando leggiamo le dichiarazioni di questi deputati o senatori verniciati di rosso vermiglio i quali lamentano che nelle carceri italiane si sta stretti, che non ci sono le Jacuzzi, che mancano le televisioni da 60 pollici appese alle pareti della cella, che non c'è il déssert all'ultimo gusto dopo il pranzo e la cena, che, soprattutto, udite udite, ai detenuti viene tolta la cosa più importante, la libertà. Capite? Non sono loro che se la sono andata a cercare, no, la colpa è di quei poliziotti e carabinieri che hanno voluto fare il proprio lavoro, ossia sbattersi da mane a sera notte inclusa per proteggere questi coglioni di italiani che si spaccano il culo per guadagnare da vivere fino alla fine del mese.

Così, finalmente, almeno a Lucca la figura della garante dei diritti dei detenuti riuscirà, sicuramente, a dimostrare quello che noi, ignoranti, populisti, sovranisti e infiliamoci pure razzisti e fascisti, non riusciamo a vedere. E' vero, le carceri fanno, probabilmente, schifo: ma la domanda è un'altra. E' così indispensabile finirci dentro?

 


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