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Ce n'è anche per Cecco a cena

Il nemico alle porte

mercoledì, 24 aprile 2019, 16:50

di aldo grandi

359 morti in Sri Lanka, ma, a quanto pare, la Chiesa di papa Francesco ha altre cose a cui pensare piuttosto che dedicare la propria attenzione e anche qualcosa di più a queste stragi. La verità è che questo pontefice ha gli occhi foderati di prosciutto, ma essendo un gesuita e, quindi, secolarizzato e ben inserito nel mondo, si tratta di un prosciutto particolarmente costoso e, soprattutto, in grado di far vedere e, allo stesso tempo, di nascondere. Stragi come quella avvenute in questi giorni rendono l'idea di che cosa ci attende qualora dovessimo permettere l'accesso indiscriminato a coloro che, con la scusa di guerre, carestie o miseria, entrassero liberamente nel nostro Paese. E non perché tutti potrebbero essere terroristi potenziali, ma perché ne basterebbe anche soltanto uno. Mai come in questo momento, al contrario, porti e frontiere devono restare ermeticamente chiusi e, casomai, va aumentato il numero delle espulsioni di tutti coloro che, venuti a queste latitudini per non fare alcunché e delinquere, rappresentano un pericolo ulteriore per la sicurezza di coloro che, da mane a sera, lavorano per sbarcare il lunario. Questi attentati chiamano direttamente in causa la Chiesa e la figura di papa Francesco il quale, non solo se ne lava le mani come Ponzio Pilato, ma fa anche peggio: nessun accenno se non parole di circostanza, nessuna difesa della cristianità, nessuna voce alzata per far capire che siamo stufi di assistere impotenti al massacro di gente che ha soltanto avuto la colpa di essersi fidata dei missionari evangelizzatori spediti a destra e a manca proprio dalla Chiesa stessa.

Ormai è evidente a molti che questo pontefice è un 'nemico' e purtroppo non soltanto alle porte, ma, addirittura, in casa. Egli conosce solo il linguaggio dell'accoglienza dei migranti e, per il resto, fatica a fare scelte nette, drastiche, decise, risolute restando, invece, sempre in mezzo al guado al punto che non si capisce bene più dove sta il concetto del limite invalicabile varcato il quale la Chiesa non è più la casa di Dio, bensì una qualsiasi associazione di volontariato.

Ancora una volta i giornalisti prezzolati e di regime si sono ben guardati dal mandare in onda, sulle televisioni, le immagini delle stragi, quelle crude e reali, però, non quelle addomesticate o addolcite dall'assenza di cadaveri e membra sparse qua e là. Di 359 cadaveri, noi, in Occidente, non ne abbiamo visto nemmeno uno per cui quale può essere il nostro grado di percezione di quanto è avvenuto se esso viene liquidato in pochi minuti di telegiornale infilati tra una notizia e l'altra o in pochi secondi di raccoglimento manifestati da chi, il papa, dovrebbe ergersi a difensore della croce di Cristo invece di prostrarsi a tutto e a tutti pur di aprire le porte a chi viene da altri mondi e, purtroppo, anche da altri evi.

Dispiace che figure come Oriana Fallaci o Ida Magli, due principesse del pensiero libero e coraggioso, siano state quasi dimenticate e più nessuno, oggi, abbia il coraggio, la cultura e l'onestà intellettuale di mostrarle come vere e proprie precorritrici di quanto sta accadendo.

Noi non riusciamo a percepire questo pontefice come il protettore della comunità cristiana. Anzi. Lo avvertiamo come un cercatore di pace e di accoglienza laddove né l'una né l'altra sono possibili se si rinuncia alla propria autorità e alle proprie radici. Mai si era visto un papa come papa Francesco intervenire così apertamente nelle faccende di Stato addirittura arrivando a mettere all'indice quelle forze politiche che stanno facendo il possibile per evitare una invasione devastante e distruttrice della nostra identità nazionale.

Nemmeno quegli intellettuali radical chic, nemmeno i giornali del gruppo De Benedetti, quello che deve 600 milioni di euro al Monte dei Paschi di Siena, quelli che nel secolo scorso erano i difensori della laicità dello stato di fronte ad ogni ingerenza religiosa, hanno battuto ciglio di fronte alle continue, scandalose esternazioni di un pontefice che dimentica di essere, prima di tutto, un pastore di anime e nemmeno di tutte, ma solamente di quelle che si sono affidate alla parola di Cristo e, per questo, vengono, ultimamente, massacrate senza pietà.

Di che cosa ha paura papa Francesco? Perché non osa dire quello che tutti i cristiani e cattolici pensano e vorrebbero ascoltare? Per quale ragione non mostra la propria indignazione, la propria rabbia, la propria amarezza per ciò che sta accadendo? Per quale motivo non si inalbera e non parla del silenzio dei predicatori delle altre religioni, troppo spesso silenziosi e assenti di fronte a queste tragedie?

 

 

 


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