Anno 7°

martedì, 25 giugno 2019 - Recte agere nihil timere

Facebook Twitter YouTube

lagazzetta_prenota

Ce n'è anche per Cecco a cena

Industriali ed imprenditori désengages

mercoledì, 22 maggio 2019, 19:38

di aldo grandi

Una volta, alle origini del capitalismo italiano, notoriamente cresciuto non solo per meriti propri, ma anche grazie all'apporto di capitali stranieri, c'erano famiglie che, come nel resto del mondo occidentale, vivevano la propria condizione sociale non tanto come un diritto o un privilegio, ma come una sorta di compito assegnato dalla dea fortuna o da qualcun altro più in alto e, comunque, ne deducevano il dovere, quando non anche l'obbligo, di fare qualcosa per gli altri. Questi ultimi erano i più bisognosi ed è indubbio che questa concezione filantropica faceva a cazzotti con le interpretazioni del marxismo, fosse esso quello scientifico o quello utopistico. Fatto sta che le grandi famiglie della borghesia milanese e piemontese, erano soliti allevare i figli al fine di cooptarli nelle proprie imprese e, per quelli meno adatti, ossia più tendenti al dolce far niente, era quasi certa la destinazione romana dove dedicarsi alla politica considerata, giustamente, all'epoca, una materia per cerebrolesi o, comunque, per gente che non aveva granché da fare. Chi scrive, ad esempio, ha pubblicato, nell'anno 2000, la biografia di Giangiacomo Feltrinelli, la cui dinastia è stata, realmente, alle origini del capitalismo italiano e il cui padre, Carlo, fu uno dei personaggi più importanti e rappresentativi del sistema economico-finanziario dei primi anni Venti del Novecento.

A quei tempi i Feltrinelli dedicarono e destinarono risorse finanziarie per agevolare la condizione dei propri lavoratori e delle classi subalterne, non lesinando, in periodo fascista, anche i lasciti al regime mussoliniano che, poi, li investiva nelle opere avente valenza sociale. Così facevano molte altre famiglie tra le più ricche del paese. Con il passare del tempo, tuttavia, e l'acuirsi, anche, delle rivendicazioni salariali e, successivamente anche politiche, gli imprenditori-industriali italiani abbandonarono progressivamente questa sorta di abitudine, a mano a mano che il capitale abbandonava le caratteristiche familiari che aveva avuto passando a proprietà più numerose, variegate e meno radicate sul territorio. 

Oggi, tanto per intenderci, industriali e imprenditori pensano, soprattutto, ai propri interessi, ossia a fare profitto ed è ovvio che anche il semplice esserci con tanto di dipendenti rappresenta, comunque, una nobile funzione sociale. Ciònonostante è, piuttosto, latitante il forte senso di appartenenza di una volta e la consapevolezza per non dire coscienza, di ciò che si è rispetto a ciò che si era. Una volta industriali e imprenditori avevano ben chiaro il ruolo da ricoprire all'interno della società, oggi, al contrario, la mobilità è diffusa e la proprietà, a volte, persino anonima o addirittura impersonale. Conseguenza ne è che l'impegno politico, etico e sociale della categoria o classe una volta borghese, non esistono quasi più e se questo, da un lato, può rappresentare un bene per la non ingerenza negli affari pubblici, dall'altro costituisce un volersi deresponsabilizzare che rasenta il disimpegno puro e semplice.

Eppure i padroni del vapore, al di là della necessità di impegnarsi in prima persona, dovrebbero capire, al giorno d'oggi, quanto sia importante favorire, tutelare, promuovere non tanto o non solo i propri interessi, quando i valori ai quali la categoria si richiama da sempre e dei quali ha sempre avuto, ha e avrà bisogno per sopravvivere. Invece niente di tutto questo. Lasciamo perdere gli industriali di oggi che si dedicano alla politica: se non sono inutili, sono dannosi, più per gli altri che per se stessi.

Che fare dunque? Sarebbe il caso che le associazioni corrispondenti operassero delle scelte ben chiare anche per far capire da quale parte si sta se, cioè, da quella della conservazione illuminata o, al contrario, dell'anarchia diffusa. 

Meditate, industriali, meditate.


Questo articolo è stato letto volte.


vicopelago tennis club


bonito400


BF Cristiana Francesconi


auditerigi


prenota grande  - Dimensioni 400 x 120 px


il casone


prenota grande  - Dimensioni 400 x 120 px


Altri articoli in Ce n'è anche per Cecco a cena


prenota medio - Dimensioni 220 x 140 px


lunedì, 24 giugno 2019, 14:15

Lucchese, omicidio premeditato

Lo avevamo sempre temuto, sostanzialmente sempre pensato, consapevolmente mai dubitato: la Lucchese, da quando Paperon de Moriconi l'aveva ceduta a Grassini-Lucchesi per poi riprendersela e darla a Castelli, era un cadavere ambulante in cerca soltanto di una bara dove potersi sistemare a dovere in vista della sepoltura.


giovedì, 20 giugno 2019, 23:49

Lucchese: con la faccia come il culo o con il culo in faccia?

In consiglio comunale, racconta stasera il nostro Eliseo Biancalana, è divampata la polemica perché nessuno della Lucchese si è presentato a ritirare le medaglie per la salvezza conquistata sul campo nonostante le vicissitudini societarie. Il sindaco e altri consiglieri di maggioranza sono rimasti sorpresi per questa palese violazione del protocollo...


prenota medio - Dimensioni 220 x 140 px


lunedì, 17 giugno 2019, 13:31

Vescovo anguilla, ma dubbi, perplessità e amarezze su papa Bergoglio restano e sono destinati ad aumentare

Se monsignor Italo Castellani era seguace di papa Bergoglio, il suo successore, monsignor Paolo Giulietti da Perugia, nuovo vescovo della diocesi di Lucca, ne è il segugio. Le sue risposte alle nostre domande, in una interSvista vis à vis senza limiti né obblighi o censure, ne sono la testimonianza più...


mercoledì, 12 giugno 2019, 20:30

Va, se ci riesci, dove ti porta il cuore

Era la fine degli anni Novanta. Oreste del Buono, un mito dell'editoria e non solo, propose a questo scribacchino di provincia con aspirazioni nazionali, di pubblicare con Baldini&Castoldi la biografia di Ruggero Zangrandi. Chi scrive, allora, si recò a Milano dove ebbe anche modo di conoscere personalmente Alessandro Dalai, l'editore,...


prenota medio - Dimensioni 220 x 140 px


domenica, 9 giugno 2019, 19:25

Alla faccia di Paperon de Moriconi

Non che non ci sarebbero altri temi sicuramente più importanti e significativi da affrontare, ma quello che è avvenuto ieri sera in terra pugliese dove la Lucchese ha centrato la permanenza nella categoria, merita senza ombra di dubbio la nostra attenzione. Cominciamo con una ammissione di colpevolezza.


lunedì, 3 giugno 2019, 16:41

La Luminara senza candele dopo mille anni: la giunta Tambellini peggio dei barbari

Capita, a volte, che non ci siano argomenti sufficientemente stimolanti per redigere questa rubrica, ormai, divenuta, per molti se non per tutti, l'unico spazio di libertà nel quale non si lecca il culo all'amministrazione comunale di Alessandro Tambellini.