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Ce n'è anche per Cecco a cena

Lucchese, omicidio premeditato

lunedì, 24 giugno 2019, 14:15

di aldo grandi

Lo avevamo sempre temuto, sostanzialmente sempre pensato, consapevolmente mai dubitato: la Lucchese, da quando Paperon de Moriconi l'aveva ceduta a Grassini-Lucchesi per poi riprendersela e darla a Castelli, era un cadavere ambulante in cerca soltanto di una bara dove potersi sistemare a dovere in vista della sepoltura. A niente sono serviti i risultati conseguiti sul campo dai ragazzi di mister Favarin e Langella oltreché di Antonio Obbedio. Il tanfo di morto si respirava lontano chilometri dalla città. Oggi apprendiamo dall'avvocato Massone che non verrà presentata la domanda di iscrizione alla serie C. Per carità, non ne avevamo mai dubitato. E non ci aveva certo illuso l'acquisto, l'ultimo, effettuato da tale Joseph Ferrando da Lucca per un euro. Anzi. Ci aveva confermato sul sottobosco che agita e alita intorno a queste società di serie minori e sulla sovraesposizione che individui pressoché sconosciuti, cercano un po' qui e un po' là. A quanto pare vogliono, adesso, dare la colpa al Comune per lo stadio, ma questa è una solenne puttanata. Tambellini, per carità, non ha fatto granché, ma nemmeno ha colpe in merito a questo ennesimo fallimento perché, diciamola pure questa parola, una volta per tutte, fallimento sarà. Tutti coloro che si sono succeduti in questi mesi come aspiranti acquirenti della centenaria Lucchese Libertas 1905 hanno avuto, in comune, il fatto di non avere il becco di un quattrino. Avrebbero, però, volentieri messo le zampe sul tesoretto rossonero conservato presso la Lega Pro tanto per appropriarsene e continuare a prendere per il culo la gente.

La gente e con ciò intendiamo non tanto noi addetti ai lavori - per i quali non solo non è stata una presa per il culo, ma nemmeno una presa e basta dal momento che abbiamo sempre saputo ciò che sarebbe successo e l'unica sorpresa, meravigliosa, è stata la salvezza sul campo - quanto, piuttosto, una città intera, migliaia di tifosi che hanno girato su e giù per lo Stivale coltivando un'illusione, lo sport, il sindaco stesso, tutti in poche parole. 

Noi non avevamo mai nemmeno creduto al concordato preventivo, un'escamotage per tirarla alle lunghe e prendere per i fondelli anche i giudici del tribunale di Lucca. I concordati si fanno se si vuole spendere, comunque, qualcosa, non se si vuole solo arraffare.

Eccoci, così, al terzo fallimento in undici anni, il tutto in una piazza, Lucca, dove di gente con i soldi in grado di permettersi una società di calcio ce ne sarebbe a bizzeffe, ma con la testa sufficientemente attaccata al resto del corpo per non provarci nemmeno. Così, dirà qualcuno, il destino della Lucchese sarà sempre quello di vivacchiare ai margini. Esatto. Oggi per fare calcio serve gente disposta a guadagnarci sopra e a rimetterci qualcosa: per il primo requisito non mancano i candidati, per il secondo, non se ne trova uno.

Approfittiamo di questo spazio per mandare un augurio a Gigi Simoni, ex allenatore rossonero che anche noi, in passato, criticammo ai tempi di Fouzi Hadj e che, invece, aveva ragione. Speriamo che riesca a superare questo ennesimo brutto momento per la sua salute.

Che dire, dunque, ora? Sarebbe bello poter pubblicare lo sfogo, comprensibile, giustificabile e realistico, che il direttore sportivo Antonio Obbedio ci ha manifestato, ma gli vogliamo bene e non troviamo nemmeno giusto che qualcuno, uno dei tanti pezzi di merda che vagano all'orizzonte, possa finire per querelarlo. 

Ad Antonio, a Giancarlo, a mister Langella, alla squadra, allo staff tecnico, all'addetto stampa, alla segretaria, a tutti quelli che, in un modo o nell'altro, hanno provato a metterci una pezza, diciamo grazie e auguriamo un futuro più roseo e ricco di soddisfazioni. 

Agli altri, agli innominati e innominabili, tutto il peggio di questo mondo. E adesso vediamo da dove ripartirà la Lucchese e, soprattutto, con chi.

 


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