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Ce n'è anche per Cecco a cena

La pubblicità 'sessista' non doveva essere rimossa. Così l'hanno avuta vinta i talebani verniciati di rosso

giovedì, 11 luglio 2019, 21:07

di aldo grandi

Che l'Italia sia un Paese formato, per la maggior parte, di levantini e soltanto raramente e in circoscritte contingenze ed emergenze storiche, si formino ed emergano minoranze rivoluzionarie non lo abbiamo detto noi, ma un certo Giaime Pintor nel suo Sangue d'Europa, personaggio che, scommettiamo i nostri miseri redditi, nell'assise di palazzo Santini e tra i consiglieri di maggioranza della Sinistra antifascista e talebana, è sconosciuto o quasi. Purtroppo questo (dis)graziato Stivale è tutt'altro che incline alle prove di coraggio e resistenza se non quando ci sono di mezzo i mondiali di calcio o quando si sta sulla tazza del cesso. Apprendiamo direttamente dalla fonte che la pubblicità ideata da Elisabetta Ughi dell'agenzia Ugly e giudicata sessista dalle guardie del Pensiero Unico Dominante, è stata rimossa. Motivo? Lo spiega l'azienda stessa in un comunicato che dice niente e, allo stesso tempo, dice tutto. In sostanza, scusate, non siamo d'accordo, ma per evitare grane e eventuali danni economici, preferiamo rimuovere la pubblicità e prepararne un'altra. Va così a queste latitudini e ci dispiace, perché quella pubblicità, di sessista e sgradevole per la donna non aveva alcunché. Conosciamo Elisabetta Ughi e la sua delicatezza nell'agire professionalmente oltreché il suo rispetto atavico per chiunque, donne, ovviamente, comprese. Qual è il messaggio che passa adesso? Ve lo diciamo noi. Passa il messaggio che oggi, in Italia, basta che qualcuno, appartenente a qualunque fantomatico comitato dei miei coglioni, si svegli la mattina con la luna storta, ed ecco un bell'esposto o una denuncia per sessismo, maschilismo, omofobia, lesbofobia, transfobia e per tutte le fobie compresa, in primis, quella per l'intelligenza che, però, nessuno persegue.

Passa un messaggio di rinuncia da parte di chi aveva osato sfidare l'assenza di ironia, l'esser bacchettoni, ipocriti e farisei, la creatività e l'amore per la provocazione, a portare avanti le proprie convinzioni artistiche. Con il risultato che, alla fine e la prossima volta, sarà molto, ma molto più efficace l'autocensura così conosciuta e praticata dai giornalisti mezzeseghe che abbondano nei giornali della presunta libera informazione cartacea. L'imprenditore che ha commissionato la pubblicità non ha voglia di grane, magari proprio perché lavora con l'ente pubblico al quale ha affidato la propria diffusione della campagna pubblicitaria. Così, per mettere a tacere ogni cosa, fa marcia indietro e chissenefrega se la pubblicità aveva un senso e meritava fiducia.

Ecco, quello che è accaduto per la campagna pubblicitaria della ditta garfagnina capita praticamente ogni giorno a tutte le latitudini dove esiste un comitato di talebani che ritiene di possedere il dono della verità e dell'assolutismo e che può, quindi, giudicare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Vale, questo, per le minoranze sessuali Lgbtq le quali stanno portando avanti una politica di distruzione della natura in nome di una cultura artefatta e inventata di sana pianta. Genitori, professionisti, impiegati, commercianti, imprenditori, giovani e meno giovani, non danno peso a queste crociate contro ironia, provocazione, satira, identità sessuale definita. Credono che, in fondo, non siano cose che li riguardano e nemmeno importanti.

Ed è qui che si sbagliano. Per un milione di persone che ritengono inutile difendere le proprie convinzioni, ce ne sono mille che ritengono arrivato il momento di imporre la propria diversità alla maggioranza così da rovesciare l'assunto e far sì che ogni differenza sia in realtà una forma di eguaglianza a prescindere, con gli stessi diritti e nessun dovere.

Nemmeno l'imam Bergoglio assurto al soglio pontificio sembra rendersi conto - in realtà se ne accorge benissimo e per questo il suo è un omicidio premeditato - delle gravissime conseguenze di questo mondo alla rovescia che lobbies più o meno intrise di depravazione vogliono imporre sin dalla più tenera età. Ormai la Chiesa ha rinunciato a difendere il proprio gregge di fedeli dalle minacce dei lupi provenienti da minoranze senza identità il cui solo scopo non è tutelare il proprio diritto ad una sessualità privata e libera, bensì emarginare la normalità a tutto beneficio di una ideologia senza nemmeno un briciolo di buonsenso.

Così come l'Occidente e le sue radici cristiane vengono sistematicamente distrutte e consumate dai paladini dell'immigrazione selvaggia - quanto aveva ragione Oriana Fallaci - altrettanto i suoi principi e i suoi valori vengono messi in dubbio e rovesciati nel nome di una libertà che altro non è se non licenza e anarchia senza regole e senza dignità. 

Un artista, qualunque esso sia, non può essere soggetto a censure se non quando vìola apertamente il buonsenso e il buongusto. Non possono, dei talebani senza arte né parte, ergersi a giudici di un mondo al quale, francamente, non meriterebbero nemmeno di appartenere. Andando avanti di questo passo i gulag sovietici saranno un ricordo da resuscitare.


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