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La(ura) Gioia di fare questo mestiere: tutto cominciò alla Gazzetta di Lucca

giovedì, 26 settembre 2019, 22:54

di aldo grandi

Noi non abbiamo l'abitudine, più o meno pessima a nostro modesto avviso, di guardare la Tv. Da almeno 30 anni e, probabilmente, qualcuno riterrà che viviamo fuori dal mondo, ma, lo confessiamo senza timori, da quel mondo che ci vogliono a tutti i costi far digerire noi crediamo di far bene a stare lontano avendo, comunque, gli strumenti culturali necessari e indispensabili per comprenderlo e, proprio per questo, farne volentieri a meno. Così ci è sfuggita una simpatica intervista andata in onda il 24 settembre a Sottovoce dove il 'vecchio', si fa per dire, volto televisivo Gigi Marzullo ha incontrato Laura Gioia, lucchese, giornalista a Tgcom24. Qualcuno, questa mattina, ci ha avvisato aggiungendo che nel corso dell'intervista Laura aveva voluto ringraziare, parlando di come era arrivata a fare questo mestiere, una piccola testata locale, La Gazzetta di Lucca, e il suo direttore, ossia il sottoscritto il quale, secondo lei, oltre ad alcuni aggettivi forse eagerati - perdonateci l'improntitudine - ha il merito, da sempre, di credere nei giovani. Abbiamo, così, voluto ascoltare la registrazione e, dopo esserci iscritti al portale Rai, siamo riusciti, finalmente, ad udire con le nostre orecchie le parole di Laura Gioia. E, inutile nasconderlo, ci siamo anche commossi e lo diciamo senza vergognarci, perché non tutti, a questo mondo, hanno l'abitudine di riconoscere i meriti di qualcun altro, anzi, spesso si dà tutto per scontato quando di scontato, invece, non c'è assolutamente niente.

Laura Gioia l'avevamo conosciuta qualche anno fa, quando un amico come Marcantonio Gambardella ci aveva accennato a questa ragazza che era reduce da una esperienza negli States e avrebbe voluto imparare qualcosa di più e di maggiormente concreto e a portata di mano di questa professione. Ci incontrammo e dopo averla ascoltata decidemmo che era il caso di metterla alla prova. Le spiegammo anche che a casa nostra c'era l'abitudine di far fare agli 'stragisti' - meglio che stagisti - tutto fuorché guardare cosa fanno gli altri. Così fu. La mandammo in giro a destra e a sinistra, presumibilmente e visto ciò che ha ricordato, le parlammo e la consigliammo, la correggemmo e l'incitammo, alla fine, se non ricordiamo male, le dicemmo anche che avrebbe potuto fermarsi con noi ancora di più visto che non se la cavava poi così male. Ma lei aveva altre ambizioni e ci disse che sarebbe migrata a Milano in cerca di fortuna. Ci perdemmo di vista e soltanto ogni tanto suo zio, Fabrizio Petri, ci portava i saluti e la sensazione che non ci aveva mai dimenticato.

Ecco, proprio Fabrizio Petri, stamattina e poco dopo anche Gambardella, ci hanno avvertito dell'intervista. Nessun altro, ma non ci meravigliamo. In questa città dove lo sport più praticato è godere delle disgrazie degli altri, gioire dei successi di qualcuno è più raro di un boxer albino. Non abbiamo esitato un attimo e prima ancora di vedere il servizio televisivo abbiamo chiamato Laura Gioia e ci siamo scambiati quattro chiacchiere tra persone che, a quel punto, avevano sicuramente qualcosa in comune che nessuno dei due dimenticherà mai.

Non c'è soltanto Laura Gioia in questo più o meno lungo elenco di giovani - ma anche meno giovani - che, alla Gazzetta, hanno imparato qualcosa di più che scrivere - e non è poco, credete - un articolo. Un vecchio proverbio indiano dice che per essere un uomo completo bisogna aver fatto un figlio, piantato un albero, scritto un libro. Noi, purtroppo, non abbiamo mai avuto la passione per le piante, ma i giovani come Laura o come tanti altri che abbiamo conosciuto e ancora oggi conosciamo, sono un po' come i frutti di quell'albero al quale faceva riferimento il sommo poeta scrivendo che ognuno di noi dovrebbe avere come obiettivo principale far sì che qualcosa, su quell'albero, cresca grazie anche a lui.

 

https://www.raiplay.it/video/2019/09/Sottovoce-8e7e92c6-12e6-4ccd-83af-8a2931d9c491.html

 

 

 

 

 


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