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Ce n'è anche per Cecco a cena

Memoria storica sì, ma quale? In realtà soltanto la vostra

lunedì, 30 settembre 2019, 16:45

di aldo grandi

Che a Sinistra siano specializzati nell'inventarsi assessorati da retribuire con soldi pubblici non è una novità. Anni fa alla Regione Toscana esisteva l'assessorato al perdono, nemmeno si trattasse delle vecchie indulgenze di cattolica memoria. Del resto comunismo e cattolicesimo sono due chiese che sono andate avanti parallelamente senza incontrarsi mai per secoli salvo, poi e ai nostri giorni, viaggiare tranquillamente lingua in bocca. Tornando agli assessorati di vario genere e sistematicamente inutili, a Lucca c'è la Ilaria Vietina che dopo aver ricoperto una infinità di incarichi nelle amministrazioni di mister Tambellin Man, attualmente è anche assessore con delega alla continuità della memoria storica. Già, ma cosa vuol dire memoria storica e, soprattutto, chi la trasmette e a chi appartiene? Sono domande importanti a cui in troppi, affaccendati dietro la quotidianità, perdono di vista. Di sicuro non le perdono di vista i talebani della resistenza e dell'antifascismo, per i quali non esiste memoria storica se non quella che decidono i vincitori e coloro che detengono il potere. Nei paesi del socialismo reale o del comunismo applicato abbiamo visto e sappiamo tutti come è andata a finire. La memoria storica è stata estirpata a colpi di gulag e deportazioni selvagge, di stragi infinite e cieche obbedienze. Da noi, fortunatamente, non siamo ancora a questo punto, ma non ci scommetteremmo la camicia che a qualcuno piacerebbe arrivarci. Non è, sicuramente, il caso di Ilaria Vietina, la quale, tuttavia, dovrebbe spiegarci come mai, ad esempio, un libro edito da Laterza sul fascismo  dalle mani sporche, non meriti una presentazione pubblica visto che uno dei saggi contenuti riguarda proprio il periodo fascista che a Lucca vide i fasti prima, i nefasti dopo di Carlo Scorza ultimo segretario del Pnf prima del 25 luglio 1943.

I maligni suggeriscono che la colpa è del fatto che l'autore è tale Umberto Sereni, ex professore di storia all'Università di Udine, ex sindaco di Barga, notoriamente un rompicoglioni, ma, soprattutto, ingestibile e in grado di ragionare con la propria testa. E' vero, è anche lui di Sinistra, ma non si può essere... perfetti. A parte le battute abbiamo tirato in ballo il Sereni perché un altro evento culturale che lo ha visto protagonista è stato, a nostro avviso, trascurato dall'assessorato alla memoria storica e questa volta la dimenticanza e la trascuratezza sono state più gravi.

Ci riferiamo alla mostra di Alcide che si è appena conclusa in San Cristoforo. 25 mila presenze nel brevissimo periodo che è stata visitabile, un record che ha visto appassionarsi alle vicende storiche cittadine turisti e lucchesi doc. Se non è questa la memoria storica, che memoria è? Ci sono tutti gli ultimi settant'anni di vita lucchese e siamo certi che se ce ne fossero stati altrettanti prima Alcide li avrebbe immortalati egualmente ed esposti. Questa è memoria, esattamente come le vicende della guerra partigiana o della liberazione che, a dirla tutta, a Lucca non sono state certamente così rappresentate e rappresentative come, al contrario, in altre regioni d'Italia. Ma non importa, importa che la memoria abbia diritto di esistere ovunque e indipendentemente da quali sono stati i suoi pregi e difetti, altrimenti non si tratterebbe più di una memoria condivisa, ma di parte e, quindi, inevitabilmente parziale e insufficiente.

La mostra di Alcide, 25 mila visitatori in pochissimo tempo, batte e travolge la mostra dedicata alla follia - come se non fossimo già abbastanza folli di nostro - che, a quanto pare, solo in termini di pubblicità, è costata uno stonfo. Ma tanto a beneficiarne sono stati sempre i soliti, o no? Pare, invece, che l'esposizione di Alcide non solo non sia costata in termini di pubblicità, ma che, addirittura, Claudio, Mimmo e Anna Martorana abbiano fatto in gran parte da sé. E allora che cosa dovrebbe fare, a nostro avviso, un assessore alla memoria storica altrimenti detta identità collettiva?

Trovare un luogo espositivo dove far sì che la mostra diventi permanente poiché San Cristoforo, purtroppo, appartiene alla Diocesi e figuriamoci se quella è disponibile a lasciarla tutta e sempre a una unica esposizione. E allora perché non pensare a Palazzo Guinigi, dove ci sarebbero i locali di proprietà comunale che non vengono utilizzati per niente e per nessuno?

Certo, i precedenti non sono promettenti se si pensa che il museo storico della Liberazione ebbe breve vita e piuttosto solitaria dato che non ci andava nessuno a vederlo. Le malelingue dicono anche qui che non è c'è mai stata liberazione a Lucca ecco il vero motivo. Mah, questione di opinioni. 

Palazzo Guinigi come sede della mostra permanente di Alcide? Siamo certi che l'architetto Martorana riuscirebbe a rendere visitabile e appetibile anche questo luogo così triste e cupo che il comune sembra volutamente trascurare nemmeno si trattasse di un peso. 

Quindi, cara Vietina, vediamo un po' se ci si dà una mossa anche per quel tipo di memoria che non è verniciato di rosso, ma appartiene egualmente alla nostra città e alla sua gente.


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