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Dieci anni e un giorno: buon anno alla Gazzetta di Lucca, a noi, ai suoi lettori e a tutti quelli che ci permettono di andare avanti

martedì, 31 dicembre 2020, 16:40

di aldo grandi

Ogni anno è sempre la solita zuppa. Si guarda indietro per non guardare avanti e quando, alla fine, si decide di voltare lo sguardo al futuro, ecco il saluto e l'augurio ipocrita rivolto, tanto non costa nulla, a cani e porci: buon anno! Ma buon anno di che?, buon anno a chi?, buon anno per cosa? Il 2020 sarà un anno speciale per La Gazzetta di Lucca che festeggerà i suoi primi dieci anni di vita. Un doppio lustro sempre in prima linea, con un record di querele e procedimenti disciplinari da far invidia a chi ha voglia di tenere sempre la testa rivolta all'insù piuttosto che sotto la superficie dell'ipocrisia e del buonismo imperanti. Che strana città Lucca. Governano sempre gli stessi, riuniti nei loro comitati di affari, chiusi nelle rispettive conventicole, appartati nei propri circoli più o meno numerosi, con gente che farebbe carte false per essere inserita un po' qui e un po' là perché, si sa, Lucca è la città dove l'essere conta meno dell'apparire almeno quando si avvicina il Natale o il giorno delle feste ché bisogna indossare il miglior vestito anche se, sotto, c'è poco o niente. Quest'anno ricorrono anche i 30 anni di permanenza del sottoscritto a queste latitudini. Paradossalmente noi che siamo arrivati stranieri, oggi rappresentiamo la memoria storica di questa città, condivisa con qualche collega 'anziano' - Luca Tronchetti e Paolo Pacini - ché, poi, non ce ne sono altri della stessa età professionale e anagrafica. 

Abbiamo imparato, in questo periodo e, soprattutto, negli ultimi dieci anni, che a Lucca non puoi permetterti di 'toccare il culo alle signore' dove per culo si intende gli interessi e per signore tutti quei potentati che, in città, fanno il bello e il cattivo tempo, ma, soprattutto, distribuiscono i pani e i pesci. E non è tanto colpa di chi, questi pani e questi pesci, li distribuisce, ma di chi li riceve che, in cambio, mette la museruola alla critica e allo spirito di indipendenza. A Lucca si fa a non darsi addosso, a non criticarsi, a non spararsi merda perché, si pensa, forse giustamente, che la merda che uno tira addosso a qualcuno oggi, l'indomani potrebbe tornare indietro con gli interessi. Così si assiste ad un piattume e ad una mediocrità tali per cui, alla fine, tutti, indistintamente, appaiono voci bianche di un coro privo non solo di tono e di timbro, ma anche di spessore.

A Lucca non esistono destra e sinistra. E nemmeno diritto e rovescio. E' una immensa palude di ipocrisia dove ognuno ha i suoi scheletri nell'armadio a volte troppo ingombranti, gli scheletri, per riuscire a contenerli in uno solo. E la sola consolazione è che, in fondo, gli altri, fino a prova contraria, ne hanno altrettanti.

La Gazzetta di Lucca è il solo giornale in Italia e non temiamo smentite di sorta, che da due anni e mezzo, ufficialmente, non ha contatti con l'amministrazione comunale di sinistra perché considerata, presumibilmente, aprioristicamente avversa. Nella realtà la simpatia e i saluti con i consiglieri di maggioranza, con alcuni perché, con altri - Vietina, Battistini ad esempio - ne facciamo volentieri a meno, ci sono anche la prima più dei secondi, ma per Volere Supremo, ossia per i vertici del Pd non si sa bene quale e dove, i democratici esponenti della giunta non devono avere rapporti con il sottoscritto. Ebrei noi e orgogliosi di esserlo, fascisti loro e della peggiore specie, quella degli ipocriti e dei farisei.

In questa città dove l'invidia, la gelosia e il godere delle disgrazie degli altri sono gli sport più praticati, ci viene, però, da non dimenticare tutti coloro che, in questo 2019 e negli anni indietro fino al primo, il 2011, ci hanno dato coraggio, fiducia, stima, considerazione. Pensiamo, innanzitutto, ai lettori, tanti, anche quelli che non la pensano come noi, ma che ci riconoscono la dignità di scegliere sempre da che parte stare. Poi a chi ci sostiene con la pubblicità, un grande aiuto, l'unico perché, a differenza di tutti gli altri giornali, noi non abbiamo sovvenzioni di alcun genere da enti pubblici. Forse vi sembrerà strano, ma se non fosse per i nostri clienti, tutti, indistintamente, non riusciremmo a vivere. E a lavorare. Letteralmente. Infine i nostri collaboratori alcuni dei quali, non pochi, hanno, nel corso di questa decade, trovato lavoro proprio nel settore dei mass media e, anche qui senza timore di smentite, siamo gli unici che, a Lucca e provincia, hanno saputo formare una robusta schiera di aspiranti giornalisti. Che si contano sulle dita di più mani. Sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario.

Dieci anni vissuti pericolosamente, in particolare, da chi scrive, che un po' se le è cercate e un po' gliele hanno mandate. Inutile aggiungere che fare la vittima non rientra nel nostro modo di essere. Abbiamo attaccato, a volte anche duramente, senza alcuna pietà, ed era ovvio che ricevessimo delle risposte e degli attacchi. Lo hanno fatto Andrea Marcucci, Laura Boldrini, altri personaggi meno famosi che si sono sentiti diffamati. Ma non è questo che ci ha dato fastidio. Quello che più di ogni altra cosa ci ha fatto incazzare è stata la bastardaggine di quei colleghi che hanno denunciato senza metterci né nome né, tantomeno, la faccia e che noi, però, abbiamo puntualmente sputtanato. Perché è bene chiarire a tutti che la categoria dei giornalisti è tutt'altro che coesa e unita e noi per primi consideriamo questo lavoro una professione individualista dove ognuno contribuisce al tutto, ma senza miscelarsi con esso. 

A Lucca i giornalisti si sono sempre sopportati pur standosi, cordialmente, sulle palle. Valeva negli anni Novanta, vale ancora oggi anche se la conflittualità e la competitività di quell'epoca non esistono più. Finirà, se non moriremo prima, che proprio un giornalista 'immigrato' dalla capitale diventerà il più longevo in attività visto che l'età pensionabile è di là da venire e anche dopo resteremo, si spera, al timone.

In questo 31 dicembre 2019, così come nel Natale appena trascorso, molti sono stati, come sempre, i motivi per provare a non guardarsi alle spalle, non perché ci siano nemici improbabili, ma perché gli anni e ciò che hanno portato con sé pesano, realmente, sulla schiena e non solo. In fondo, proprio durante queste giornate si finisce per renderci conto di quanto siamo fragili e, spesso, di quanto siamo soli o spaventati dal poterlo diventare. E il difficile non è tanto o non è solamente nel dover sopravvivere quanto, piuttosto, nel cercare di vivere al meglio. Ecco, questo è l'augurio che rivolgiamo a chi ci ha voluto bene e a chi ce ne vuole tutt'ora, nonostante la nostra fama e fame di essere dei rompiscatole: tentare sempre e riuscire quando si può a non farsi travolgere dalle cose della vita perché quest'ultima, in fondo e a pensarci bene, non è né è mai stata una corsa di velocità, ma di resistenza. Non vince tanto chi arriva primo, ma chi non si ferma mai. 

Buon anno dalla Gazzetta di Lucca.


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