Anno 7°

giovedì, 13 agosto 2020 - Recte agere nihil timere

Facebook Twitter YouTube

lagazzetta_prenota

Ce n'è anche per Cecco a cena

Coronavirus, chiuse le fabbriche e tutte le attività giudicate non essenziali: ma lavorare per vivere che attività è?

domenica, 22 marzo 2020, 01:42

di aldo grandi

Fa piacere leggere l'appello che il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini ha scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte con cui lo esorta a chiudere tutte le attività non essenziali così da stringere un cappio al collo al Coronavirus che, a quanto pare, sfugge, almeno fino ad ora, a ogni tentativo di cancellazione. Fa piacere, soprattutto, perché vuol dire che il Coronavirus, pur essendo fastidioso e, in alcuni casi, ma soltanto in alcuni, persino letale, può essere combattuto e anche abbastanza bene se si pensa che il primo cittadino di Lucca è ricoverato in isolamento nel reparto di malattie infettive del San Luca e riesce anche a utilizzare il personal computer o il tablet per scrivere e, immaginiamo, anche leggere. A noi sembra che questo Paese stia precipitando sì, ma verso una follia collettiva senza che, al volante, ci sia qualcuno in grado di garantire fermezza, saggezza, tenacia e, soprattutto, calma. A noi pare che il panico si sia, ormai, impossessato anche di coloro che sono chiamati alla guida di una Nazione. Questa sera il Governo ha dichiarato la chiusura delle fabbriche e delle altre attività non essenziali al fine di bloccare la diffusione del virus.

Giuseppe Conte, durante il suo discorso, ha anche spiegato che non esiste il pericolo di restare senza generi alimentari e ha invitato la gente a non correre ai supermercati che, comunque, resteranno aperti. Attenzione. In realtà sappiamo benissimo che il capo del Governo ha dovuto lottare a lungo perché i sindacati stanno facendo enormi pressioni per ridurre l'orario durante la settimana e chiudere la domenica. Ricevono, del resto e a loro volta, altrettante pressioni da parte dei lavoratori i quali si domandano, sicuramente, perché, se mezza Italia vuole stare con le chiappe sul divano e al sicuro, magari con tanto di certificato di malattia come i 300 dipendenti della Asl di Crotone, proprio loro devono rischiare di prendersi il virus. Considerazioni legittime, soprattutto, se si pensa alla gestione mediatica di quanto sta avvenendo in Lombardia e al terrore seminato a piene mani senza alcun minimo cenno di discernimento da parte delle autorità.

Chissà se qualcuno tra i nostri politicanti ha letto la Psicologia delle folle di Gustave Le Bon, un classico e un manuale per coloro che aspirano a fare politica e a diventare dei leader. Ebbene, le folle, si sa, non vanno dietro alla logica. Si muovono non in base ai ragionamenti individuali o al dubbio cartesiano, ma si fanno prendere dal panico e seguono non tanto la realtà del pericolo, quanto la sua percezione e, in particolare, la percezione che altri, al potere, vogliono che esse ne abbiano.

Non ci meraviglieremmo, quindi, se questa manifesta incapacità di mantenere ferma la posizione da parte del Governo non sia il preludio alla corsa ad accaparrarsi, nonostante le raccomandazioni, quanta più merce possibile nel timore che, prima o poi, presto o tardi, chiudano anche i supermercati, magari restando aperti con un orario ancora più ridotto e, quindi, con ancora maggiore affollamento per fare rifornimenti.

L'imbecillità, in questi casi, la fa da padrone e nessuna delle parti coinvolte sembra comprendere che, ad una maggiore riduzione dell'orario di apertura, corrisponderà, inevitabilmente, una maggiore affluenza durante l'apertura con tutti i risultati che possiamo facilmente immaginare e anche i pericoli per l'ordine pubblico. Del resto la gente sta sempre più manifestando segnali di insofferenza e lo dimostra anche il crescente numero di denunce che vengono fatte dalle forze di polizia.

Siamo sicuri che comprimendo sempre di più le libertà individuali e le sue pertinenze non si corra il rischio, concreto, di esasperare la già acuta - non ancora cronica, ma ci manca poco - difficoltà ad affrontare il periodo?

Le folle captano, come il cavallo con chi lo monta, ogni minima incertezza, ogni massimo dubbio, ogni più infinitesimale paura. Esse hanno una incredibile sensibilità che le porta ad accrescere, in maniera esponenziale, tutte le potenziali conseguenze di ciò che viene loro comunicato. 

Il Governo e i suoi esperti ci avevano detto, appena ieri, che i dati su contagi e decessi andavano presi con il contagocce dal momento che sarebbe stato necessario attendere almeno due settimane dall'adozione dei provvedimenti di rigore prima di vedere dei risultati. Ebbene, sono stati sufficienti 150 morti in più in un solo giorno per far emettere una ulteriore ordinanza di restrizione degli spazi di libertà sociale ed economica, non soltanto in Lombardia, ma in tutta Italia.

Il risultato più evidente di queste misure mai adottate se non in tempo di guerra, al momento è quello di avere spedito in mezzo a una strada migliaia di persone che hanno perso il lavoro e che non hanno o non avranno grandi depositi da poter intaccare per affrontare la quotidianità. Infatti e al di là dei paroloni spesi dai soloni dell'intelligenza a stipendio fisso, la realtà è, nel concreto e per chi la vive di persona, molto diversa e drammatica: trovarsi senza lavoro improvvisamente vuol dire non avere i soldi per pagare l'affitto, il mutuo, le bollette, le tasse, le imposte e, in ultimo, la spesa di generi alimentari. 

Siamo noi pronti a questi sacrifici che non hanno, attenzione, una scadenza determinata, ma sono stati decisi da altri e a tempo indeterminato? E' bene che tutti ci poniamo questa domanda e che si tenti di rispondere con la massima sincerità possibile. Quando finiranno i soldi, quando le carte di credito e i bancomat non avranno più niente da raspare, quando fare la spesa sarà un terno al lotto e sulla tavola cominceranno a scarseggiare le primizie e non solo, quando i figli ci domanderanno perché?, che cosa faremo, ma, soprattutto, cosa risponderemo?

La nostra unica speranza è che il virus venga meno al più presto, ma, a quanto pare, all'orizzonte non c'è alcuna traccia di tregua. Inoltre, il genio della stirpe politica italiana ha detto che riaprirà tutto solo a contagi zero, cosa logicamente assurda dal momento che il virus stesso non è un rubinetto che si chiude o si apre a proprio piacimento. Infatti, se giunti a contagi zero per più giorni riapriremo il palcoscenico, qualora si ripresentino dei casi cosa facciamo, tagliamo ulteriormente la testa a chi l'ha appena sollevata?

Queste sono domande che chi governa un paese si deve porre poiché il suo compito non è quello di salvare le anime, ma di aiutare i cittadini del proprio paese a contenere i danni ed evitare il sacrificio inutile degli eroi in trincea così come delle riserve nelle retrovie.   

Soprattutto, una domanda è prioritaria: esiste un limite per la chiusura delle attività produttive, essenziali o meno, oltrepassato il quale l'economia non soltanto non potrà rialzarsi, ma le persone non potranno più sopravvivere? E se questo limite esiste - ed esiste perché è concreto e si riferisce a bisogni primari e, questi sì, essenziali - allora sarà bene che qualcuno ci dica qual è. Per prepararci, ma, in particolare, per lasciarci, almeno, il diritto di decidere, ognuno a suo modo, se è preferibile rischiare il contagio e, molto più raramente, la morte con Coronavirus oppure andare incontro alla morte e la miseria, la fame, il caos, l'insicurezza e la precarietà che sono molto peggiori, a volte, della morte stessa. 


Questo articolo è stato letto volte.


tambellini

bonito400

BF Cristiana Francesconi

tuscania

auditerigi

toscano

il casone

prenota grande  - Dimensioni 400 x 120 px


Altri articoli in Ce n'è anche per Cecco a cena


mercoledì, 12 agosto 2020, 02:12

Covid-19, il paese degli eunuchi: stop al massacro contro il Seven Apples

E' uno schifo. Una vergogna. Un insulto alla ragione e al buonsenso. L'ennesima dimostrazione che la burocrazia dei mediocri e la deresponsabilizzazione delle coscienze stanno uccidendo il sistema socio-economico di questa povera Italia divenuta, ormai, un Paese di castrati senza attributi né orgoglio o dignità.


giovedì, 30 luglio 2020, 11:56

'Con-vivere' scrive direttora nel comunicato: ci dispiace, ma noi ci rifiutiamo di cambiare la nostra lingua e continueremo a usare la parola direttore

Siamo nati nel 1961 e, pochi giorni fa, sotto il segno del leone, abbiamo compiuto la non più giovane età di 59 anni. Siamo cresciuti in un mondo dove le parole avevano un loro significato e, soprattutto, insindacabile e ineluttabile, frutto di usi e consuetudini secolari.


prenota medio - Dimensioni 220 x 140 px


giovedì, 23 luglio 2020, 21:09

Bentornato Bindo! A proposito, lo sai che Coima ha sede in Qatar e che il socio più importante è proprio in quel Paese?

Lo avevamo un po' perso di vista e anche lui, in effetti, aveva contribuito ad eclissarsi un po' dalla scena politica. Capita anche nelle peggiori famiglie di attraversare momenti di calma più o meno piatta, ma importante è rientrare nei ranghi quanto prima.


lunedì, 20 luglio 2020, 22:26

Barbara Paci, una Barbie che parla e che può far paura

Un esponente della maggioranza, per di più una donna, avrebbe definito la candidato a sindaco del centrodestra Barbara Paci, una Barbie bionda e stupida. E poi saremmo noi i sessisti e maschilisti. Se questo esponente della maggioranza avesse le palle - non fisicamente è ovvio - dovrebbe venire alla luce...


prenota medio - Dimensioni 220 x 140 px


domenica, 19 luglio 2020, 23:39

Troppa pubblicità sulle Gazzette? Può darsi, ma non avendo contributi né santi in paradiso non c'è altra scelta

All'inizio siamo stati zitti anche perché, visto anche il periodo non proprio roseo derivante dal Coronavirus, avevamo poca voglia e altrettanta fantasia per rispondere e spiegare. Ora, però, crediamo sia venuto il momento di dire le cose come stanno una volta per tutte.


mercoledì, 8 luglio 2020, 09:18

Gioventù bruciata? No, maturità senza spina dorsale

Innanzitutto chiediamo scusa per questa prolungata assenza, ma anche Cecco a cena, a volte, sente il bisogno di mettersi a... dieta (si fa per dire) e riflettere. Torniamo, quindi, dopo aver guazzabugliato un po' in riva al mare ed aver fatto scorta di pazienza per non incazzarci ad ogni piè...