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Ce n'è anche per Cecco a cena

Coronavirus, i giacobini del terrore

domenica, 8 marzo 2020, 19:25

di aldo grandi

Come la rigiri la rigiri, a prenderla nel culo sono sempre gli stessi: commercianti, ristoratori, imprenditori, liberi professionisti tutti coloro, in sostanza, che non sono sicuri di avere, alla fine del mese, lo stipendio garantito. E' così anche oggi, ai tempi del Coronavirus, ormai diventato una sorta di Ebola la cui mortalità, fortunatamente, è molto, ma molto ridotta. Non, però, il contagio. Così questo Governo Pd-5Palle ha pensato bene di inventarsi alcune misure da adottare indiscriminatamente e senza fiatare per cercare di contenere la diffusione del virus, anche a quelle latitudini dove, a quanto risulta, non è, poi, così sviluppato. Ad esempio niente strette di mano tantomeno baci e abbracci; se qualcuno dovesse usare il saluto romano, bisognerebbe chiarire se incorre nel reato di apologia di fascismo. Mah, chissà cosa succederà. In più, distanza di sicurezza anche in bar, pub e ristoranti oltre a tutti i luoghi pubblici. Noi, che abbiamo imparato a convivere e a difenderci dai bradipi dei migliaia di palazzi Orsetti sparsi per la Penisola, viaggiamo con un metro, costo 4 euro e 50, di quelli utilizzati dai geometri per misurare le superfici abitative. Apprendiamo che, da stasera 8 marzo 2020, la giunta Tambellini è più realista del re e spedirà in giro per il centro e non solo gli agenti di polizia municipale - si presuppone anche loro 'armati' di un metro - per verificare che i titolari delle attività produttive rispettino le decisioni adottate da questo Governo di dilettanti allo sbaraglio.

Ora, noi che, purtroppo, abbiamo ancora l'abitudine di utilizzare il cervello unitamente alla pancia, ossia al buonsenso, proprio questa mattina abbiamo visitato numerosi locali pubblici gestiti da amici, commercianti e ristoratori, i quali sono, giustamente, preoccupati perché, se continuerà questo andazzo, sarà la loro rovina. Non un turista per le strade, incassi ridotti al lumicino, tavoli vuoti. Insomma, non ci vuole un genio per capire che non servono le misure drastiche di Conte - scusate, ma siamo colti dal Coronavirus solo a pronunciare questo nome - né, tantomeno, i vigili urbani in tenuta... antisommossa per indurre i commercianti a mantenere la distanza tra gli avventori. Ci pensano già l'allarme e il panico diffusi spudoratamente dai giornalisti del Pensiero Unico Dominante. Quindi, se in giro non c'è nessuno, come si può pensare che i locali pubblici, almeno da queste parti, siano sovraffollati e fonte di contaminazione?

Pensiamo, ad esempio, ai bar. Ce ne sono alcuni, quasi tutti, invero, dove, inevitabilmente, se si vuole prendere un caffè, si finisce per stare, al banco, accanto a qualcuno. Che fare, quindi? Bisognerà, quasi sicuramente, mettersi in fila fuori dal locale e attendere che chi sta dentro finisce ed esca fuori. Chi sorveglierà la fila di avventori in dolce attesa? Ma uno dei dipendenti del locale che così, avrà anche da spendere qualcosa in più. Del resto, il rischio di beccarsi una multa con sospensione immediata dell'attività è troppo alto.

E i ristoranti? Ragazzi ci viene da ridere. L'Italia è il paese di Pinocchio. Allora, supponiamo che, oggi ad esempio 8 marzo festa della donna, chi scrive vada a cena con la fidanzata. Non serve molta intelligenza per comprendere che, vista la ricorrenza, un po' di romanticismo non guasta e, quindi, cheek to cheek ad un tavolo sarebbe il top. E invece no. C'è il virus e non importa se, un'ora prima, a casa, sul letto o sul divano o anche per terra o sulla lavatrice, ci siamo avvinghiati come ostriche allo scoglio scambiandoci saliva e goccioline di sudore. No, a tavola un metro di distanza. Giusto, bisogna sacrificarsi tutti e, come ha ben detto un governatore di una regione del Sud, il cui tasso di intelligenza è paragonabile a quello di un sorcio che attraversa una strada nell'ora di punta, è anche necessario modificare il nostro stile di vita.

Quindi, prendiamo il nostro metro e misuriamo la distanza, al tavolo, tra noi e la nostra dolce trequarti. E scopriamo, purtroppo, che un metro è una distanza siderale per una cena a due ad un tavolo normale. Che fare allora? Ci soccorre il solito arrangiarsi italiano che,  al posto di un tavolo, ce ne mette due cosicché la distanza raddoppia e siamo tutti contenti.

Ma vi rendete conto di come siamo finiti? E poi ci lamentiamo se all'estero ci sputano addosso e ci prendono per le chiappe. Continuiamo a piangerci addosso e a chiedere l'aiuto dell'Unione Europea e degli altri stati. 

PS. Dimenticavamo: pare che il Coronavirus, in Italia, se la sia presa, soprattutto, con politici di sinistra. Vero? Falso? Non vorremmo che, adesso, anche il Coronavirus venisse ufficialmente dichiarato fascista e razzista.

 


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