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Coronavirus, una lunga rabbia

giovedì, 5 marzo 2020, 09:17

di aldo grandi

Una lunga rabbia ce l'aveva anche il protagonista di uno dei più bei romanzi del dopoguerra, appunto Una lunga rabbia di Carlo Castellaneta, giornalista e scrittore meneghino di straordinaria bravura. Già, ma chi più se lo ricorda in questa Italia con sempre meno identità e sempre maggior numero di idioti, ignoranti, incapaci, buffoni? Era, quella, la rabbia di un giovane che viveva e cercava di emergere in una Milano dell'immediato dopoguerra che, nonostante miseria, parecchia e nobiltà, poca, era un meraviglioso esempio di voglia di rinascere dalle macerie della guerra. A distanza di 70 anni, la rabbia che proviamo è ancora la stessa, forse, ancora di più. Un sentimento misto di impotenza e odio verso una classe politica, quella attuale, che ci fa persino rimpiangere la Prima Repubblica non perché fosse più onesta, bensì perché, almeno, era, in parte, più capace. Oggi siamo alle prese con dei dilettanti allo sbaraglio, con un ministro degli Esteri che in conferenza stampa ci fa ridere dietro tutta l'Europa per il suo coronavairus: qui gente siamo di fronte al grottesco, ad un esponente del Governo, con un dicastero tra i più delicati, che fa una immensa figura di merda e che, in qualunque altro Paese dove la dignità fosse ancora un valore, si sarebbe dimesso per la vergogna. Con un capo del Governo che chiude le scuole di ogni ordine e grado nonostante il parere contrario o, comunque, diverso, espresso da un comitato scientifico di esperti. Ma, allora, dove sta la promessa di seguire quello che dicono medici e scienziati fatta appena pochi giorni fa?

Questo esecutivo ci ha fatto diventare la barzelletta d'Europa. Siamo quelli che devono stare a distanza di due metri l'uno dall'altro e, magari, anche girare con un metro per misurarla. O che non devono stringersi la mano esattamente come ai tempi di un certo Mussolini il quale abolì la stessa preferendogli il saluto fascista, assolutamente più igienico come ebbe a dire, ironicamente negli anni Settanta, Giorgio Almirante. Ma anche il braccio col pugno teso, a questo punto, andrebbe bene. O, ancora, siamo quelli che non possono abbracciarsi e, allora, occhio anche alle scopate perché, pare, che anche fare sesso sia diventato un rischio concreto. 

Perché, domandiamo noi, un popolo dovrebbe rinunciare alla propria sovranità, alle proprie prerogative, ai propri diritti incaricando una classe politica lautamente pagata dai 12 ai 15 mila euro al mese se non per essere guidata, protetta, sostenuta, incoraggiata, difesa? Non si chiede a questi impostori che bivaccano nella Capitale e non solo, di essere dei pastori di anime che già ne abbiamo uno - incapace di fare il pastore e di prendersi cura delle anime - Oltretevere e vestito di bianco. Si chiede a coloro cui deleghiamo le nostre esistenze, di proteggere il Popolo che li ha eletti.

Invece, guardate un po' cosa succede: se ne fregano di noi italiani, pensano agli immigrati, ai clandestini, ad accogliere cani e porci provenienti da tutto il globo senza, poi, sapere, nemmeno dove piazzarli. Non chiudono le frontiere, non trasmettono sicurezza, non combattono, con leggi adeguate e severe, la microcriminalità. Tutt'altro: garantiscono i colpevoli, abbandonano le vittime. Ma queste vittime siamo noi, tutta quella Italia fatta di gente che lavora senza sapere se, un domani, potrà ancora continuare a farlo, un Paese fatto di piccole e medie imprese, di commercianti, di liberi professionisti, di artigiani, di quel popolo che produce ricchezza e non solo denaro. Invece, questi governanti da stra(c)azzo pardon, da strapazzo, sono degli impostori, dei traditori, che favoriscono l'Italia del parassitismo, che invocano la benedizione dell'Unione Europea e chiedono l'elemosina allo straniero e, poi, hanno anche il coraggio di venirci a raccontare che siamo un Paese eroico. Stronzate. I veri eroi di questa tragedia divenuta una comica saranno e saremo noi, chiamati, fra qualche mese, a spaccarci il fondoschiena ancora di più per tirare avanti la carretta quando, purtroppo, sarà troppo tardi.

Questo Governo di mentecatti non ha pensato, con le truppe cammellate dell'Informazione Addomesticata e Ideologizzata, che l'economia viene prima della salute e della sicurezza pubbliche e non perché abbia un diritto di precedenza, ma per il semplice motivo che, se crolla lei, le altre sono le prime ad andare a puttane con o senza coronavirus. Invece niente. Si sono chiusi e si chiudono stadi, scuole, cinema, ristoranti, palestre, metropolitane, si blocca la circolazione degli uomini e delle merci. Questa è pura follia, ma per chi ha uno stipendio garantito alla fine del mese no problem. 

Le banche, intanto, aguzzini spietati nei momenti di crisi, continuano a pretendere i loro crediti, le agenzie delle entrate pure e lo stato vampiro che non riusciamo a considerare amico tantomeno parente, anche. La colpa di tutto ciò che sta accadendo qui in Italia non è del coronavirus soltanto, ma dell'incapacità di una classe politica e dirigente di assumersi le proprie responsabilità e di fare delle scelte, dolorose, ma che siano in grado di garantire la sopravvivenza di un  sistema che, sia pure con i suoi limiti, è, pur sempre, quello in cui viviamo e che ci ha garantito decenni di benessere.

Al contrario pensiamo all'Europa invece che all'Italia, nonostante si sia ormai compreso che ognuno pensa per sé e dio dovrebbe, ma non lo fa, pensare per tutti. Siamo diventati gli untori e gli appestati del pianeta; milioni di disdette perché nessuno si azzarda più a venire nel nostro devastato Stivale. Una volta esauriti i risparmi, la gente si getterà dai ponti per la disperazione e qualcuno, a quanto pare, lo ha già fatto.

Se volevano distruggere il popolo, hanno trovato la soluzione, una endlosung, soluzione finale, che non interessa gli ebrei questa volta, ma la società intera che si troverà, fra qualche mese, ad essere una massa omogenea di disgraziati alle prese con la lotta per la sopravvivenza, come se fossimo in un nuovo medioevo  dove, tra l'altro, la Chiesa bergogliana e le élites mondialiste non vedevano l'ora di ricacciarci così da eliminare ogni forma di dissenso. La miseria, in fondo, rende tutti più buoni e mansueti, eguali gli uni agli altri, depressi e sfiduciati, più proni e pronti a farsi governare.

Di fronte a questa apocalisse che cosa fa l'Europa invocata da Conte? Pensa ai clandestini alla frontiera greco-turca e chiede solidarietà, con quel Sassoli colpevole di attentato all'integrità nazionale, che vorrebbe sobbarcarsi milioni di disperati aprendo le porte del continente Italia compresa. Ma vi rendete conto? Ma quanto dovremo ancora sopportare prima di reagire a questa devastazione morale?

Oriana Fallaci lo aveva previsto, aveva annunciato che gli italiani e gli europei sarebbero precipitati, per colpa delle élites che li governano, in un nuovo medioevo. Ebbene, ci siamo e la colpa è soltanto nostra che abbiamo barattato la nostra libertà e la nostra indipendenza per un misero piatto di lenticchie che, adesso, si sta consumando lentamente.

 

 

 

 

 


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