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Gli arredi dell'ex profumeria Ristori devono tornare dov'erano: parola di Aldo Grandi

martedì, 9 giugno 2020, 15:23

di aldo grandi

Chi conosce la Gazzetta di Lucca e, per sua sfortuna o fortuna, il sottoscritto che ne è il direttore (ir)responsabile, sa che quando prende una posizione non si cura di guardarsi le spalle. Se sono - e se siamo - convinti della giustezza di una battaglia, andiamo avanti a dispetto di querele, esposti e altre diavolerie del genere. Certo, non siamo degli aspiranti suicidi, ma nemmeno degli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia come è robusta e convinta abitudine a queste latitudini. Veniamo al nocciolo della questione: gli arredi ex profumeria Ristori non sono più dove sono stati per un secolo o giù di lì. Se li sono portati via gli ultimi affittuari, ossia Podere Michele di Massimo Micheli, Le Bontà di Marco Toschi e Planet Cafè di Gennaro Amore. Attenzione, però, li hanno asportati, ma potevano farlo quindi, almeno dal punto di vista legale, nessuno può accusarli di qualcosa. Se, poi, sia stato giusto o meno se, cioè, sia stato un gesto opportuno dal punto di vista storico-culturale, questo è un altro discorso. La proprietaria del fondo, avvocatessa Di Puccio, non può vantare alcunché sotto questo profilo ed ecco per quale ragione non ha mosso alcuna obiezione. In sostanza, gli arredi della ex profumeria Ristori seguono non la proprietà, ma il ramo d'azienda. Fatta questa premessa, a noi e a tutti coloro che amano Lucca pare ovvio che gli arredi stanno bene dove sono sempre stati, ossia in via Fillungo 83.

E fosse anche l'ultima cosa che questo scribacchino di provincia farà, non avrà pace fino a quando non sarà riuscito a far tornare la situazione esattamente come è sempre stata. Per fare questo, ovviamente, servono alcuni ingredienti a cominciare da una soprintendente, la dottoressa Angela Acordon, disposta a battersi per la stessa ragione e su questo, conoscendo il suo amore per Lucca nonostante sia da queste parti da poco più di un anno e mezzo, non abbiamo dubbi. Ma c'è anche bisogno dell'aiuto degli amici Marco Toschi, Gennaro Amore e Massimo Angeli, assistiti dall'avvocato Della Nina e intenzionati a non passare per quello che non sono: sono i primi, in realtà, a tenere al rispetto della storia cittadina e alla conservazione degli arredi. Quindi, vogliamo immaginare che non avranno resistenze nel fare in modo che, alla fine di tutta questa storia, ci sia un solo vincitore: la città di Lucca e i suoi abitanti oltre alla nostra identità storica.

Quanto alla proprietaria del fondo, l'avvocato Sabrina Di Puccio, vogliamo augurarci che sarà ben lieta di rivedere - non riavere beninteso ché non sono mai stati di sua proprietà a quanto pare - gli arredi che hanno fatto del suo locale uno dei pezzi pregiati della via più famosa dell'intera città.

In tutta questa vicenda brilla l'assenza del, per parafrasare Italo Calvino, del (cavaliere) sindaco inesistente e la cosa ci sorprende alquanto. Alessandro Tambellini è persona di cultura innamorato della sua città, come può tralasciare una vicenda del genere senza nemmeno aprire bocca o diffondere un comunicato di appoggio per il ripristino di una situazione come quella che c'era fino a una settimana fa? 

Qualcuno potrebbe anche dire - e ha detto - che non è la prima volta che accadono cose di questo genere, ma di questo andazzo distruggeremo la città senza conservare alcunché e se anche alle nuove generazioni, tutte impegnate sui social e dietro ai dettami del Pensiero Unico Dominante, confini e identità non hanno importanza, noi abbiamo la responsabilità di assumerci il compito di trasmettere loro quello che, a nostra volta, ci hanno trasmesso. 

 


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