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I due coglioni

mercoledì, 24 giugno 2020, 19:17

di aldo grandi

L'ultima volta che il sottoscritto ha usato e pubblicato questa parola, si è beccato un doppio sequestro preventivo e la chiusura di una intera sezione del giornale poiché qualcuno, pappa e ciccia, evidentemente, con la procura, non aveva compreso che quel termine era, al contrario, una evidente provocazione e una forte forma di comprensione verso il lavoro delle forze di polizia. Ma tant'è. Noi e i nostri lettori lo sanno bene, abbiamo una memoria elefantiaca, magari perdoniamo anche, ma mai dimentichiamo. E, prima o poi, colpiamo di rimessa. Tornando ai coglioni di turno, questa volta è stato il direttore del quotidiano on line Lucca in diretta a utilizzarlo riferendosi a se stesso e a chi scrive. E per coglioni, visto che eravamo impegnati in una conversazione telefonica, intendeva quei soggetti che, invece di pensare al guadagno, scelgono la passione per quello che fanno e si ritrovano, sovente, con le pezze al culo. Non è, fortunatamente, ancora, il caso nostro, ma è indubbio che le scelte portate avanti nel corso degli anni sotto il profilo professionale, hanno avuto delle conseguenze di carattere economico. Nessuno, tuttavia, ci ha ordinato di abbandonare una strada e intraprenderne un'altra, quindi, va bene così.

Tutti, è vero, ci dicono che facciamo quel che vogliamo, che la libertà non ha prezzo, ma il fatto è che, al contrario, un prezzo ce l'ha eccome, quando si va al supermercato, infatti, al momento di pagare non si può avanzare la causale della libertà per pagare di meno o non pagare affatto. Quindi, bisogna essere consapevoli che a volte, quando si sceglie, si rinuncia sempre a qualcosa.

A Lucca il panorama dell'informazione ha subìto, negli ultimi anni, una mutazione epocale. I quotidiani storici e cartacei che hanno fatto sempre il bello e il cattivo tempo grazie anche ad una professionalità indubbia e a una forza economica imponente, sono alle basse. Il Tirreno è sceso sotto le 30 mila copie mentre La Nazione supererebbe, a malapena, le 50 mila. Se si pensa che quando arrivammo noi in questa valle di lacrime, nel 1989, il primo vendeva quasi 120 mila copie e la seconda oltre 220 mila si fa presto a comprendere che cosa è avvenuto. E anche l'on line dei due giornali, a dire la verità, non riesce anche perché non può tenere, comprensibilmente, il passo degli on line per eccellenza.

Una volta, quando eravamo più giovani, i lettori aspettavano la mattina per acquistare il quotidiano e conoscere ciò che era avvenuto nelle 24 ore precedenti. Oggi accade, addirittura, che noi dei quotidiani on line non soltanto si anticipi e di parecchio, l'uscita sui cartacei, ma che, addirittura, si pubblichino notizie con un giorno di ritardo di cui pochi si accorgono perché il cartaceo, ormai, non lo compra più nessuno o quasi. 

Coglioni, quindi, sì, ma fino ad un certo punto. La redazione di piazza del Giglio dove chi scrive ha trascorso - e bene - 20 anni della propria esistenza, un tempo brulicava di vita e di vivacità. Erano, le redazioni, dei centri di attrazione gravitazionale permanenti dove arrivavano giovani che volevano mettersi alla prova e dove ogni giorno era una processione. Oggi, non è più così. Basta varcare la soglia dell'ingresso per accorgersene. Il nuovo che avanza è molto meno del vecchio che resta. 

Ad essere sinceri e nonostante le tasse che ci spezzano le reni, essere liberi ha i suoi vantaggi. Si decide per sé, i meriti sono nostri e le colpe pure. In questi dieci anni abbiamo allevato parecchi polli, ma nessuno di allevamento, anzi, tutti cresciuti allo stato libero, sull'erba, mangiando sano e respirando aria di libertà. Basterebbe citare una decina e anche più dei nomi di ex collaboratori delle Gazzette che con noi sono nati e che adesso lavorano altrove grazie all'esperienza maturata a queste latitudini.

Lucca è, nonostante le sue dimensioni, una città molto ricca sotto il profilo pubblicistico. Lucca in diretta e la Gazzetta di Lucca sono, senza dubbio, due ottimi prodotti e non lo diciamo noi, lo dicono i risultati. Sono molto diversi, nel primo il direttore Enrico Pace, porta una visione del mestiere molto anglosassone dove i fatti sono disgiunti dalle opinioni, ma anche dove le opinioni restano al di là. La Gazzetta, al contrario, pur facendo cronaca perché chi la dirige è stato cronista di nera per 20 anni, crede in una impronta personale del direttore e, soprattutto, punta sulla imprevedibilità dei suoi contenuti oltre che, indubbiamente, su una precisa volontà dissacrante e contestatrice.

L'autore di queste righe ha lavorato insieme ad Enrico Pace, ne ha apprezzata la capacità organizzatrice, la enorme mole di lavoro svolta, il suo culo di pietra che lo spinge stare sulla sedia davanti al monitor anche h24 per pura e semplice passione. Ai tempi in cui lavoravamo insieme al Corriere di Lucca, fu proprio Pace a volerci con sé e sapeva come spremerci e ottenere il massimo: ci dava, cioè, massima libertà, un po' come un numero 10 che in campo è libero di muoversi come vuole. 

Il tempo e le cose ci hanno, poi, divisi e ci siamo ritrovati al timone di due avventure editoriali certamente non proprio remunerative, ma sicuramente gratificanti per molti aspetti. Ogni tanto ci siamo anche scontrati, ma è inevitabile. Diciamo che entrambi non abbiamo mamme in paradiso e nemmeno papà o, almeno, così pensiamo. Di sicuro se potessimo disporre anche soltanto di un ventesimo di ciò di cui può disporre la redazione di un giornale cartaceo, potremmo spaccare il culo ai passeri. Ma ci accontentiamo. La tecnologia, se continuerà, finirà per decidere chi vivrà e chi, al contrario, dovrà morire. Un po' come l'apologia di Socrate, ma noi ci auguriamo che anche i futuri mezzi di informazione, non perdano quella professionalità che, è bene dirlo, abbiamo ereditato e trasmesso solo grazie alle nostre rispettive esperienze cartacee. 

Coglioni, quindi, ma coglioni, per quanto ci riguarda, consapevoli. E contenti.


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