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Ce n'è anche per Cecco a cena

Il calcio pardon lo sport è finito, andiamo in pace

domenica, 18 ottobre 2020, 15:36

di aldo grandi

E' una farsa. E' una barzelletta. Ormai è andato tutto a puttane. La partita della Lucchese è stata rinviata, per carità, non stiamo qui a strapparci i capelli ché, anzi, evitiamo di andare al Porta Elisa dopo mesi che non ci recavamo ad assistere a una partita, ma andare avanti così non è possibile. Infettivologi, medici, biologi, virologi, la Scienza insomma, detta le regole del gioco ed è, ormai, chiaro a tutti che a questo gioco non parteciperà più nessuno se non, appunto, quelli che, a fine mese, statali in primis, avranno lo stipendio garantito. Noi poveri mortali o ci ribelleremo o saremo prossimi all'estinzione. Tornando al calcio, è allucinante quello che sta succedendo. Tanto vale chiudere baracca e burattini e sospendere i campionati di ogni ordine e grado. Tanto del calcio senza spettatori fotte niente a nessuno ed è anche giusto. Uno sport, lo sport in generale, senza il pubblico non ha senso ed è come fare l'amore con una bambola di gomma invece che con una donna in carne e ossa. Mancano l'emozione, il pathos, la concretezza, lo scambio dei sensi, ma, in particolare, mancano l'amore e la passione ingredienti fondamentali per tutte le cose di questo pianeta. Bravi a conte e ai suoi servi i quali stanno distruggendo quello che, una volta, era un bel paese e che, grazie alla loro inettitudine, sta morendo lentamente. Certo, resisteranno i parassiti del Sistema Unico Dominante, ma per poco. Anche per loro suonerà la campana.

Noi saremmo dovuti tornare a seguire la Lucchese di Deoma, Monaco, Russo e Santoro. Tutti amici o, comunque, persone che conosciamo da tempo e che sono riuscite a tirare su una situazione che era alla frutta. Bravi, indubbiamente, ma ecco che questo Covid sta ammazzando pure loro. Noi, saremo brutali, non ne soffriamo più di tanto e non certo per i nostri amici di cui sopra ai quali auguriamo il megio. Non ne soffriamo perché abbiamo già sofferto abbastanza in passato, con tre fallimenti uno dietro l'altro, entusiasmi lacerati, sogni e innocenze perdute. Abbiamo visto fior di persone oneste essere prese a male parole e a calci nel culo dopo aver gettato decine di migliaia di euro e anche di più nei colori rossoneri. Messi al bando, umiliati, sbeffeggiati dagli stessi tifosi che, all'inizio, li esaltavano e li incensavano. Certo, qualcuno non ha scusanti e non gliele diamo, ma tanti altri, dai Giuliani ai Gonzadi ai Campani, dai Fouzi Hadj ai Bacci, dai Giusti agli altri di cui non ci sovviene il nome, i soldi ce li hanno messi e persi davvero. Due nostri amici, Marco Gonzadi e Gianluca Campani, per di più, hanno partecipato a più imprese, gioito e seguito la squadra ovunque, speso al posto di chi avrebbe dovuto spendere, ma, alla fine, se ne sono dimenticati tutti. Hadj era un faccendiere senza, probabilmente, scrupoli, ma se avesse avuto i soldi che non gli arrivavano, ce li avrebbe messi nella Lucchese fino all'ultimo tanto era convinto di potercela fare. Erano soldi riciclati? Erano, comunque, soldi e chi li ha ricevuti non poteva saperlo.

E Giuliano Giuliani? Ve lo ricordate? Il tempo passa, la memoria pure, ma noi non conosciamo altro che la storia e la memoria. Giuliano è stato un grande presidente, una persona perbene, un uomo onesto e serio che ha dato alla Lucchese molto di più di quanto ha ricevuto. Eppure, alla fine, è stato spazzato via come un lebbroso, dimenticato senza che nessuno ricordi quello che fece e quello che spese. E il Bacci che, sicuramente, non era un  santo e che di errori ne ha commessi diversi, non ha forse anche lui speso? E la gioia di Correggio ce la vogliamo dimenticare? E i soci lucchesi che hanno concorso a salvare e riportare in alto la Lucchese dove li mandiamo? Nel dimenticatoio? Due parole per Silvio Giusti, un amico vero,  che avrà anche sbagliato, ma che nella Lucchese ci ha messo e rimesso parecchio. E non lo ha fatto certo per sport.

Ecco perché noi non siamo più capaci di innamorarci del calcio. Perché, spesso, è ingiusto e se è anche vero che chi non ha soldi non deve avere voglie, è altrettanto vero che chi, quei soldi, tanti o pochi non importa, se li ha messi nel giocattolo è giusto riconoscerglielo. Invece i tifosi sono, nella maggior parte dei casi, ingrati. Noi amiamo lo sport in generale e pur non capendo granché di tattica, abbiamo sempre pensato che una squadra è un coacervo di motivazioni senza le quali non si va da nessuna parte.

Ecco, adesso a noi quelle motivazioni mancano e non perché non abbiamo una squadra, ma perché ci hanno tolto ogni voglia di giocare e questa classe dominante-digerente buona sola a mangiare a iosa e a sbafo, ha soltanto compiuto l'opera finale. Il calcio e lo sport sono morti. Se dobbiamo ripartire dovremo, prima, dare il colpo di grazia a chi non può permettersi ciò che, invece, vorrebbe avere. Abbiamo vissuto e hanno vissuto tutti al di sopra delle proprie possibilità. Ecco perché, Covid a parte, siamo ridotti in questo stato.

L'amico Luca Tronchetti si augura che arrivi la Merkel a governare l'Italia. Noi pensiamo che basterebbe adottare il vecchio, sano buonsenso italico, ma, purtroppo, esso appare, al momento introvabile. In Francia tagliano la testa ad un professore, da noi pensiamo al Coronavirus e non battiamo ciglio. 

 


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