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Ce n'è anche per Cecco a cena

Se questo è un Natale...

venerdì, 25 dicembre 2020, 11:26

di aldo grandi

Chi scrive pensa che dovrebbe, ormai, essere chiaro a tutti che qualcosa, in questa faccenda del virus, non quadra. Esploso in Cina, pare adesso che la Cina sia il Paese, l'unico o quasi, indenne mentre l'Occidente - solo l'Occidente o quasi - sarebbe flagellato. L'unica certezza che abbiamo sotto gli occhi è la devastazione psicologica, sociale, economica che stiamo vivendo senza battere ciglio, adeguandoci a tutto, sopportando ogni tipo di vessazione e limitazione della libertà, diffidando gli uni degli altri, esasperando le forme di egoismo più sfrenato nella convinzione che i nostro tutori o governanti che dir si voglia, siano sinceramente preoccupati per la nostra salute e il nostro futuro. Ci hanno concesso la classica ora di aria e, poi, di nuovo tutti chiusi in casa nella convinzione o nella speranza che il virus si prenda una pausa anche lui per le feste e se ne vada per un po' a fare danni da qualche altra parte. In realtà è un anno, ormai, che la situazione non trova sbocchi e dove l'unica soluzione in grado di limitare i contagi è quella - ma così sono bravi tutti, anche il porco - di chiudere tutti tra quattro mura. Proliferano i servizi psicologici gratuiti (sic) e, soprattutto, quelli a pagamento con psichiatri, psicologi e psicoterapeuti che non hanno più uno spazio libero per fissare un appuntamento.

Ci domandiamo come sia possibile che la gente continui a bere tutto quello che le viene propinato quotidianamente dalle televisioni e dai giornali, nazionali e non, che invece di contribuire a far pensare e ragionare le persone, le inondano di messaggi inutili e notizie per cervelli all'ammasso. Stanno distruggendo una intera generazione di giovani che non può più fare sport, né socializzare, né uscire di casa, né andare a scuola e si è ridotta a trascorrere la propria squallida e asettica esistenza di fronte ad uno schermo o ad un telefono cellulare. Con le autorità di questo sfasciato stivale che provano in tutti i modi a colpevolizzarli invitandoli a comprendere che dalla loro clausura dipende la vita di milioni di anziani e non soltanto.

Ci vengono a raccontare di tutto e anche di più. Siamo diventati un gregge di pecore con un cane che ci tiene a bada e indirizza. Altro che capre. Quelle, al confronto, sono animali superintelligenti e autonomi. Aveva ragione George Orwell, inculca la paura della morte e del dolore negli esseri umani e avrai il loro dominio. Eppure, a quanto pare, nemmeno il vaccino sembrerebbe in grado di fornirci una patente di virtù sanitaria e di guarigione o immunità. Anzi. Ci dicono che la vita non tornerà mai più come prima mentre, al contrario, sia pure con qualche cambiamento, essa dovrà tornare com'era. Altrimenti questa pandemia diventerà lo spartiacque tra una società umana e un'altra che di umano non conserverà alcunché.

Se avete notato, sembra si divertano a terrorizzare le persone. Ci mancavano anche le varianti inglesi del vaccino. E' una sorta di emergenza permanente dalla quale, a nostro avviso, non usciremo più. E più significa mai. Ecco perché crediamo che gli individui che vogliono vivere e, in particolare, sopravvivere, dovranno adottare, nel tempo, forme di resistenza e di resilienza in grado di non far perdere la memoria di ciò che eravamo e siamo stati. Qui non si tratta di essere complottisti o negazionisti, si tratta di scegliere se vivere o morire dove la morte può essere viva e la vita può essere morta senza che ci si renda conto della loro tragicità.

Che sia in atto un drammatico tentativo di rimodellare la società è chiaro. Incredibile, invece, il numero di persone che vivono nella più totale ignoranza e superficialità, come se la cosa non interessasse loro. Del resto, quando si riesce a distruggere la memoria storica e la coscienza di sé attraverso la diffusione dell'ignoranza a piene mani, non ci si può meravigliare.

Ecco perché noi non auguriamo buon Natale, perché questo Natale è come l'uomo di Primo Levi, ossia un non uomo così come questo è un non Natale. E non tanto perché non si sia speso fino all'ultimo centesimo nella vigilia, né perché ognuno deve restare, in fondo, a casa propria. No, nessun buon Natale perché questo è soltanto l'inizio di un processo inarrestabile al quale nessuno, purtroppo, potrà porre fine. Ormai la paura si è impossessata degli animi e delle menti e la diffidenza diventerà il minimo comune denominatore per cui distanziamento sociale e rapporti umani sono destinati a non finire il primo e a terminare i secondi.

Prendete un solo esempio: lo sport. E' la fine. Salvo gli agonisti a livello professionistico o professionale, tutti gli altri sono impediti e non potranno tornare a muoversi in gruppo. Quanto all'economia, possibile che i ristoratori e i baristi, coloro i quali sono una nostra eccellenza nel mondo, non abbiano ancora capito che saranno le vittime sacrificali destinate a scomparire progressivamente? No, pensano, ripetiamo, che i governanti siano dalla loro parte, che si preoccupino per la loro salute. Falso. Stanno seminando morte e disperazione, sofferenza e annichilimento, suicidi e incertezze. 

Concludiamo, inoltre, dicendo che mentre si chiedono agli italiani sacrifici senza senso e senza fine, i nostri politicanti da strapazzo non si sono ridotti nemmeno di un po' lo stipendio e nemmeno coloro i quali hanno stupendi fissi e garantiti hanno pensato di rinunciare a qualcosa per aiutare chi, al contrario, questi privilegi non li ha.

Sarà, purtroppo, un 2021 tutto da digerire perché coloro che dovrebbero rassicurarci, già gridano e si battono il petto annunciando sciagure e sventure di ogni genere. Fino a quando saremo disposti a pagare qualunque prezzo per una vita che non è più vita?


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